Racconto – Punti di vista

Tempo di lettura: 4 minuti

Questo racconto è stato pubblicato su una piccola antologia. Esperimento di narrazione breve, brevissima.

Punti di vista

Qualcosa doveva essere andato storto.
Non per l’attacco in se, era stato tutto meno che una sorpresa visto che conoscevano i piani del nemico già da molto tempo.
“Siamo pronti a riceverli, sire” erano state le ultime  parole di un Cavaliere incaricato a guardia personale del Re. Le ultime prima che morisse in uno dei modi più stupidi che fosse dato immaginare.
‘Forse è stato un errore’ pensò l’anziano sovrano mentre intorno a lui infuriava ancora quella catastrofica battaglia ‘Ho lasciato che entrassero tutti a palazzo, convinto di poterli schiacciare. Invece la mia astuzia mi si è rivoltata contro’.
Poco meno di un’ora prima la vittoria gli era parsa a portata di mano: nulla a che fare con la disfatta che lo stava travolgendo.
Una fortissimo clangore metallico strappò il Re dai suoi cupi rimorsi. Il mastodontico guerriero che era rimasto tutto quel tempo alla sua destra, apparentemente addormentato, scattò in avanti finendo per intercettare il crociato nemico. Uno spietato duello venne ingaggiato a poco più di un metro dal Re, che sorrise cupamente.
Ma il ghigno da lupo che si era dipinto sul suo volto si tramutò in una maschera di dolore quando, per la terza volta in pochi minuti, lo sguardo del sovrano si posò sul corpo senza vita della Regina. La morte della giovane aveva segnato l’inizio della fine, e soprattutto, con lei era morta la possibilità di vincere quella battaglia in maniera rapida.
Ricordava perfettamente cosa era accaduto. Lei, utilizzando le potenti arti magiche di cui solo le donne erano dotate in quel regno, si era camuffata e durante l’ingannevole ricevimento, con disinvoltura, aveva quasi affiancato il sovrano nemico. Sarebbe bastato un guizzo dello stiletto che tanto abilmente sapeva manovrare, un solo graffio e il veleno avrebbe fatto il resto.
Ma era stata ingannata, tutti loro erano stati ingannati. Poiché con altrettanto potenti sortilegi un mero paggio di corte aveva assunto le sembianze del Re, ed era caduto sotto la pugnalata  della fattucchiera.
La trappola era scattata e la giovane donna uccisa dai Cavalieri nemici. E da quel momento in poi, la catastrofe era divenuta di minuto in minuto sempre più inevitabile.
La lotta tra il suo fedele guerriero e il crociato ammantato di bianco stava ancora infuriando, anche se chiazze rossastre sul bianco mantello dimostravano che le sorti dello scontro erano già segnate. Una parata, una finta ed un affondo. In poco più di un fruscio il crociato cadde al suolo privo di vita.
‘Una mera consolazione’ pensò, e come a conferma delle sue parole quattro soldati nemici si avvicinarono al guerriero che ancora si frapponeva fra lui e il suo destino.
Dopo la morte della Regina era infuriata la più selvaggia e al tempo stesso calcolata delle battaglie. Il pavimento di marmo aveva iniziato a tingersi di cremisi mentre i combattenti incontravano uno dopo l’altro il loro destino.
Si erano battuti bene, certo. Anche ora il Re vedeva il Cavaliere falciare un soldato dopo l’altro, per correre in suo soccorso. Il nemico era stato abile nel separarli, approfittando delle arti magiche di cui anche lui disponeva (aveva condotto lì anche la sua Regina ! Dovevano immaginarlo, avrebbero dovuto prevedere una mossa simile….eppure…), e si stava preparando a giocare il tutto per tutto, nel tentativo di ucciderlo.
Il guerriero cadde sotto le lame dei soldati nemici, che ora si rivolsero a lui come fameliche iene in  caccia di un debole e morente leone.
Anche ora poteva vedere il ghigno del Re nemico farsi largo sotto l’armatura, tra le spire della dorata corona che indossava.
Perché erano arrivati a quel punto?  Per quale motivo si erano trovati partecipi di quella lucida e organizzata carneficina il cui reale scopo forse sfuggiva persino a loro? ‘Era il nostro destino’ si rispose mentre un altro crociato, nel bianco del suo mantello, si fece largo tra i soldati per reclamare la vita del Re.
Si guardò di nuovo intorno. Il Cavaliere, uno dei pochi alleati che gli erano rimasti, era troppo lontano. Non sarebbe mai arrivato in tempo. Davanti a lui veniva il crociato, feroce e con una sola parola scritta tra le pieghe lucenti del bianco mantello: morte.
Il Re comprese la trappola. Capì che anche il potere della Regina nemica era all’opera, ma un moto di fierezza si fece largo nella sua anima.
Si sollevò in tutta la sua statura, solitamente mascherata dal peso del governo e dalla vecchiaia e come un’inesorabile fiera sfoderò l’antica lama.
Sarebbe caduto combattendo, non in cerca di un’inutile fuga lontano da quella sala.
Il crociato titubò qualche istante colpito da quell’esile figura che ora lo fronteggiava senza timore, per poi ricadere vittima della sua furia.
Il Re raccolse le forze e si scagliò all’attacco. Nei suoi colpi esplose un’antica ira alimentata dal possente orgoglio della sua stirpe, mai realmente dimenticato. Il crociato si oppose, inizialmente con forza, ma fu travolto dai colpi del sovrano, inarrestabili.
E allora la trappola, se ormai di trappola si trattava, scattò.
I soldati nemici sfoderarono le armi, gettandosi sul Re.
Lontano, troppo lontano, il Cavaliere gridò di disperazione.
Nella stanza il ritmato ticchettio si interruppe, lasciando solo l’estinguersi di un eco.

I due uomini si fissarono per interminabili secondi e poi il più giovane dei due si alzò. Mosse la mano in un gesto quasi sacerdotale, rovesciando un piccolo oggetto di legno sistemato sul tavolo:
“Scacco Matto”.

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