Il cerchio magico di Hitler

Tempo di lettura: 2 minuti

Per una volta esco dal confortevole recinto del cinema di genere e delle serie TV per parlare di un prodotto molto interessante: la serie-documentario “Il cerchio magico di Hitler“. Al momento la trovate disponibile su History Channel oppure su Netflix con il nome “Hitler’s Circle of Evil” (qualche episodio è anche in chiaro su YouTube). Si tratta di dieci episodi della durata di cinquantadue minuti ciascuno e premetto che secondo me è un prodotto che andrebbe inserito a pieno titolo nel programma scolastico italiano.
Di cosa parla?
Dell’ascesa al potere di Adolf Hitler a partire dal 1919 fino all’epilogo del regime nazista, tra le pareti del bunker di Berlino.
Perché lo consiglio?
Perché fornisce un quadro lucido, completo ed equidistante su come possano nascere istinti nazionalisti capaci di spazzare via la democrazia di un paese. Perché credo che per comprendere il presente sia necessario capire come il Vecchio Continente abbia potuto generare il nazismo e tutti gli orrori di cui un intero popolo si è macchiato. Perché il Ministero della Propaganda di Joseph Goebbels è stato uno strumento così efficace da anestetizzare prima e confondere poi la coscienza di un’intera nazione.
Ci sono molte sfaccettature del nostro presente in questo documentario, riflessi o suggestioni che dal passato trovano una cassa di risonanza anche oggi, qui e altrove. Ci sono tutti i segnali a cui prestare attenzione se non si vogliono più commettere (o lasciar commettere ad altri) gli errori del passato. E soprattutto c’è la chiara, trasparente e impietosa metafora del potere. Un potere che travalica la logica, il bene, il male, la razionalità.
Un potere talmente puro nella sua forza esecrabile da aver completamente asservito gli uomini che circondavano Adolf Hitler, da averli accecati, anche quando la sconfitta era ormai certa, tanto da spingerli a lottare tra loro anche alla fine di tutto.
Guardatelo con attenzione. Non si risparmia nulla, espone i fatti storici con una chiarezza impressionante e nonostante siano passati tanti anni fa rabbrividire per la modernità della macchina infernale messa in piedi da Adolf Hitler. Fa rabbrividire quanto sia riuscito a fare Joseph Goebbels con i limitati strumenti di cui disponeva e fanno rabbrividire le inevitabile somiglianze che troverete guardando fuori dalla finestra.

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Ghostland – di Pascal Laugier

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Adoro Pascal Laugier, anche se non ci andrei nemmeno a bere un caffè tanto mi preoccupa il funzionamento della sua mente. Lo adoro a tal punto da aver messo il suo Martyrs in cima alla mia classifica dei 20 film horror. L’ho adorato anche nel meno convincente The Tall Man (2012) perciò aspettavo con una certa trepidazione Ghostland (in Italia, La Casa delle Bambole). Laugier non mi ha deluso, anzi.

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Il fallimento del futuro?

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Quando il futuro ha smesso di essere un faccenda di cui occuparci? Quando è diventato esclusivo demanio di multinazionali e governi? Mi guardo intorno e dal mio limitato osservatorio vedo che da una parte si ragiona di connettività, infrastrutture, intelligenze artificiali, gestione dei dati, ripristino e trasformazione in un grande corridoio informatico della vecchia Via della Seta (per fare un esempio). Dall’altra si è concentrati su un presente abbastanza misero (dal punto di vista concettuale), fatto di sussistenze, di paure, di contrazioni sociali, di ritorno ad alchemiche ricette ottocentesche, di esclusioni e di frammentazione del tessuto connettivo che dovrebbe tenere insieme tutto. Uno Jedi direbbe che abbiamo smesso di essere in comunione con la Forza.

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