[Recensioni Libri] – ‘Hyperion’ di Dan Simmons

Tempo di lettura: 2 minuti

VOTO★★★★½

Quando ci capita tra le mani un romanzo come questo c’è solo una cosa da fare: leggerlo con attenzione, studiarne ogni minima parte, assaporare sfumature e accenti, stupirsi di quanto sia bello (e raro) poter dedicare alcune ore del proprio tempo a un’opera come questa.
Dan Simmons con Hyperion (1989), il primo capitolo della sua tetralogia ‘I Canti di Hyperion’, confeziona un complesso romanzo all’interno del quale già troviamo alcuni semi letterari che sbocceranno solo molti anni dopo.
Riassumere la trama del romanzo non è facile perché già dalle prime pagine Simmons decide di immergerci nel suo universo e lo fa senza indugiare troppo su spiegazioni lunghe e stucchevoli. Termini come ‘debito temporale’, ‘Teleporter’, ‘Ouster’, ‘Egemonia’ e ‘FORCE:spazio’ ci risultano subito famigliari anche se il reale significato di queste parole diventerà del tutto chiaro solo in seguito.
La narrazione procede su due binari differenti. Da un lato il presente, con l’incombente minaccia Ouster su Hyperion, pianeta periferico e poco evoluto che però a causa delle Tombe del Tempo e della misteriosa minaccia nota come ‘Shrike’ si trova al centro di un possibile conflitto intergalattico. Dall’altro il passato, con le storie dei sette pellegrini diretti su Hyperion nel tentativo di scongiurare l’avvento dello Shrike. Saranno i racconti dei sette a dipingere con solide pennellate il maestoso affresco intergalattico immaginato da Simmons.
Prima cosa: come scrittore sono rimasto impressionato dal grado di dettaglio messo in campo da Simmons per la sua ambientazione. L’Egemonia, il Nucleo delle intelligenze artificiali, il concetto di debito temporale. Molti degli spunti da lui impiegati li ritroveremo sotto altre forme nei decenni successivi (per esempio le macchine di Matrix con il loro tentativo di indipendenza richiamano molto il Nucleo delle IA di Simmons) a testimoniare quanto l’universo di Hyperion sia dettagliato e preciso. In una sola parola, impressionante. Impressionante la capacità dell’autore di condensare in un unico romanzo l’evoluzione umana da oggi a 700 anni nel futuro.
Seconda cosa: le storie dei pellegrini. Sono molto diverse da loro e qui l’arsenale letterario di Simmons viene impiegato al suo meglio. Anche quando non succede nulla di eclatante, anche quando la narrazione è preparatoria a ciò che verrà, le pagine scivolano una sull’altra. Personalmente, la mia storia preferita è quella di Sol Weintraub.
Terza cosa: l’etica e le riflessioni socio-filosofiche. Agli sventurati che considerano la fantascienza una ‘cosa di astronavi’ l’autore risponde per le rime. L’espansione dell’Egemonia, la costruzione di un Teleporter su un sistema prima raggiungibile solo grazie ai viaggi spaziali, l’evoluzione umana negli Ouster. Sono tutti temi molto importanti e molto attuali, soprattutto in questo presente così tribolato. La storia di Patto-Maui e della sua estreme resistenza contro la rete dei mondi, al netto dei giudizi politici, non può non ricorda la Grecia dei giorni nostri.
Quarta cosa: l’amore per il passato. Simmons ha dimostrato e sta dimostrando di avere un grandioso talento anche per quanto riguarda i romanzi ad ambientazione vittoriana. Il suo ‘Drood‘ (2009) e il recente ‘The Fifth Heart’ (2015) hanno per protagonisti personaggi ottocenteschi (Charles Dickens, Wilkie Collins e poi Henry James e Sherlock Holmes). L’importanza che il poeta ottocentesco John Keats ha nell’economia complessiva di ‘Hyperion’ è una chiaro indizio di questa sua passione e l’accuratezza con la quale disseziona la vita di Keats per metterla al servizio della sua storia è notevole.
Concludendo ‘Hyperion’ è un libro forse unico nel suo genere. E’ complesso ma mai pedante e se anche non arriva a una conclusione definitiva della storia compone un mosaico che, per gli amanti della lettura e della scrittura, funge da vero e proprio manuale.
di Maico Morellini

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