[Recensioni Film] – ‘My Name is Bruce’ di Bruce Campbell

Tempo di lettura: 3 minuti

VOTO:★★★☆☆
Cortocircuitare una tipologia di personaggio cinematografico con l’attore che lo interpreta è spesso un azzardo perché richiede da parte di entrambi una serie di caratteristiche che non sempre sono a disposizione. Prima di tutto l’attore deve aver interpretato una serie di ruoli che, per quanto differenti, abbiano un solido denominatore comune. In secondo luogo i personaggi devono necessariamente avere nel loro DNA un forte, fortissima componente ironica.
Il nome di Bruce Campbell, volto immortale di Ash Williams, riesce a coniugare entrambe le caratteristiche e lo dimostra nella meta-pellicola del 2007 My Name is Bruce, diretta dallo stesso Campbell.
Qual è l’impianto narrativo del film? Bruce Campbell interpreta un se stesso avviato verso un irreversibile declino. Costretto a recitare nelle peggiori pellicole immaginabili (lo spauracchio di un nuovo film girato in Bulgaria rende bene la condizione di Bruce), ha alle spalle un matrimonio fallito oltre che una vita solitaria fatta di alcool e scandita dall’amore/odio per lo stuolo di fan invasati che, testardi, lo perseguitano. A ridosso del suo compleanno viene rapito da uno di questi fan, il giovane Jeff (Taylor Sharpe), che decide di rivolgersi a lui per salvare la cittadina campagnola di Gold Lick dal risvegliato dio-demone cinese Guan-Di che a suon di sciabolate decapita chiunque gli arrivi a tiro. Bruce è convinto si tratti del tanto atteso regalo di compleanno del suo agente Mills Todner (Ted Raimi), ma quando scoprirà che Guan-Di è una vera minaccia, scapperà da Gold Lick per poi ritornare finalmente pronto a diventare davvero l’eroe che interpreta nei suoi film.

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Al netto del valore assoluto della pellicola sul quale si potrebbe a lungo discutere, My Name is Bruce resta comunque un esempio di meta-cinema al quadrato. Da un lato l’attore Bruce Campbell viene idealizzato dai suoi fan come i personaggi tutta azione e spavalderia che interpreta e lui stesso, quando vaga per Gold Lick convinto che sia tutta una finzione, si cita (memorabile il suo riferimento al ‘bastone del tuono’) senza nessun ritegno. In più tutto il comparto dei fan, dei luoghi comuni sul classico nerd appassionato di b-movie, si presenta senza filtro nella sua crudezza fatta di feticci da camera e di action figure in edizione limitata.
Il cortocircuito inverso, il meta-ribaltamento concettuale lo si ha quando il pavido, sbruffone, decadente Bruce Campbell ormai in fuga e al sicuro da Guan-Di viene invece esaltato dall’anima nobile ed eroica dei suoi tanti volti cinematografici. A modo suo diventa davvero il combattente senza paura de La Casa e di tutte le pellicole che lo hanno visto come attore feticcio di un cavaliere improbabile (‘dammi un po’ di zucchero baby’) ma efficace.
Questa doppiezza, questo gioco di scatole cinesi del film nel film (ispirato al film) si ribalta anche sul finale quando scopriremo che tutta l’esperienza a Gold Lick è in realtà l’ennesima pellicola, pronta però a essere ribaltata di nuovo con l’ultimo fotogramma.
My Name is Bruce è, a suo modo, un laboratorio di ironia oltre che un monumento autoreferenziale all’attore che presta il nome al film: Bruce Campbell.

Tutto sul meta-cinema:
Behind the Mask

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Questo articolo è stato pubblicato su Nocturno Cinema

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[Racconto] – L’Adepto

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L’Adepto è una brevissimo racconto inedito ispirato al mondo del mio romanzo La terza memoria ed è nato con un duplice scopo. Il primo è quello di divertirmi tornando nell’Italia post apocalittica che ho inventato come ambientazione del romanzo. Il secondo è (sarebbe) quello di stuzzicare chi ancora non ha letto La terza memoria e magari accompagnarlo verso il romanzo. Il primo scopo l’ho raggiunto. Vediamo se qualcuno mi aiuterà a raggiungere anche il secondo.
L’immagine qui sopra è la bellissima illustrazione che Franco Brambilla ha fatto per la copertina di Urania.

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Sterminare tutti i pensieri razionali

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“Sterminare tutti i pensieri razionali, questa è la conclusione alla quale sono giunto”
William Lee, Il Pasto Nudo

David Cronenberg usava queste parole per raccontare il percorso di distruzione della realtà de Il Pasto Nudo (per chi avesse dieci minuti, ne ho parlato in dettaglio qui), io le prendo in prestito per tracciare un ipotetico confine del linguaggio che temo sia già stato oltrepassato.
Negli ultimi mesi ho avuto la spiacevole sensazione, che poi è diventata certezza, di una frattura profonda in quello che dovrebbe essere il normale modo di comunicare. Mi sono reso conto di non avere più gli strumenti per spiegare il mio pensiero a chi assume posizioni molto differenti dalla mia, di non trovare un terreno comune di confronto. E non sto parlando di convincere della bontà delle mie opinioni, sto parlando di riuscire a trasmettere la mia idea in modo efficace, di far capire cosa penso.

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