[Recensioni Libri] – ‘Desolation Road’ di Ian McDonald

Tempo di lettura: 3 minuti

VOTO:★★★★½
Un romanzo di fantascienza può avere tanti ingredienti e può scegliere diverse strade per raccontare quello che ha da dire. Ci sono la creatività, le idee, le innovazioni. E ci possono essere componenti che legano la storia al presente. McDonald con Desolation Road, suo primo romanzo, riesce a unire tutte queste cose.
Desolation Road è un posto sperduto tra le inospitali sabbie di Marte e diventa, una pagina dopo l’altra, una vera e propria città. Attira a sé tante persone differenti, con storie diverse e con ambizioni variegate: giocatori di biliardo, scienziati, sindacalisti, militari, semi-divinità. Nascono e crescono entro i strani confini della città fondata dal tormentato scienziato Alimantado che è il padre spirituale dell’intera comunità, l’aggregante essenziale per la quieta coesione di tante anime così diverse. Dopo la sua scomparsa, inevitabile per la sopravvivenza della città, le cose inizieranno a cambiare portando gli abitanti a compiere i loro destini. Trasformando la dimensione provinciale del piccolo avamposto in una ben più complessa architettura planetaria.
‘Desolation Road’ non è un libro semplice. Le prime pagine hanno uno prosa complessa, quasi aulica, e nei capitoli iniziali vengono disposti sulla scacchiera narrativa di McDonald decine di personaggi dai nomi molto complicati. Ciascuno di loro ha una storia che ben presto inizia a intrecciarsi con quella degli altri, ciascuno di loro ha le sue peculiari caratteristiche.
Ci sono tre cose sorprendenti in questo romanzo. La prima è la freschissima creatività dell’autore. Ogni capitolo, breve o lungo che sia, contiene tonnellate di idee: tecnologie futuristiche, situazioni sociali, strutture politiche ed economiche. Traspare in modo inequivocabile la voglia di raccontare e di stupire. E questa è una dote rara. La seconda è l’ironia di fondo dell’intera opera. L’autore gioca a carte scoperte in questo: non vuole prendersi troppo sul serio e non fa nulla per nasconderlo. Sotto certi aspetti mi ha ricordato un Doug Adams, seppure molto meno spericolato. La terza è l’affilatissima analisi sociale che McDonald mette in campo ed è questa l’ancora che utilizza per legare Desolation Road a un presente purtroppo senza tempo: il romanzo è del 1988 e la situazione politica inglese ha di certo avuto il suo peso, ma tutto ciò che leggiamo, dalle lotte sindacali alle soppressioni di regime, è  comunque molto attuale.
Con crudeltà e cinismo camuffati dalla complessità fantascientifica della storia l’autore riesce a scrivere cose socialmente molto crude, terribili, senza però perdere la leggerezza propria del romanzo e questa è una grande capacità.
L’unico prezzo che McDonald paga nel momento in cui decide di raccontare tematiche così concrete se confrontate ai tratti onirici del romanzo, è una virata decisa della storia verso un unico blocco narrativo: tutte le trame convergono, tutti i personaggi si riuniscono. Viene saldato il conto con Desolation Road andando a chiudere un cerchio che l’autore ha creato con pazienza e immaginazione, pagina dopo pagina.
L’evento simbolo di questo cambiamento è la nascita del sindacato sotto la guida di Mandella e la sua rivolta contro l’onnipresente multinazionale Bethlehem Ares. Altrettanto brillante, ma già più inserito nel ‘nuovo’ contesto narrativo, il potere della ‘satira’ e la sua personificazione.
Diventa difficile racchiudere un romanzo così complesso in poche righe perché Desolation Road è davvero tanto, tanto ricco. A qualcuno potrà risultare indigesto per la sua prosa atipica (menzione d’onore per l’ottimo lavoro di traduzione) ma se si guarda oltre, se si cerca il mondo al di là dello specchio. non si può far altro che restare ammirati dalla brillantezza del romanzo. E’una fantascienza colta, di indagine sociale e di ricca inventiva.
di Maico Morellini

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Comments (2):

  1. Stefano Petroni

    22 gennaio 2016 at 18:24

    Ciao Maico! Ti ricordi di me? 🙂

    Lo sai che Ian McDonald sarà ospite della prossima Deepcon? Che fai vieni?

  2. Maico Morellini

    24 gennaio 2016 at 09:16

    Ciao Stefano, certo che mi ricordo!!! 🙂
    Ma è McDonald o Ken MacLeod? Perchè so che McDonald è stato da voi nel 2014 credo.
    Comunque sto cercando di organizzarmi, mi piacerebbe molto tornare da voi. Ho dei bellissimi ricordi!
    Vi farò sapere. 🙂

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