Sul Globo d’Argento – di Andrzej Żuławski

Tempo di lettura: 4 minuti

VOTO:★★★★½

La fantascienza è una delle narrazioni di genere più versatili a disposizione di autori e cineasti: può essere intrattenimento, può essere finzione, può spingere l’acceleratore sugli aspetti più scientifici o può proiettare lo spettatore qualche decennio nel futuro, indirizzando il suo potente obiettivo in direzioni meno tecnologiche. E può, in alcuni casi, diventare un affilato strumento di critica sociale.
E’ questo il caso di ‘Sul globo d’argento‘, lungometraggio firmato da Andrzej Żuławski la cui tormentata storia inizia subito dopo la realizzazione de ‘L’importante è amare‘ (1975). E’ infatti il 1975 quando Żuławski torna in Polonia e decide di attingere alle complesse visioni letterarie dello zio Jerzy per trasformarle in una pellicola di fantascienza. Lavora alacremente per due anni ed è nel 1977 che il governo polacco, in maniera molto più violenta di come era accaduto cinque anni prima per ‘Il Diavolo‘, fa scattare l’implacabile tenaglia della censura. Il film è completo all’ottanta percento ma vengono distrutti costumi di scena, scenografie e il progetto viene tolto dalle mani del regista. Ci vorranno undici anni e la fine del regime polacco per permettere a Żuławski di completare, in qualche modo, il suo progetto. La pellicola che il regista presenta nel 1988 non è infatti completa. Le parti mancanti non potranno mai più essere recuperate né tantomeno girate e nel montaggio che Żuławski propone è lui stesso, come voce narrante, a riempire questo vuoto descrivendo allo spettatore ciò che avrebbe dovuto vedere.
Cosa ha spaventato a tal punto il governo polacco da spingerlo a intervenire così duramente nei confronti di un’eccellenza del cinema autoctono come Andrzej Żuławski?

Sul globo d’argento‘ racconta di un gruppo di astronauti che fuggono dalla Terra lasciandosi alle spalle un pianeta violento e inospitale. Questi si schiantano su un nuovo mondo e i tre membri dell’equipaggio sopravvissuti raggiungono il mare e fondano un villaggio. Da loro e dai loro figli, vittime di una crescita accelerata a causa delle strane caratteristiche del pianeta, prenderà vita una nuova civiltà tutta incentrata sul culto del ‘Vecchio uomo’, l’ultimo e più longevo degli astronauti che arriverà a vestire i panni di una vera e proprio guida spirituale. Anni dopo un nuovo astronauta alla ricerca della vecchia spedizione arriverà sul pianeta e verrà accolto come una divinità salvatrice. Sarà lui a guidare una rivolta degli uomini contro una razza ibrida autoctona ma ben presto la sua mortalità porterà le guide di quello strano popolo a compiere un estremo gesto di ribellione.
‘Sul globo d’argento’ è una pellicola dalle tematiche tormentate e disturbanti. Il pianeta sconosciuto diventa uno specchio nel quale riflettere tutte le debolezze dell’uomo, tutto il nichilismo esistenziale che sembra essere l’unica eredità trasmissibile attraverso il tempo e lo spazio. La necessità di creare finti dei – il culto del ‘Vecchio uomo’ è incentrato sulla divinizzazione di un comune mortale – sembra corollario dell’incapacità umana di autodeterminarsi senza l’intervento di un’entità superiore. Dio? O anche solo un governo autoritario nel quale a tutti gli effetti convergono sia il potere temporale che quello spirituale?

Non solo. Una volta che questi dei vengono creati, perché la civiltà immaginata da Żuławski fa proprio questo soprattutto dopo l’arrivo dell’astronauta solitario, diventa impossibile vivere insieme a loro. Ed è in quel momento che l’uomo si ribella ai suoi stessi miti e in una sorta di rivisitazione dei dogmi della religione cristiana, li crocifigge perché non all’altezza dell’eletta immortalità morale della quale erano investiti.
Tutti i personaggi creati e immaginati da Żuławski sono vittime di profondi e complessi dilemmi etici: la forza di essere giusti, la capacità di credere e di trasformare in realtà ciò in cui si crede. L’evanescenza dell’amore e il desiderio di conoscenza. Per bocca dei primi tre astronauti sopravvissuti Żuławski confeziona una nuova triade religiosa: fede, consapevolezza e felicità. Tre pilastri attorno ai quali i personaggi orbitano senza mai riuscire a trovare una quadratura spirituale tanto forte da farli convergere, tanto solita da permettere il raggiungimento di un equilibrio definitivo.
C’è una grande sofferenza di fondo nella visione del regista. Un’incapacità quasi genetica dell’uomo di accettare la fede, di ricercare la consapevolezza e di abbandonarsi infine alla felicità.
L’intera pellicola si trasforma perciò in una ricerca di questo equilibrio, un viaggio attraverso fede, violenza, sesso, stati allucinatori. Un percorso che alla fine cortocircuita con un sacrificio biblico, con la crocifissione della divinità per mano degli stessi uomini che l’avevano creata.
Era proprio questo ciò di cui il governo polacco aveva paura. Uomini polacchi, in fuga dalla Terra e portatori di una sofferenza irrisolvibile: uno specchio, un ‘globo d’argento’, con il quale il regime di quei tempi controversi non ha mai avuto la forza di confrontarsi.

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Questo articolo è stato pubblicato su Nocturno Cinema

Zulawski's ON THE SILVER GLOBE (trailer) from Cinefamily on Vimeo.

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[Racconto] – L’Adepto

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L’Adepto è una brevissimo racconto inedito ispirato al mondo del mio romanzo La terza memoria ed è nato con un duplice scopo. Il primo è quello di divertirmi tornando nell’Italia post apocalittica che ho inventato come ambientazione del romanzo. Il secondo è (sarebbe) quello di stuzzicare chi ancora non ha letto La terza memoria e magari accompagnarlo verso il romanzo. Il primo scopo l’ho raggiunto. Vediamo se qualcuno mi aiuterà a raggiungere anche il secondo.
L’immagine qui sopra è la bellissima illustrazione che Franco Brambilla ha fatto per la copertina di Urania.

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Westworld 2 – la creazione di un nuovo Olimpo

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Insomma, per concludere, il world-building narrativo di Westworld (così come quello di True Detective in parte come quello del Trono di Spade) è una sapientissima fusione di suggestioni iniettate a poco a poco nella coscienza dello spettatore. Un nobilissimo frankenstein meta-concettuale nel quale il tutto è ben superiore alla somma delle parti perché riesce a rivolgersi alla nostra parte filosofica senza però trascurare quella più moderna.

So che non è elegante, citarsi non lo è mai, ma riprendo la conclusione del mio pezzo su Westworld pubblicato qui a fine 2016 e rilancio: Nolan e la Joy hanno tenuto il timone ben saldo in quella direzione.

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