Veleno – di Pablo Trincia e Alessia Rafanelli

Tempo di lettura: 2 minuti

So di non essere l’unico a provare un oscuro interesse per le storie di cronaca, per tutte quelle vicende che affondano le radici nelle zone più tormentate dell’animo umano. E’ una passione antica la mia, una passione che che ha un numero impressionante di adepti: basta dare uno sguardo ai trending topic, a tutte le ore del giorno e della notte, quando sui canali del digitale terrestre passano trasmissioni ‘real crime’ come Un Giorno in Pretura, Chi l’ha visto, Quarto Grado e chi più ne ha più ne metta.
Per questo quando sono incappato in Veleno (su suggerimento di un amico) non ho potuto staccarmi dal podcast prima di aver ascoltato l’intera serie (sette puntate, quattro ore e poco più). Di cosa si tratta? Di un’inchiesta radiofonica, come una romanzo a puntante, basata però su fatti veri. Il format si ispira a Serial, un prodotto americano per il podcast che ha debuttato raccontando un fatto di cronaca realmente accaduto, trasformandolo in un romanzo radiofonico che però è, a tutti gli effetti, un’inchiesta giornalistica vera e propria.
Pablo Trincia e Alessia Rafanelli, con Veleno, hanno fatto la stessa. E lo hanno fatto scegliendo una storia che mi tocca particolarmente da vicino perché è avvenuta proprio dietro l’angolo di casa mia. Una storia di cui non sapevo o ricordavo nulla, come molti di quelli che abitano da queste parti.
A fine anni ’90 sedici bambini furono allontanati dalle famiglie naturali tra i comuni di Massa Finalese e Mirandola, in provincia di Modena. Furono allontanati per sospetti di abusi e mano a mano che le indagini procedevano verità sempre più terribili e inquietanti prendevano consistenza. Come incubi che resistono alla luce dell’alba, che non vogliono andarsene.
Ma come dice Pablo Trincia nell’apertura di Veleno, le storie sono come le vecchie audiocassette: hanno una lato A e un lato B, e spesso sui due lati ci sono verità differenti.
Non vi dico altro: ascoltate Veleno.
E ritroviamoci qui (o dove volete, sapete come trovarmi) per riparlarne.

UPDATE 12/11/2018:
Questa mattina Pablo Trincia e Alessia Rafanelli hanno pubblicato un nuovo episodio di Veleno. Un episodio che nasce dalle storie Sonia e Marta, due della bambine tolte alle famiglie vent’anni fa. Sono due storie molto diverse tra loro. Raccontano la verità? Di certo raccontano DUE delle verità che meritano di essere ascoltate, sono due altri riflessi di questa vicenda oscura dalla quale, in un modo o nell’altro, dobbiamo tutti imparare qualcosa. Come già ho fatto in passato il consiglio è sempre lo stesso: ascoltate, e parliamone qui. E se non conoscete Veleno, questo è un ottimo motivo per infilarvi le cuffie e sprofondare in un incubo anche troppo reale.

Qui il link al podcast online:
Veleno, di Pablo Trincia e Alessia Rafanelli

 

Veleno, il primo episodio.

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Ghostland – di Pascal Laugier

Tempo di lettura: 3 minuti

Adoro Pascal Laugier, anche se non ci andrei nemmeno a bere un caffè tanto mi preoccupa il funzionamento della sua mente. Lo adoro a tal punto da aver messo il suo Martyrs in cima alla mia classifica dei 20 film horror. L’ho adorato anche nel meno convincente The Tall Man (2012) perciò aspettavo con una certa trepidazione Ghostland (in Italia, La Casa delle Bambole). Laugier non mi ha deluso, anzi.

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Il fallimento del futuro?

Tempo di lettura: 2 minuti

Quando il futuro ha smesso di essere un faccenda di cui occuparci? Quando è diventato esclusivo demanio di multinazionali e governi? Mi guardo intorno e dal mio limitato osservatorio vedo che da una parte si ragiona di connettività, infrastrutture, intelligenze artificiali, gestione dei dati, ripristino e trasformazione in un grande corridoio informatico della vecchia Via della Seta (per fare un esempio). Dall’altra si è concentrati su un presente abbastanza misero (dal punto di vista concettuale), fatto di sussistenze, di paure, di contrazioni sociali, di ritorno ad alchemiche ricette ottocentesche, di esclusioni e di frammentazione del tessuto connettivo che dovrebbe tenere insieme tutto. Uno Jedi direbbe che abbiamo smesso di essere in comunione con la Forza.

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