[Recensioni libri] – ‘I Pirati Fantasma’ di William H. Hodgson

Tempo di lettura: 2 minuti

VOTO:★★★★☆

La cosa più sorprendente dei grandi autori weird (o bizzarri) del passato è quanto il presente sia debitore nei loro confronti. Di William H. Hodgson e dei suoi racconti ho già parlato ma con ‘I Pirati Fantasma’ è arrivata la conferma della particolarità di questo autore.
Il romanzo (o racconto lungo, secondo l’editore ma per struttura e numero di battute secondo me si può guadagnare a buon titolo il nome di romanzo) si svolge a bordo della Mortzestus, una nave che durante il suo viaggio a Capo Horn è teatro di misteriosi accadimenti. Il punto di vista è quello del marinaio Jessop che si imbarca sulla Mortzestus già insospettito dalla strana nomea di ‘nave sfortunata’ che accompagna il vascello. Sospetti questi che sono destinati a diventare certezze quando, durante la notte, lo stesso Jessop vedrà strane figure eteree provenienti dall’oceano salire a bordo della nave. Morti misteriose e altrettanto inspiegabili sparizioni condizioneranno il destino della Mortzestus.
Due sono le caratteristiche principali di questo romanzo. La prima è la grande precisione con la quale Hodgson descrive la vita marinara. In questo attinge a piene mani dalla sua esperienza di mozzo usando termini precisi, descrizioni vivide, nel complesso una affresco talmente dettagliato da disorientare, almeno all’inizio, per l’eccesso di informazioni. La seconda è la capacità di Hodgson di confezionare un storia così originale e visionaria da aver ispirato grandi maestri del cinema e della letteratura a distanza di decina di anni. Il romanzo è stato scritto intorno al 1909 ma la freschezza delle idee di Hodgson è impressionante: portali sul mondo dei morti, nebbie che impediscono di essere individuati e che nascondono vascelli fantasma.
E’ impossibile non notare che il film ‘The Fog’ (1980) diretto da Carpenter attinge a piene mani dall’immaginario descritto da Hodgson, dalla sua nebbia che nasconde navi spettrali e dalla quale escono pirati eterei ed invincibili.
A sua volta Hodgson recupera alcune leggende marinaresche, come quella dell’Olandese Volante, e le rielabora trasformandole in qualcosa di più occulto e terribile. Attualizzando qualcosa e riuscendo a esprimerlo in modo diretto e moderno.
La battaglia finale tra i pirati fantasma e l’equipaggio della Mortzestus è impressionante per modernità, per tempi e per svolgimento. Deve, secondo me, qualcosa anche alla struttura dei racconti di Poe nei quali gli eventi acceleravano poco alla volta fino a chiudersi in un caleidoscopio di terrore. Pensare che storie come questa sono state scritte più di cento anni fa rende ancora più impietoso il confronto con un certo horror cinematografico tutto incentrato sulla banalità dell’immagine e sulla povertà di atmosfera. Anche questa opera di Hodgson è la conferma di quanto i suoi scritti possano aver influenzato Lovecraft nel trattare il mondo dell’occulto e del sovrannaturale.
Unico difetto? Come accennava l’utilizzo massiccio di termini marinareschi che, almeno all’inizio, può disorientare un po’. Ma sotto certi aspetti questo può anche essere un pregio perchè Hodgson racconta le sue storie senza filtro e vuole a tutti i costi portarci a bordo della Mortzestus, come uno dei marinai protagonisti della storia. In questo non fa sconti e a ben vedere è giusto così.
di Maico Morellini
I pirati fantasma immaginati da Philippe Druillet

Ti è piaciuto? Metti like o condividi!
  •   
  • 34
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ghostland – di Pascal Laugier

Tempo di lettura: 3 minuti

Adoro Pascal Laugier, anche se non ci andrei nemmeno a bere un caffè tanto mi preoccupa il funzionamento della sua mente. Lo adoro a tal punto da aver messo il suo Martyrs in cima alla mia classifica dei 20 film horror. L’ho adorato anche nel meno convincente The Tall Man (2012) perciò aspettavo con una certa trepidazione Ghostland (in Italia, La Casa delle Bambole). Laugier non mi ha deluso, anzi.

Ti è piaciuto? Metti like o condividi!
  •   
  • 21
  •  
  •  
  •  
  •  

Il fallimento del futuro?

Tempo di lettura: 2 minuti

Quando il futuro ha smesso di essere un faccenda di cui occuparci? Quando è diventato esclusivo demanio di multinazionali e governi? Mi guardo intorno e dal mio limitato osservatorio vedo che da una parte si ragiona di connettività, infrastrutture, intelligenze artificiali, gestione dei dati, ripristino e trasformazione in un grande corridoio informatico della vecchia Via della Seta (per fare un esempio). Dall’altra si è concentrati su un presente abbastanza misero (dal punto di vista concettuale), fatto di sussistenze, di paure, di contrazioni sociali, di ritorno ad alchemiche ricette ottocentesche, di esclusioni e di frammentazione del tessuto connettivo che dovrebbe tenere insieme tutto. Uno Jedi direbbe che abbiamo smesso di essere in comunione con la Forza.

Ti è piaciuto? Metti like o condividi!
  •   
  • 44
  •  
  •  
  •  
  •