STAR WARS IX: L’Ascesa di Skywalker

Tempo di lettura: 9 minuti

Disclaimer numero uno, d’obbligo in tempi tormentati come questi: tutto quello che segue è una mia personale, fallibile, discutibile, commentabile, condivisibile opinione.

Disclaimer numero due: siamo arrivati alla fine di un arco narrativo lungo quarantadue anni e che conta nove pellicole al suo attivo. Non cercherò di analizzare tutto il pacchetto ma nel commentare la fine della Terza Trilogia, è impossibile non considerare ciò che è venuto prima.

C’è un peccato originale, un ‘errore’ primigenio nel concepimento di questa ultima trilogia. Una medaglia sbagliata che ha due facce. La prima è la costruzione in tre tempi della storia: ha senso fare un film, aspettare le razioni del pubblico, e poi cambiare completamente direzione per il capitolo successivo? Lo aveva fatto George Lucas con la sua Trilogia Prequel facendo danni mostruosi. Hanno replicato, oltre a diverse cose, anche questa ricreando in effetti ciò che era successo con un Episodio II al limite della denuncia e un Episodio III che correva come un pazzo per salvare il salvabile.

L’altra faccia della medaglia sbagliata è intrinseca nella scelta di ripartire da Episodio VII, di connettere così intimamente i nuovi film con i capitolo precedenti. Lucas, tra le tante, ha detto una cosa sacrosanta: Guerre Stellari è sempre stato l’epopea della famiglia Skywalker e ripartendo da Episodio VII (e non da una trilogia non numerata) hanno continuato questa tradizione. Scrivevo il primo maggio del 2014:

Questo, sotto molti aspetti, complica quello che tutti noi appassionati ci auspicavamo: un rapido e indolore passaggio di consegne tra una generazione di attori che, suo malgrado, è invecchiata verso una storia fresca, nuova, legata ma non troppo ai perfetti fasti della Vecchia Trilogia.

Esattamente quello che non è successo. Tutti i vecchi personaggi sono stati ripresi e, facendo questo, era impossibile non riprendere anche le vecchie dinamiche. Questo è successo per due film su tre, questo è l’inevitabile effetto di una superficialità genetica da cui questa Terza Trilogia è stata caratterizzata sin dal concepimento. In sintesi? Se rimetti in campo Luke, Han, Leia e tutti i personaggi che hanno reso grande Guerre Stellari, sei poi costretto a richiamare anche le dinamiche che li hanno trasformati in puro mito. Come si può pensare di non mettere al centro di tutto lo scontro tra Luke, Leia e il Lato Oscuro? Come si può pensare di rivolgersi a uno Snoke qualunque quando Luke poco più ventenne ha affrontato e sconfitto, insieme al Padre, il, più grande Maestro Sith di tutti i tempi?

Non si può. E allora ecco che l’Imperatore doveva tornare, chiudendo poi il cerchio concettuale con Ep III. Perché, in sintesi, il Guerre Stellari che hanno deciso di raccontarci con Ep VII, VIII è IX è esattamente questo. Mitologia pop. Personaggi troppo imponenti per potersi ancora una volta evolvere davvero, miti che hanno raggiunto un livello di purezza e perfezione complesso anche solo da maneggiare. Perciò, con queste premesse, che scelta restava? Avevano senso le parole in libertà di Rian Johnson che, alleggerito da ogni responsabilità di chiudere una storia, ha tentato di scardinare la componente mitologica di Star Wars? No, non potevano averlo perché la frittata concettuale era già stata fatta. E arriviamo infine a Episodio IX.

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Funziona? Non funziona? È Guerre Stellari o solo Star Wars? Oh, funziona. Eccome se funzione. Funziona perché è Guerre Stellari all’ennesima potenza contaminato con tutta un sovrastruttura di mitizzazione del pop contemporaneo. Non dimentichiamo, Guerre Stellari prima maniera è sempre stato questo. Epica resa pop. Qui Abrams, che gioca con gli specchi, con le ombre, con i ribaltamenti di prospettiva, fa esattamente ciò che gli riesce meglio: rende il pop contemporaneo epico.

Perciò abbiamo di nuovo la contaminazione potteriana accennata nel Risveglio della Forza, spade come bacchette, con la loro storia, la loro anima, la loro nobiltà. Tema annichilito da Johnson e dal suo Luke che getta la spada laser come fosse una cartaccia. Abbiamo uno scontro molto magico, molto mistico. Poi abbiamo un pizzico di Signore degli Anelli, dei suoi rohirrim, della sua lingua di Mordor e forse anche un pelo di Nolan e del suo Dunkirk. Ma d’altra parte, Obi-Wan non era un po’ Gandalf e un po’ Merlino? Tutto, rigorosamente, in salsa Guerre Stellari. E i personaggi? In questo abbagliante caleidoscopio di predestinazione, di forza condivisa (Finn per tutta la durata della pellicola attinge alla forza, e come lui altri), cosa riescono a fare le nuove leve libere da ogni pre-costituizione mitologica? I personaggi, pure loro, sono vincolati dagli effetti collaterali del fatale errore primordiale. Può uno Skywalker sfuggire al suo destino di nascita, caduta, redenzione e ascesa? No. Non può. A ben vedere, Kylo Ren è l’unico personaggio che davvero affronta un percorso tanto inedito quanto interessante ma perché è l’unico personaggio che, trasversalmente alle tre pellicole, ha un sentiero tracciato da seguire. Non a caso, de facto, è uno Skywalker.

