‘Star Wars: Il Ritorno dello Jedi’ [Cinema]: una meraviglia lunga trent’anni

Tempo di lettura: 3 minuti

Era l’ottobre del 1983, io non avevo nemmeno sei anni ma già muovevo i primi passi nel meraviglioso mondo del cinema.
Era il 21 ottobre del 1983 (quando ancora i nuovi film uscivano il venerdì) e per la prima volta vidi al cinema un film di Guerre Stellari (era ancora Guerre Stellari, e non Star Wars).
Da allora, come del resto vale anche per molti di voi, ho perso il conto di quante volte ho premuto il tasto play per le VHS prima, i DVD poi e i Blu-Ray adesso in attesa della magica fanfara Fox.
Con il passare del tempo è diventato sempre più difficile, se non impossibile, cercare di rivivere la sorpresa meraviglia che il magico mondo concepito da Lucas era riuscito a scatenare con la visione di Episodio IV (Una Nuova Speranza, ANH,1977) ed Episodio V (L’Impero Colpisce Ancora, TESB,1980). La meraviglia a distanza di tanti anni resta ancora, la magia non è stata intaccata dal trascorrere del tempo (soprattutto ora, con la Terza Trilogia alle porte) ma la sorpresa, quella, ha lasciato il posto alla passione per qualcosa che si conosce e che si ama. Invidio chi, per la prima volta, si avvicina al mondo di Star Wars. Eppure, c’è un’eccezione.
Episodio VI,Il Ritorno dello Jedi (ROTJ), proprio perché fu il primo che vidi al cinema, non ha perso nulla della sua (imperfetta) magia. Da bambino di sei anni, lo ricordo come fosse ieri, non potevo far altro che trovare adorabili persino gli amati (e poi odiati) Ewoks. Ripensando a questo riesco in parte anche a comprendere il perché di certe cose che il Lucas eterno bambino ha deciso di farci vedere con la Nuova Trilogia, ma questa è un’altra storia.
Dicevo che ricordo come fosse ieri anche l’irresistibile perfezione che improvvisamente anima tutto il film di una luce abbagliante e travolgente da quanto Luke si consegna a Darth Fener  (non era ancora Vader) fino ai titoli di coda. Le battute finali di ROTJ, che in realtà corrispondono a un terzo del film, sono qualcosa che non si è mai più visto nella storia del cinema. Per intensità, per innovazione, per magnificenza.
Sono quelle, lo scontro tra Luke, Fener e L’Imperatore, così come la battaglia nell’orbita di Endor (‘E’ una trappola!’), che riescono ancora a farmi sentire esattamente come un bambino di sei anni: meravigliato ma soprattutto sorpreso.
Con il tempo le imperfezioni di ROTJ sono venute a galla. Una mano meno brillante, un appannamento progressivo della Forza creativa di Lucas, i compromessi con il merchandise, le questioni personali che il grande George non è riuscito a tenere lontane dal set, un’infinità di fattori. Il confronto con TESB poi, lo rendeva ancora più esposto a critiche: dopo un film semplicemente perfetto, come si poteva confezionare un terzo capitolo altrettanto riuscito? Dopo aver ampliato in contenuti fiabeschi di ANH connotandoli con durezza e maturità, e tingendoli del fosco colore di Cloud City e delle grafite, come si poteva continuare a salire, senza rischiare una colossale cantonata?
La risposta è proprio in quella magia, quella sorpresa, che a distanza di trent’anni sprigiona da ROTJ come una sorgente limpida e cristallina. Le debolezze, le ferruginosità e le imperfezioni vengono spazzate via con un colpo di spugna lasciando solo il ricordo di ciò che accade prima: da quando Luke risponde a Fener: “Lo so, padre” tutto cambia. E’ quella magia, la magnificenza di un dramma che poco ha da invidiare, per intensità e per battute, alla penna di Shakespeare, che si ripete di visione in visione, non rimanendo uguale a se stessa ma accompagnando lo spettatore in tutte le sue fasi della vita.
Il bambino si copre gli occhi ed è terrorizzato dall’oscurità intrinseca dell’Imperatore, l’adolescente non può fare a meno di subire il fascino del Lato Oscuro, l’adulto capisce finalmente il sacrificio di Fener e che ciò che lo unisce a Luke è più forte di qualunque promessa di potere.
E noi non possiamo fare a meno, trent’anni dopo, di sederci, spegnere le luce, e schiacciare ancora una volta il tasto play:
“Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana …”

di Maico Morellini

Immagine presa da : http://filmdump.com/

Questo pezzo è stato pubblicata integralmente sul Living Force, fanzine del Fan Club Yavin 4.

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Comments (2):

  1. Fra X

    19 Luglio 2015 at 16:50

    Non posso che quotare! ^^ Anche se a me gli Ewoks piacciono tutt’ ora. XD Li avevo già conosciuti mi pare con la serie animata. Il primo che vidi fu però “L’ impero colpisce ancora” già iniziato. I nostri alla città delle nuvole, scontri con raggi, spade laser, un omone peloso che si porta dietro un robot in pezzi XD… rimasi decisamente incuriosito e catturato! ^^ Poi quando scopro che il protagonista è il figlio del cattivo… O_O quando poi vidi “Guerre stellari” in cui Obi-wan dava un’ altra versione pensavo di aver capito male io tirando un sospiro di sollievo. XD
    IRDJ è indubbiamente il film più barocco e dinamico. Si vede ormai che siamo negli anni 80, il budjet è aumentato e gli effetti speciali sono di molto migliorati. Bello il covo di Jabba! Una fortezza medioevale con tanto di mostro e la scena del galeone… wow! Poi l’ inseguimento ad Endor! Quindi l’ incontro tra Luke, Fener e l’ imperatore. Come fatto notare nell’ articolo, la parte più bella di tutto il film! Quando Dart torna Anakin e aiuta il figlio ritrovando un briciolo di umanità mi tocca tutt’ ora! ^^

  2. Maico Morellini

    20 Luglio 2015 at 15:21

    Grazie del commento!
    Tra l’altro il trovo che alcuni effetti speciali (sopra tutti, la battaglia di Endor) siano all’altezza dei film moderni.
    Anzi, hanno qualcosa di più vero. Senza dubbio merito dell’enorme lavoro fatto con i modellini al posto della fredda CGI.

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