La penna, la spada, il verbo

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Come accennavo, nell’intento questo sito è una diretta vetrina sulle mie velleità artistiche ma, qualche volta, può succedere che lo usi per condividere, o per rendere più reali mettendole nero su bianco (o pixel su pixel), alcune riflessioni.
Mi sono chiesto tante volte perché, nel momento in cui qualcuno si scopre appassionato nella pratica della creazione, la scelta ricada sulla scrittura, piuttosto che sulla pittura o piuttosto che su qualcuna delle altre nobilissime arti.
Nel mio piccolo mi sono convinto che sotto molti certi punti di vista la scrittura è una delle più democratiche, se non la più democratica in assoluto, forma d’arte.
Per farla breve, scrivendo racconto qualcosa a qualcuno, in modo intimo, a scelta sua di tempi e luoghi e modi. Poi, sempre ammesso che questo qualcuno esista e mi legga, diventa solo sua la responsabilità di decidere cosa fare di ciò che ha letto.

Questa riflessione è stata catalizzata da ‘Vieni via con me‘. Senza voler entrare nel merito dei contenuti, sono stato letteralmente abbagliato dalla struttura, o format se preferiamo, della trasmissione. La libera e fluida espressione di un concetto, seppure sotto forma di elenco, seppure sotto forma di racconto.
Qui lo dico, e lo riaffermo con forza, il contraddittorio non mi va proprio giù. Il confronto tra due opinioni, in tempo reale, ha a mio modo di vedere ben poco valore. Ma senza contraddittorio non si tutela la pluralità e la coerenza dell’informazione, potrebbe essere l’obiezione.
La realtà dei fatti è che con il contraddittorio, per come è diventato e per come difficilmente mai cambierà, non tutela nulla. Solo ci solleva dalla responsabilità di ascoltare e di decidere noi se quello che abbiamo sentito ha senso, vale la pena di essere ascoltato, o se addirittura può divenire parte del nostro modo di vedere le cose. Sposta la riflessione costruttiva dal nostro orecchio alla bocca di qualcuno che, nella migliore delle ipotesi, non può dire quello che pensa ma deve confutare quello che ha detto qualcun altro.
Credo che negare i principi altrui, sul lungo periodo, faccia sì che i nostri principi spariscano in un mare di ‘non’ e di ‘ma’.
Per questo la solitudine della storia scritta è la cosa che assomiglia di più a un pensiero nato senza ‘non’ e senza ‘ma’.

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