Racconto – Alta Finanza

Tempo di lettura: 3 minuti

Avevo scritto questo brevissimo racconto per partecipare alle microfinzioni di minimaetmoralia.Il bando indicava come argomento i dettami di Alexander Langer e la sua concezione di una società meno indirizzata al profitto.
Buona lettura.

Alta finanza

Non sono mai stato un mago degli investimenti. A dirla tutta non ho nemmeno mai capito le regole di mercato e le oscure alchimie che regolano la New Economy.
Dal mio punto di vista, tra un consulente finanziario e un aruspice, capace di leggere il futuro nel volo degli uccelli, non c’è una grande differenza. Eppure al giorno d’oggi se c’è una cosa che il mondo non ti perdona è proprio la volontà di restare in panchina quando in campo si sta giocando la partita della finanza, alta o bassa che sia.
Insomma, per farla breve, non puoi essere un perdente, nemmeno per scelta. Quando incroci i guantoni con le oscillazioni di borsa, e non puoi scegliere di non farlo, c’è un solo motto: vincere.
E’ con questo spirito che ho deciso di intraprendere la mia personale arrampicata sociale verso un ruolo di maggiore rilievo nella Nuova Economia. La scelta del terreno di gioco è stata facile ed è quasi venuta da sé: l’edilizia.
Se bisogna vendere l’anima al diavolo, mi sono detto, lo voglio fare cercando di garantirmi almeno una porta di servizio per il paradiso. Perciò via libera per l’edilizia, ma diamine niente abusivismo, niente mostri ecologici e un occhio di riguardo a uno sviluppo più a misura d’uomo.
Come dicevo, le speculazioni non sono per niente il mio forte ma, se c’è una cosa che mi è sempre riuscita facile, è rallentare quando tutti gli altri accelerano e portarli alla mia velocità. Perciò è così che è iniziata la mia nuova carriera. Il primo finanziamento è stato facile da ottenere, persino più del previsto.
Sin da subito ho alternato investimenti molto oculati, non potevo permettermi salti nel buio vista la mia incapacità nel settore, con idee innovative. A spiazzare i miei avversarsi è stato l’approccio ‘slow food’ degli interventi di cui mi facevo promotore. L’idea del profitto in secondo piano, dell’assenza di competizione selvaggia, di un approccio più socialmente compatibile spiazzava tutti e al tempo stesso vedeva le zone in cui investivo crescere con lentezza, ma in modo costante.
E in più i miei clienti si sentivano a loro agio: avere a che fare con qualcuno che non ti sta con il fiato sul collo e non dà l’impressione di guardarti solo dentro il portafogli li confortava.
Dormivano nei miei albergo pagando un prezzo onesto, mangiando buon cibo e godendo di piccole perle tecnologiche incastrate in un verde da fare invidia alle più sperdute isole canadesi.
Mi sembrava di aver trovato la gallina delle uova d’oro. Certo, a volte percepivo il fiato della competizione alle costole: i miei avversari, nello spietata danza della concorrenza, cercavano di provocarmi, di farmi diventare come loro. Nel più distorto spirito olimpico, vincere a ogni costo.
Mentre io, e per questo ero considerato un alieno: mi accontentavo di un onesto piazzamento. Il podio non ha mai fatto per me.
Poi sono arrivate le difficoltà.
Un po’ di sfortuna, investimenti sbagliati, periodi di magra senza nessun cliente. Lo spettro dell’ipoteca futura ha visitato anche me, come nella più illustre tradizione delle novelle natalizie, e sono stato costretto a cedere un po’ il passo. Non sapevo di preciso dove mi avrebbe portato la cattiva sorte ma di sicuro, contro tutti e tutto, mi sono tenuta stretta quella piccola chiave dorata per il regno dei cieli.
Non vincere, ma giocare. Ecco il mio motto. Giocare tenendo ben presente chi siamo e dove vogliamo andare. E soprattutto senza dimenticare che gli squali, voraci e senza scrupoli, non sono per forza gli unici pesci che possono nuotare nel mare della finanza, degli investimenti, della crescita economica.
E adesso eccomi qua. Davanti a me c’è sempre la solita vecchia strada, piena di imprevisti, pieni di punti interrogativi. Una strada che ho fatto tante volte ma che non finisce mai di stupirmi perché ogni volta, a ogni passo, è come giocare con il fato. Non so dirvi qual’è la morale, se ho fatto le scelte giuste, se la prossima volta, avendone la possibilità, farò le stesse cose.
Di sicuro adesso sono qui, ed è il mio turno. Perciò appoggio la penna, alzo gli occhi, e incrocio lo sguardo dei miei avversarsi.
“Avanti, mi serve un bel quattro per non finire in prigione. Adoro il Monopoli”.

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