[Recensioni Film] – ‘Life’ di Daniel Espinosa

Tempo di lettura: 2 minuti

VOTO:★★★☆☆
In un panorama nel quale il cinema di genere che può godere della grande distribuzione vive di remake, reboot, sequel o prequel (tralasciamo il comparto cine comics che ha un ecosistema autonomo), un titolo come Life, suo malgrado, catalizza in modo particolare l’attenzione degli appassionati.
A maggior ragione se l’ambientazione scelta per la pellicola promette di essere molto attuale e molto legata alle recenti avventure delle agenzie spaziali di tutto il mondo.

LIFE ON MARS
Life si svolge sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) dove un gruppo di scienziati (tra i quali recitano di puro mestiere Jake Gyllenhaal, Ryan Reynold, Hiroyuki Sanada e Rebecca Ferguson) è alle prese con dei campioni di terreno marziano recuperati dalla sonda Pilgrim. All’interno del terriccio viene scoperta una forma di vita monocellulare con caratteristiche del tutto aliene ed è alimentando e curando questa cellula che si svilupperà il marziano Calvin. Caratteristiche biologiche uniche, grande adattabilità, fame di ossigeno: Calvin si dimostra un organismo eccezionale e, ovviamente, un incidente a bordo dell’ISS trasformerà la missione dell’equipaggio in un vero e proprio incubo. Marte, a differenza di quanto accaduto con The Martian (2015), è protagonista indiretto della storia. Ma è quel tocco di contemporaneità che serve a Life per attualizzarsi.

IL PECCATO ORIGINALE
Life ha un grande difetto: ripropone senza rielaborarle tematiche già viste. L’alieno coriaceo e ammirevole da un punto di vista evolutivo che stermina l’equipaggio di una nave spaziale non è cosa nuova. Alien (1979) ha raccontato questa storia nel migliore dei modi possibili e decidere di adottare lo stesso piano narrativo vuol dire uscire dal confronto con le ossa rotte. In più la ISS è stata già suggestivo scenario di Gravity (2013): Life strizza l’occhio più di una volta al film di Cuarón arrivando persino a un finale speculare, per quanto diverso in termini di contenuto. Omaggi o scopiazzature? In ogni caso, l’effetto ‘ma io questo l’ho già visto’ si innesca tante, troppe volte.

L'alieno protagonista di Life

LA SOMMA DELLE PARTI
Eppure, in qualche modo, Life riesce a mettere insieme una storia che è superiore alla mera somma delle parti. Sarà l’approccio scientifico alla resurrezione di Calvin, saranno le suggestioni neo-filosofiche sul senso della vita, sull’odio, sulla purezza delle creature elementari, saranno i personaggi tratteggiati con pochi, ruvidi e determinati graffi. Tutte queste cose insieme bilanciano, a tratti, la banalità dello scheletro narrativo. Tanto da far dimenticare la perfetta consapevolezza di ciò che accadrà, e in che momento, a ciascun membro dell’equipaggio.

Nel complesso Life si porta a casa qualcosa di più che una semplice sufficienza ma resta il grande rammarico di non aver saputo sviluppare i punti di forza del film privilegiando la via della citazione a scapito dei guizzi originali che poteva avere.
Anche il finale che di per sé non sarebbe canonico non riesce a colpire come dovrebbe a causa di una composizione estetica e concettuale riscaldata.

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Questo articolo è stato pubblicato su Nocturno Cinema

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The Circle – di James Ponsoldt

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★★½☆☆

I segreti sono bugie

Mae – The Circle

Il tempismo nella fantascienza è fondamentale. Arrivare in ritardo rispetto a quanto sta accadendo nel mondo reale può trasformare un buon film in uno scadente documentario di repertorio.
The Circle, purtroppo, arriva un pelo in ritardo e la sensazione che si ha è proprio quella di aver assistito a qualcosa di vecchio.
Mae (una Emma Watson male assortita) è una giovane ambiziosa che vede la sua vita cambiare quando l’amica del cuore Glenne (Bonnie Holland) riesce a farla entrare al Circle, una grande azienda che deve i ricchi natali a un social network di diffusione mondiale. Il guru di Circle, Eamon Bailey (un Tom Hanks in versione Steve Jobs) ha le idee molto chiare sul futuro: connessione totale, condivisione totale, nessun segreto e l’ambigua gestione di una mole di dati a dir poco impressionante.

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GoT: due piccole rivoluzioni?

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Quattro episodi su sette, con ancora nove puntate (tre di questa settima stagione e sei dell’ottava) prima di veder calare il (o un) sipario su uno dei fenomeni televisivi più imponenti di questo ventunesimo secolo. In molti ci eravamo chiesti come sarebbe cambiato Il Trono di Spade con il sorpasso definitivo dello show rispetto alle trame letterarie libri di George R.R. Martin e questi prima quattro episodi hanno in parte risposto alle nostre domande.
Due sono i più evidenti e principali aspetti della piccola rivoluzione che David Benioff, D.B. Weiss e compagni hanno attuato con la settimana stagione del Trono.

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