Recensioni Libri – ‘Wild Cards – L’origine’ a cura di George R.R. Martin

Tempo di lettura: 2 minuti

Prima di recensire questo volume di racconti voglio lanciare un messaggio di speranza a tutti i giocatori di ruolo: ‘Wild Cards’ è nato proprio in seguito a lunghe sessioni di roleplay a cui George R.R. Martin e il suo gruppo di giocatori/scrittori si sono dedicati per più di un anno (erano i gloriosi anni ottanta). Morale: il gioco di ruolo non è una perdita di tempo e da tutti i personaggi, le situazioni e i mondi creati in ore e ore di pianificazione si può ricavare qualche soldo. Più di qualche soldo a patto di chiamarsi George Martin.
‘Wild Cards’ (il primo volume della saga, questo per intenderci, uscì nel 1987) nasce da una lunga campagna di ‘SuperWorld’, ambientazione superoica basate sulle regole di Rolmaster, condotta dallo stesso Martin e il motore narrativo della raccolta di racconti è piuttosto interessante. E’ il 1946 quando un’astronave aliena si avvicina alla Terra con un obiettivo ben preciso: utilizzare l’intero pianeta come laboratorio per sperimentare gli effetti di un virus mutageno che gli stessi takisiani (questo è il nome della razza aliena) intendono impiegare per la perenne guerra che anima il loro mondo natale. Il virus viene scatenato limitatamente alla città di New York e tre sono gli effetti: morte (90% dei casi), tremenda deformazione fisica (9%) o acquisizione di super poteri (1%). La Grande Mela finisce perciò con l’ospitare i Joker o gli Assi, rispettivamente esseri umani deformati dal virus o veri e proprio super eroi.
L’impianto è quello di una solida ucronia con riferimenti storici molto pertinenti (aggiungerei, da lettore non americano, pure troppo) e con una grande attenzione a come l’avvento di super uomini può cambiare l’assetto geopolitico del mondo intero (il virus, infatti, troverà il modo di infettare anche altre parti del globo). Il paragone con il capolavoro ‘Watcmen’ (1986,1987) di Alan Moore non può essere ignorato e, come era facile prevedere, il confronto è impietoso: Moore vince su tutta la linea per equilibrio, forza e originalità. L’idea di tanti racconti scritti da penne diverse e ambientati in decenni successivi al 1946 è buona ma le differenze tra gli autori, sia come stile che come profondità narrativa, stridono troppo finendo con l’amalgamarsi solo in parte. Se da un lato il desiderio di mantenersi saldamente ancorati alle realtà storiche è molto interessante, dall’altro allontana tutti quei lettori che non hanno ben presente la storia americana dal 1946 a oggi (io sono uno di quelli).
Arrivato quasi alla fine il mio giudizio restava piuttosto freddo ma poi, come a volte accade, un colpo di coda ha salvato la raccolta: gli ultimi tre racconti scorrono bene, procedono senza nessuna inibizione e possiedono il giusto equilibrio tra vicende personali e macrotrama complessiva. E’ sufficiente per convincermi ad acquistare il volume successivo e seguire gli sviluppi del virus ‘Wild Cards’? Di sicuro non nell’immediato futuro. Come dicevo è una lettura piuttosto faticosa e, seppure sono lieto di aver esplorato il mondo tratteggiato da Martin e compagni (e vi consiglio di fare altrettanto), per il momento ne ho abbastanza.

di Maico Morellini

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