[Recensioni TV] – ‘X-Files’ di Chris Carter

Tempo di lettura: 3 minuti

VOTO:★★★★☆

Sono passati quattordici anni. Avevamo lasciato Fox Mulder (David Duchovny) e Dana Scully (Gillian Anderson) tra le fredde mura di un motel di Roswell, soli, impegnati nell’eterna battaglia contro l’ignoto. Abbiamo aspettato quattordici anni per assistere al ritorno dell’improbabile coppia, di nuovo guidata dalla mano di Chris Carter. Ieri sera quell’attesa è finita.
Fox è un cinico nichilista, isolato e rinchiuso in un piccolo appartamento. Dana ha seguito la sua antica vocazione medica e assiste un importante chirurgo impegnato in ricostruzioni facciali di bambini menomati. Gli X-Files sono chiusi da anni e la vita dei due agenti sembra destinata a un cupio dissolvi. Questo fino a quando il predicatore televisivo anti-complotto Tad O’Malley (Joel McHale) non decide di rivolgersi proprio a Mulder per sferrare un deciso attacco alle eminenze grigie che continuano indisturbate a guidare il destino del mondo.
La prima impressione è quella di una grande operazione nostalgia. Il ritorno dell’intero cast, compreso Walter Skinner (Mitch Pileggi) e l’uomo che fuma (William B. Davis), strizza l’occhio allo spettatore mettendolo anche un pochino a disagio. Gli anni sono passati per tutti e vengono spontanee le considerazioni squisitamente estetiche sui due protagonisti della serie. Questa sensazione si fa più forte quando, dopo l’introduzione iniziale fatta per bocca di Fox, ci ritroviamo catapultati in una densissima trama di inganni nella quale tutti i personaggi trovano immediatamente il loro posto. Tutto cambi perché nulla cambi. Se non fosse per qualche ruga di Mulder e per la totale assenza di rughe della Anderson potremmo dire che gli anni ’90 non sono mai finiti.
Ma è davvero così? Siamo davvero davanti al maldestro tentativo di ricreare un mito riproponendolo uguale a sé stesso? In realtà no. Affatto (anche se immagino i detrattori di Episodio VII gridare al ‘reboot-remake’ anche per X-Files).
Per bocca del guro mediatico Tad O’Malley veniamo letteralmente inondati da tutto ciò che dal 2002 a oggi è diventato oggetto delle più svariate teorie complottaste: 11 settembre, scie chimiche, controllo delle borse, controllo delle comunicazioni, Snowden, attacco alla democrazia. Ed è in questo preciso momento, proprio quanto vediamo il montaggio documentaristico degli eventi più formativi degli ultimi quattordici anni, che qualcosa ci scatta dentro.
Se gli anni ’90 erano una sorta di illuminismo nel quale ci sembrava di avere tutto sotto controllo e nel quale anche la sola presenza di occulti segreti sembrava terribile, il nuovo millennio è un medioevo emotivo per eccellenza. Se le indagini condotte vent’anni fa all’interno degli X-Files dissotterravano maleodoranti segreti facendo sospettare che questi si celassero ovunque, adesso il complotto è all’ordine del giorno. Paradossalmente è proprio nel 2016 che il mondo immaginato da Carter ha più bisogno degli X-Files. C’è internet, c’è Anonymous. C’è Tad O’Malley, per l’appunto, che da un sito internet lancia le sue accuse. Adesso, nei giorni nostri, il dubbio di essere pedine nelle mani di oscure lobby di potere è diventato una certezza e gli X-Files hanno il compito di scovare questi centri di potere, non i loro piccoli segreti.
Per questo in quarantacinque minuti, la durata del primo episodio, tutta la cosmogonia di X-Files viene azzerata ‘alla Abrams’ capovolgendo il fronte, dissolvendo la cappa di mistero che per nove stagioni aveva pesato sui due agenti. E’ un colpo di spugna concettuale, molto antropocentrico, che sposta l’attenzione dal dubbio alla certezza. Ci sono gli alieni? Ci sono stati, ma che importa? Adesso abbiamo altri nemici, umani e spietati, ed è contro questi che dobbiamo combattere.
Il secondo episodio, saldato il conto con la continuity e azzerati i dubbi sulla sanità mentale dei protagonisti, ci proietta nel cuore di ciò che sarà. Lo fa con squisite citazioni (una fra tante, lo ‘Scanners’ (1981) di Cronenberg), ribadendo che l’essenza della serie non è cambiata di una virgola. Perché?
Perché è come se tutto si fosse allineato spontaneamente a ciò che X-Files, 14 anni fa, raccontava. Non è un’operazione nostalgia ma è uno dei miracoli della fantascienza: il mondo adesso è davvero pronto per Dana Scully e Fox Mulder. La magia si ripete e quello che temevo potesse essere stucchevole, noioso o ripetitivo in realtà mi fa dire solo una cosa. Fox, Dana: mi siete mancati.
di Maico Morellini

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