Tutti gli altri, Rey, Finn e Poe compresi, sono incastrati tra le due facce della medaglia di cui sopra. Perché? Perché la storia non è la loro. Perché il posto che dovevano occupare era già occupato da Chewbacca, dai due droidi, da un ritrovato Lando. Loro sono ombre, in questo ultimo episodio più a fuoco e più dense che negli altri, ma ombre piuttosto uguali a loro stesse. È sbagliato? No. È inevitabile. Perché lo Star Wars che hanno deciso di raccontare partendo da quell’Episodio VII, non poteva essere altro che quello che Abrams ha messo in scena con il settimo capitolo e con questo ultimo.

Un lavoro di recupero. Un lavoro di chiaroscuri alla Abrams tutto a servizio di chi voleva rivedere ancora, ancora e ancora il Guerre Stellari prima maniera. E lui, da appassionato, da fan, questo ci offre. Perciò la domanda è, io potevo chiedere di più? No. E l’ho distintamente percepito con un mio limite, ma un limite che mi sono tenuto stretto per tutta la durata de L’Ascesa di Skywalker. Abrams ci offre l’ironia di un C3PO carico a pallettoni, di un Poe e di un Finn che trovano finalmente le loro dinamiche, di una narrazione frenetica e a suo modo armonica (forse un po’ più di coraggio in un paio di occasioni avrebbe potuto rendere un po’ più adulta la storia), di una Forza che ci mostra aspetti inediti nel suo dualismo vitale (Qui-Gon sarebbe contento), di una cultura Sith visivamente più estesa ed elaborata. Sfumature che fanno la differenza, riproporsi di situazioni (quando Rey e Luke discutono sulle origini della ragazza, chi non ha rivisto Obi-Wan e il giovane Skywalker ne Il Ritorno dello Jedi? E quanti non hanno trovato un riflesso di Mustafar su Endor? Fuoco e Acqua?) ribaltate ma con lo stesso significato. E ce ne sarebbero altre.

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Ci sono anche dettagli e attenzioni che provano a spingersi oltre l’estetica. Ci sono ufficiali imperiali che “disturbate i loro speeder”, che trovano soluzioni alternative al piano di attacco della Resistenza. C’è il peso forte della predestinazione, ma l’altrettanto consapevole certezza che no, non tutto è predestinazione e che non è il sangue a renderci ciò che siamo. Poi ci sono anche cose che non funzionano, c’è come detto una trilogia disarmonica fatta di tentativi e di cambi di rotta. C’è forse un finale meno epico di quello che poteva o doveva essere ma che si chiude con la parola che ha caratterizzato questo, come tutti gli altri sette film (e mezzo) precedenti: Skywalker.

Ma alla domanda se questo Episodio IX mi è piaciuto, se trovo sia una conclusione degna di un’avventura lunga 42 anni (la mia età), la risposta è sì. E mi sento ripagato della brutta sensazione che Gli Ultimi Jedi mi aveva lasciato addosso. Perciò Guerre Stellari è e può essere solo questo? Oh no. E abbiamo molte prove. Rogue One è sfuggito ai vincoli della Trilogia Classica, o almeno si è divincolato da alcune delle sue catene, ed ha funzionato molto. The Mandalorian è ancora più lontano dallo scontro tra Ribellione e Impero e pare stia funzionando alla grande.

Ma questo Star Wars, questa fetta di galassia lontana lontana, non poteva far altro che essere, ancora una volta, lotta tra il bene e il male, lo stesse bene e lo stesso male che hanno segnato il destino di un’intera famiglia, di una Repubblica, di un’Impero. E io ringrazio che alla fine sia stato così.

Per chi se li fosse persi – Star Wars [Update]:

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Comments (1):

  1. Steffy

    20 Dicembre 2019 at 17:03

    Devo essere sincera? Non ho letto bene fino in fondo il tuo articolo come non ho guardato tutti i capitoli di questa saga che in mi piaceva in origine. Non metto in dubbio niente di ciò che dici, tutti argomenti condivisibili o criticabili su una storia che può piacere o no. Quello che mi disaffeziona è la tenacia nel portare avanti una saga che risulta per forza di cose a tratti ripetitiva, e perché? Sempre per quel dio che si è mangiato anche il Natale.

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