[Recensioni Film] ‘Edge of Tomorrow’ di Doug Liman

Tempo di lettura: 3 minuti

VOTO:★★★★☆

Quando sono incappato nel trailer di questo ‘Edge of Tomorrow‘ temevo si trattasse di un altro action-movie fanta-militaresco nel quale i primi piani di Tom Cruise superavano il minutaggio complessivo delle scene di azione (come accadeva in ‘Oblivion‘ (2013) che a dispetto del titolo mi ha lasciato un brutto ricordo molto vivido). E invece, già nei primi minuti della pellicola, le cose si sono rivelate ben più complesse. E, sotto certi aspetti, ben più semplici.
Il Maggiore Cage (Tom Cruise) non è un eroe e non è nemmeno un combattente. Ha scalato la gerarchia militare dell’esercito americano grazie alle sue doti di comunicatore e l’invasione europea a opera dei Mimics (misteriosa razza aliena letteralmente precipitata sul nostro pianeta) ne ha messo in risalto le doti di motivatore. Ma la prima linea non fa per lui. Questo fino a quando il Generale Brigham (Brendan Gleeson) non decide di farlo partecipare, armato di cinepresa e microfono, all’operazione Downfall: uno nuovo sbarco in Normandia nel quale le truppe terrestri dovrebbero sferrare un letale colpo al nemico alieno liberando l’invasa Europa.
L’assalto in forze si rivela una trappola: i Mimics sapevano dell’operazione Downfall e Cage, da combattente inesperto e pavido, soccombe dopo pochi minuti dall’inizio delle operazioni. Ma succede qualcosa di imprevisto: il Maggiore si risveglia il giorno precedente all’attacco e rivive esattamente ogni cosa. Ancora. Ancora. E ancora. Solo l’incontro con l’eroina di guerra Rita Vrataski (Emily Blunt) gli rivela la verità: durante la sua prima morte avvenuta per mano di un Mimics Alpha ha acquisito la capacità di resettare il tempo riportandosi al giorno precedente quello della sua dipartita. Cage ha quindi un dono che deve utilizzare per poter, finalmente, vincere la guerra contro i Mimics.
I riferimenti concettuali ad altre pellicole, seppure con toni diversi, sono piuttosto evidenti: ‘Ricomincio da capo’ (1993) e ‘Source Code’ (2011) per citarne solo due. Film nei quali il protagonista era costretto a vivere lo stesso identico momento fino a quando la sua morte non azzerava tutto. I riferimenti visivi e storici lo sono altrettanto: i Mimics ricordano tantissimo le seppie di ‘Matrix’ (1999), la propaganda militare creata dallo stesso Cage intorno alla supersoldatessa Vrataski, il clima da caserma e anche l’equipaggiamento dei soldati ammiccano allo ‘Starship Troopers’ (1997) di Verhoeven e lo sbarco sulle coste francesi è un nuovo D-Day alla ‘Salvate il soldato Ryan’ (1998). Insomma, tanti elementi diversi che pescano da un’immaginario collettivo piuttosto consolidato, che vengono frullati insieme e poi serviti con le ottime interpretazioni di Cruise, della Blunt e dei vari comprimari (Bill Paxton sopra tutti) a guarnirli. Come contorno la light novel giapponese ‘All you need is kill’ (2004) da cui il film è tratto.
L’operazione, di per sé, poteva essere molto rischiosa. Il pericolo di ottenere uno sciapo piatto dai tanti sapori deboli ma senza nessun gusto deciso non era trascurabile soprattutto perché la parte dei Mimics, chi sono, cosa vogliono, da dove vengono, patisce l’approccio orientale: non è spiegata e, ai fini della storia, non è nemmeno tanto importante. Ebbene Liman evita tutti i pericoli che lui stesso si era piazzato sul sentiero e se ne esce con una pellicola non solo dignitosa, ma fresca, avvincente e pervasa da un’ironia che ne alleggerisce gli eventuali difetti.
Cruise non si prende troppo sul serio (effetto ‘Oblivion’?) e il meccanismo del ‘muori/risorgi’ non stanca perché viene connotato sempre da qualche caratteristica in più, da qualche piccola chicca che lo impreziosisce ad ogni azzeramento.
Insomma ‘Edge of Tomorrow’ è una bella dimostrazione di come sia possibile citare (sia a livello visivo che concettuale) e omaggiare altre pellicole ma riuscire nel contempo nella creazione di qualcosa di nuovo, a suo modo inedito e capace di stupire. Un modo eccellente di sfuggire alla crisi creativa che sembra costringere Hollywood (e non solo) alla fuga verso i prequel, i sequel, i reboot e i remake.
di Maico Morellini

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