[Recensioni film] – ‘The Imitation Game’ di Morten Tyldum

Tempo di lettura: 3 minuti

VOTO:★★★★★

Il nome ‘Alan Turing’, per chi come me è appassionato di fantascienza, ha lo stesso effetto che la luce ha sulle falene. Attira, intriga e coinvolge. Perchè dietro all’uomo che può essere considerato il padre dei computer moderni si nasconde anche il concetto di intelligenza artificiale e di una macchina pensante. A modo suo anche ‘Blade Runner’, nei primi minuti, ha omaggiato Turing con una versione futuristica dei suoi celebri test. Se poi il film si rivela un capolavoro come in questo caso, l’attrazione si trasforma in adorazione.
Alan Turing nel 1939 si presenta al cospetto del comandante Denniston (Charles Dance) con l’obiettivo di prestare servizio sotto di lui presso Bletchley Park. Lo scopo del matematico è uno, e uno soltanto: risolvere il problema rappresentato dalla terribile macchina Enigma, chiave di volta delle strategie militare tedesche e dei loro intraducibili messaggi cifrati. Inizia per Turing una guerra meno sanguinaria di quella che si combatte in tutta Europa ma altrettanto importante: sconfiggere la cifratura Enigma vuol dire vincere lo scontro con i nazisti e ridare la libertà all’intero continente.
‘The Imitation Game’ racconta la più grande missione di Turing ma lo fa seguendo un delicato e straordinario filo logico incentrato sulla vita del matematico. Flashback continui, amalgamati dalla forte personalità di Turing e dalle sue paure, connessi gli uni agli altri dal cardine dell’intera vicenda: Alan Turing e il suo genio puro. La cosa straordinaria di questo film è che, pure essendo una storia di guerra, di spionaggio, di potere e di sacrificio è anche una delicatissima avventura attraverso il superamento dei pregiudizi e il dolore che questi possono infliggere. Il dramma di un’evoluzione democratica congelata nel suo progresso dalla violenza del nazismo, e che si trova imprigionata dalle stesse catene di intolleranza che in quel momento stuprano la libertà dell’intero Vecchio Continente.
E’ omosessuale, Turing. Ed è un genio. Il ritratto che Tyldum fa di lui (ispirato della biografica scritta da Andrew Hodges) utilizza le tinte delicate e forti di queste due caratteristiche. La vita al college, il bullismo subito, la forte amicizia con Christopher e il dolore. La consapevolezza di essere strano e lo spasmodica ricerca di un senso che questa stranezza deve avere. La complessità di Turing prende vita, un minuto dopo l’altro, per tutta la pellicola e lo fa amalgamando il dramma della minaccia nazista con il passato e il presente del matematico. Non c’è modo migliore di raccontare una storia. Non c’è modo migliore di sussurrare, con ferma determinazione, il diritto e la libertà di essere quello che si è, senza offendere e senza denigrare nessuno. Non c’è modo migliore di denunciare le ferite che i pregiudizi hanno inferto a persone straordinarie come Turing.
Il cast lavora in modo eccelso. Cumberbatch conferma di essere il grande attore che è ma anche tutti i comprimari sono esaltati dalla purezza di ciò che stanno vivendo. Mark Strong rivela tutta la sua ambiguità, già assaporata in ‘Nessuna verità’ (2008), Matthew Goode è supponente e umano quanto basta, Charles Dance ci ricorda perché hanno scelto lui per interpretare Tywin Lannister e Keira Knightley conferma, o sorprende, in una performance sobria e convincente.
Unico neo il doppiaggio: Cumberbatch ha un timbro inimitabile e i doppiatori attuali non sempre sono all’altezza del complesso compito che gli spetta.
Insomma, il norvegese Tyldum confeziona un capolavoro. Intenso e complesso, filosofico e commovente ma anche semplice. La storia di un uomo, per quanto questo sia importante, si basa su affetti e ambizioni e decidere di raccontare di Enigma, della Seconda Guerra Mondiale, dell’Inghilterra e della sua monca libertà attraverso gli affetti a le ambizioni di Turing è stata una scelta straordinariamente azzeccata.
Perciò grazie. Perché questo vuol dire che il cinema sa ancora raccontare storie.
di Maico Morellini

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Comments (2):

  1. galions

    4 Febbraio 2015 at 18:44

    Sono rimasto esterrefatto quando ho letto che la regina d’Inghilterra soltanto nel 2013 ha espresso una pubblica ammenda per il trattamento vergognoso che Turing ha dovuto subire per la sua omosessualità.

  2. Maico Morellini

    5 Febbraio 2015 at 07:36

    Anche per me è stata una spiacevole rivelazione. Credo che la seconda guerra mondiale abbia rallentato tutti i processi di evoluzione democratica, congelandoli in un conflitto ideologico e materiale che alla fine ha contaminato, per molti decenni, tutta l’Europa.

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