[Recensioni Film] – ‘Logan’ di James Mangold

Tempo di lettura: 3 minuti

VOTO:★★★★½
Adoro gli X-Men, questo è un dato di fatto. Ho amato le prime due pellicole dirette da Bryan Singer, ho odiato X-Men: Conflitto Finale (2006), diretto da quel mestierante sapido di Brett Ratner, ho accettato senza troppo entusiasmo i due Wolverine e sono letteralmente impazzito per il trittico X-Men: First Class, X-Men: Giorni di un Futuro Passato e X-Men: Apocalypse. E così, mentre continuano le cannonate tra la DC e i Marvel Studios (e anche tra i rispettivi circoli di appassionati), mentre le differenze tra le due major super-eroistiche si assottigliano offrendo ricette sempre più uguali per i cine comics, ecco che la 20th Century Fox, tenendosi ben stretto il franchise degli X-Men, riesce a sfornare un capolavoro come Logan.
Svincolata dall’oppressiva mano della Disney, eminenza grigia dietro i Marvel Studio, e libera dall’ansia di dover fare a tutti i costi ‘qualcosa di serio’ che opprime la DC, la Fox sperimenta e si spinge in zone di confine. In territori atipici per il dicotomico stereotipo cine-fumettistico a cui siamo abituati. Nel 2016 con il dissacrante Deadpool sperimenta il rated-R (vietato ai minori) negli States e fa il colpaccio. Con Logan, con il regista James Mangold e con la coppia d’oro Hugh Jackman e Patrick Stewart, forte di un pubblico che si dimostra molto attento anche alla sostanza e non solo alla forma, racconta la storia che vuole raccontare. E di quale storia si tratta?
Nel 2029 il mondo è cambiato. Dei mutanti non vi è quasi più traccia e i pochi rimasti vivono ai margini della società, relegati nella memoria collettiva ad avventurieri che ormai vivono solamente nelle storie dei fumetti. Logan (Hugh Jackman) non è più Wolverine, sopravvive facendo l’autista, il suo corpo è martoriato, il fattore rigenerate un pallido ricordo di ciò che era. Charles Xavier (Patrick Stewart), ormai novantenne, ha perso il controllo dei suoi poteri e per questo è tenuto nascosto da Logan e da Calibano (Stephen Merchant), che cercano di curarlo. Non ci sono ambizioni nel futuro dei due vecchi amici, solo il desiderio di comprare una barca e abbandonare la terra ferma, di lasciare un pianeta che non sa più cosa fare di loro. La comparsa della piccola Laura (una strepitosa Dafne Keen), bambina dotata di uno scheletro in adamantio e di un fattore rigenerante incredibile, braccata dagli sgherri della Transigen, cambierà le cose.
logan-scena
Sono tante le cose che rendono Logan un grande film. Lo stato di grazia di tutto il cast, consapevole di essere parte di qualcosa di grande iniziato quasi vent’anni fa. La libertà di raccontare un’ultima storia senza vincoli, senza dover prestare fede a una continuity che spesso si rivela troppo ingombrante.
Ma più di ogni altra cosa, la sincerità e la forza con la quale Mangold decide di scomporre il Professor X e Wolverine nelle loro parti più elementari: sono uomini testardi, sono amici, sono peccatori.
E’ tenendo il timone saldo in questa direzione che il regista riesce a ottenere il meglio da Xavier e Logan. Sono amici da molto tempo, sono due sopravvissuti, sono sinceri come solo i superstiti di una razza quasi estinta sanno essere. Xavier si aggrappa al suo sogno per quanto questo sia offuscato da una vecchiaia che assomiglia alla demenza senile e Logan, Logan deve così tanto al suo vecchio mentore da proteggerlo contro tutti e tutto. E’ il suo unico scopo, l’unico motivo per il quale non si è ancora lasciato andare.
Intorno a loro la Transigen, i Reavers guidati da Pierce (Boyd Holbrook), la manipolazioni genetiche del Dr. Rice (Richard E. Grant) e il destino dell’intera razza mutante. O di ciò che ne resta.
Mangold riesce a tratteggiare un ecosistema molto complesso senza però perdere di vista i suoi obiettivi. La Transigen avrà di certo alle spalle gli Essex Corp. mostrati al termine di X-Men: Apocalypse, e la Essex Corp. significa Sinistro, ma non è questo che importa. Il regista vuole mostrarci il tramonto degli eroi, il loro diventare uomini pur ricordandoci, e ricordando loro, ciò che erano.
Nessuna scena post-credit, nessuna strizzata d’occhio a un possibile futuro. Logan è l’istantanea sbiadita di una grandezza passata: malinconica, decadente, romantica, eroica, stupenda. Senza passato, senza presente e senza futuro. Proprio come Logan. Proprio come Xavier. Proprio come Johnny Cash che, sui titoli di coda, ci canta ‘When The Man Comes Around’.

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The Circle – di James Ponsoldt

Tempo di lettura: 2 minuti

★★½☆☆

I segreti sono bugie

Mae – The Circle

Il tempismo nella fantascienza è fondamentale. Arrivare in ritardo rispetto a quanto sta accadendo nel mondo reale può trasformare un buon film in uno scadente documentario di repertorio.
The Circle, purtroppo, arriva un pelo in ritardo e la sensazione che si ha è proprio quella di aver assistito a qualcosa di vecchio.
Mae (una Emma Watson male assortita) è una giovane ambiziosa che vede la sua vita cambiare quando l’amica del cuore Glenne (Bonnie Holland) riesce a farla entrare al Circle, una grande azienda che deve i ricchi natali a un social network di diffusione mondiale. Il guru di Circle, Eamon Bailey (un Tom Hanks in versione Steve Jobs) ha le idee molto chiare sul futuro: connessione totale, condivisione totale, nessun segreto e l’ambigua gestione di una mole di dati a dir poco impressionante.

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GoT: due piccole rivoluzioni?

Tempo di lettura: 2 minuti

Quattro episodi su sette, con ancora nove puntate (tre di questa settima stagione e sei dell’ottava) prima di veder calare il (o un) sipario su uno dei fenomeni televisivi più imponenti di questo ventunesimo secolo. In molti ci eravamo chiesti come sarebbe cambiato Il Trono di Spade con il sorpasso definitivo dello show rispetto alle trame letterarie libri di George R.R. Martin e questi prima quattro episodi hanno in parte risposto alle nostre domande.
Due sono i più evidenti e principali aspetti della piccola rivoluzione che David Benioff, D.B. Weiss e compagni hanno attuato con la settimana stagione del Trono.

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