CONFESSIONE DI UN NERD APOLIDE

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Abbiamo un problema, anzi, ho un problema. Un problema che affonda le radici in quel caleidoscopio di meraviglia e di promesse mancate che sono gli anni ’80, un problema che ha viaggiato nel tempo e che adesso bussa alla mia porta con sempre più insistenza. Di cosa parlo? Di una sorta di camera di stasi, un grande tasto ‘pausa’ premuto da un dito gigante, un tasto che ha messo in stand-by il mio immaginario (se fossi un pelo più egocentrico direi “l’immaginario di un’intera generazione” ma mi limito a parlare per me). Perché?

Ci riflettevo in questi giorni dopo aver visto la prima puntata di Mrs. Marvel, nuova serie Disney sull’MCU, serie che inizia in modo molto brillante e con trovate originali. Poi ho continuato a rifletterci vedendo il trailer di Prey – il nuovo Predator con ambientazione amazzonica e le mi riflessioni sono diventate qualcosa di più quando sono inciampato nel trailer di Vesper, film di fantascienza che dovrebbe uscire nel 2022. E allora mi è entrata nel cranio un’epifania (“deve fare un gran male” – cit.) che sintetizzo in poche parole: le nuove generazioni, i più giovani, stanno godendo di prodotti di buona qualità o che promettono una buona qualità. Mr. Marvel ne è un esempio lampante: una teen-ager con la fissa dei supereroi (è una nerd post-litteram, nel senso che nel suo mondo gli Avengers esistono DAVVERO) che però affronta tutti i problemi dei teen-ager. Era così anche per America dell’ultimo Dottor Strange. E se due indizi fanno una prova, qua di prove ne abbiamo a decine.

Perché è così anche per i pupilli di Stranger Things, è stato così per la protagonista di Hawkeye, è stato così per i giovani studenti in fuga dagli zombie di Non siamo più vivi, sarà così per la giovane guerriera amazzonica di Prey e per la giovane protagonista di Vesper. E mi fermo, ma potrei andare avanti. Insomma, se avessi dai 14 ai 20 anni avrei a disposizione un bacino davvero importante di produzioni che sono ritagliate sulla mia vita, sui miei problemi, sulle mie aspirazioni. E sospetto che in ambito letterario ci potrebbero essere universi sovrapponibili a questi. Ma da ultraquarantenne? Vado di iperbole, ma nemmeno tanto.

Da ultraquarantenne, in sostanza, mi sento preso in giro. Guardo queste produzioni e mi ubriaco di anni ’80, di strizzate d’occhio al me stesso del passato. Mi esalto se mostrano il coin-op della mia infanzia, mi sfumo nella caligine dei ricordi se penso ai tempo delle convention, sento un brivido incrociando lo sguardo del Predator. A livello di contenuto – quantomeno in ambito cine-televisivo- l’impressione è che tutto sia congelato. Anzi, peggio. L’impressione è quella di trovarsi a bordo di una Delorean posseduta (come nel Brivido di King) che continua a riportarci sempre verso quei meravigliosi, pervasivi, fluorescenti ma PASSATI anni ’80. E quindi ecco che divento esteta della forma, ecco che una storia trita e ritrita, vista e rivista come quella di Dune è l’evento del decennio perché “l’occhio della madre, il montaggio analoggico“, i colori, la musica, la profondità. E potrei pure essere d’accordo (potrei), ma il fatto che qualcosa non sia stato fatto come meritava fino a oggi, esenta automaticamente dal provare a raccontare storie nuove? Io, ultra-quarantenne, non merito qualcosa che affondi le radici nella mia essenza nerd ma che mi accompagni verso il futuro anziché avvolgermi su me stesso in una sorta di Tesseratto multidimensionale che però apre stanze solo sul passato? E no, non cito a casa il pluri-massacrato Interstellar che ha il merito di essere – beato lui – originale. No, pare di no. Pare che il mio destino sia nei giorni di un futuro passato. Un Senza-Patria (vedete? Non posso fare a meno di citare gli anni ’80, a questo siamo arrivati), un nerd in cerca di autori.

Qualche giorno fa, mentre provavo a raccontare cosa vuol dire oggi essere nerd, il mio amico Manuel ha rilevato che noi nerd della prima ora rischiamo di chiuderci a riccio santificando le nicchie anni ’80 che ci hanno formato e finendo con il parlare sempre e solo di quelle. Ha ragione. Succede e succederà sempre più spesso. Ma guardandomi intorno, ho alternative a questo essere apolidi culturali? Al netto della condivisione, della ricerca del bello, dell’amore per le storie in tutte le loro forme.

Concludo facendo un passo di lato, anzi avanti. Io, adolescente che gode Stranger Things, che gode Mrs. Marvel e tutto quello che ci siamo già detti, che prospettive ho? Affascinato da buone storie il cui immaginario però è ben ancorato tra le fessure asfittiche di quell’enorme tasto ‘play’, poi cosa trovo intorno a me? Sono destinato alla classica cerca, al viaggio dell’Eroe da manuale? L’unica alternativa a questi archetipi è una forma che finisce col divorare la sostanza perché la sostanza conta sempre meno?

A tutte queste domande ecco la mia risposta: non lo so.

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