‘L’ultimo abbraccio’ e l’apocalisse lunga un anno.

Tempo di lettura: 1

Il primo passo dell’uomo verso la conoscenza è stato acquisire consapevolezza di sé e del pianeta in cui vive. Il passo successivo, e assolutamente logico (o illogico, se non siete antropocentristi), è stato immaginare una possibile fine per il mondo: l’Apocalisse, l’Armageddon, il Ragnarok.
Che fosse a sfondo religioso o fantascientifico, che fosse conseguenza di un’ineluttabile minaccia venuta dallo spazio piuttosto che da un incubo biologico sfuggito all’uomo, l’esito era uno e uno solo: la fine della razza umana. La fine di tutta la sua storia e di tutta la sua arte. Ma anche la scomparsa della sua ingombrante crudeltà e del suo egoismo.
“365 racconti sulla fine del mondo” raccoglie questo atavico e oscuro desiderio dell’uomo e lo potenzia riunendo trecentosessantacinque apocalissi, ciascuna condensata in 2000 battute. Un cataclisma per giorno al termine del quale non resterà nulla del nostro amato pianeta, almeno per come lo conosciamo noi.
Dietro questa interessantissima iniziativa c’è lo scrittore (ma non solo, visto il suo grandissimo impegno e la sua professionalità in tutti i campi della letteratura) Franco Forte e il marchio Delos Books. E ci sono, insieme a me con il racconto “L’ultimo abbraccio” (nel giorno 18 novembre, in cui la Terra dovrà fronteggiare un destino tanto imprevedibile quanto ineluttabile), altri autori dai più disparati curriculm. Amici, colleghi e profeti di un’apocalisse imperdibile.

“365 racconti sulla fine del mondo”, a cura di Franco Forte, collana Atlandide n. 9, Delos Books, 14,90 euro. Ordinabile (scontato) qui.

Guardai due book-trailer:


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Hill House, il passato e l’inferno

Tempo di lettura: 3 minuti

Mi sono avvicinato alla serie Netflix di Hill House con un certo timore, lo stesso timore che chiunque abbia letto il libro ha provato al pensiero di vedere il complesso capolavoro di Shirley Jackson deformato (e forzato) in una serie televisiva con tempi e ritmi diversi di quelli di una solidissima narrazione. Fortunatamente Mike Flanagan, regista che apprezzo molto (suoi sono, tra gli altri, Oculus e Somnia), ha deciso di percorrere una strada diversa. Hill House, una casa che definire infestata è decisamente riduttivo, è ‘solo’ ambiente e suggestione. Nessun personaggio (a parte qualche doveroso omaggio), nessuna situazione riadattata, di fatto una storia nuova che sceglie come ambientazione la tremenda casa fatta di corridoi, angoli scuri e presenze sinistre.

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Rapporto di fine anno – 2018

Tempo di lettura: 3 minuti

Il primo post di questo sito è datato 30 Novembre 2010 perciò sono passati otto anni dalla sua messa on-line, otto anni nei quali, come si dice, ne é passata di acqua sotto i ponti. Quest’anno per la prima volta però voglio prendermi il lusso di riepilogare con un post tutte quelle che sono state le mie attività letterarie, o para letterarie, dell’anno appena trascorso.
Perché?
Perché chi come me si occupa di letteratura con serietà e professionalità, ma nel risicato monte ore del dopo lavoro (quello che fa pagare le bollette, per intenderci), sa cosa si prova nel sentirsi sempre in ritardo. Sa come può essere logorante quel vago (ma persistente) senso di colpa del “non fare mai abbastanza”, di essere un passo indietro rispetto a non si sa bene cosa. Una spiacevole sensazione che spinge verso una sorta di bulimia creativa per la quale si scrive, si finisce un progetto, ma non si ha mai il tempo (o la forza) di goderne appieno perché “c’è sempre qualcosa di nuovo da fare”.
Insomma, un po’ per ringraziare chi mi segue, chi mi legge, chi mi ascolta, un po’ per tirare una linea oltre le quale osservare con quieta soddisfazione cosa si è fatto, ecco qui il mio rapporto di fine anno: tutto quello che ho pubblicato (e dove) nel corso dei dodici mesi appena trascorsi. Si vi siete persi qualcosa, se volete condividerlo o commentarlo qui o altrove, sapete di essere i bene accetti. Sempre e comunque!

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