[Riflessioni] – ‘Ai confini della realtà’ di Rod Serling

Tempo di lettura: 2 minuti

Prima di tutto il solo fatto che la televisione di stato (nello specifico, il tanto bistrattato terzo canale) da intere settimane stia dedicando alla fantascienza mezz’ora di una delle sue fasce orarie più gettonate ha dell’incredibile. E’ una cosa ai confini della realtà, mi permetto di dire. Nel dettaglio su RaiTre dalle 20.10 alle 20.40 (con piccole variazioni di orario tipiche dei nostri palinsesti) stanno trasmettendo tutte le stagioni della ‘Twilight Zone’ americana, serie televisiva partorita da Rod Serling che aveva debuttato sulla CBS il 2 ottobre del 1959.
Senza voler entrare nel merito di ogni singola stagione (attualmente su RaiTre sono arrivati a trasmettere la terza), ci tenevo a condividere un paio di ragionamenti che per gli appassionati della ‘zona del crepuscolo’ saranno lapalissiani ma che per chi come me è nato qualche anno dopo hanno un valore aggiunto sorprendente.
In sostanza anche solo guardando gli episodi della prima stagione (parliamo di 36 puntante, arrivate in Italia nel 1962) salta all’occhio che tutto ciò che il cinema di fantascienza avrebbe raccontato nei successivi cinquant’anni esisteva già, seppure in forma grezza ed embrionale, nelle brevi storie raccontate da Serling.
Matrix (con i suoi mondi virtuali), Truman Show, Il Pianeta delle Scimmie e poi tante altre suggestioni che, estese ed evolute, sono poi diventante parte dello scibile fantascientifico a cui siamo abituati. Questo vuol dire che le idee sulle quali ci arrampichiamo da decenni nel tentativo di raccontare una nuova storia ‘del fantastico’ sono in realtà sempre le stesse, solo espanse e compresse a seconda dell’esigenza? No, non necessariamente. Ma sta per certo a significare che la creatività sessant’anni fa esplorava in modo più ingenuo ma forse più genuino molte delle stesse tematiche che oggi sono alla base del cinema moderno. Insomma, non siamo poi così diversi dai nostri predecessori.
Altra piccola considerazione: la penuria di mezzi tecnici (almeno se confrontati con quelli attuali) costringeva i registi e gli sceneggiatori a sforzi notevoli per suggestionare lo spettatore senza lasciare che la sua incredulità perdesse la sospensione necessaria alla storia. Così uno dei protagonisti della serie, che era in grado di cambiare volto, lo faceva in momenti particolari, non visto da chi voleva ingannare. E allo spettatore non era sbattuto in faccia un morphing non necessario ai fini delle trama che può sorprendere per la sua realizzazione tecnica ma che impoverisce lo sforzo creativo di chi guarda.
Perciò, piacevolmente sorpreso da questi strataggemi, ho finito con l’interrogarmi su come gli effetti speciali hanno cambiato la nostra capacità di immaginare (e anche di scrivere): se da un lato grazie ai prodigi del computer è più facile avere un vasto database emotivo ed emozionale al quale attingere se si vogliono proiettare con la scrittura immagini nella mente di chi legge, dall’altro il mostrare TUTTO indiscriminatamente, il non lasciare nulla all’inventiva di chi guarda ha forse finito con l’impoverire la fantasia nativa (e la capacità di creazione astratta) dello spettatore/lettore.
Dico forse perché non ne sono del tutto convinto, ma è una domanda che mi sono posto apprezzando (e non poco) la semplicità con la quale nella ‘Twilight Zone’ si riusciva a convincere il pubblico che stavano davvero succedendo le cose meravigliose descritte dal narratore senza necessariamente mostrarle in tutte le loro sfaccettature.

di Maico Morellini

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Comments (4):

  1. sandro

    10 Settembre 2014 at 19:52

    Bel commento. …in quali episodi si può vedere Matrix e gli altri film che citi ??
    Ciao e grazie

  2. Maico Morellini

    10 Settembre 2014 at 21:34

    Grazie Sandro!
    Chiare suggestione legate a Matrix le ho avute nel primo episodio della stagione 1 (La barriera della solitudine) e anche ne Il sarcofago.
    Per quanto riguarda il Pianeta delle Scimmie me lo ha ricordato Tre uomini nello spazio e The Truman Show l’ho rivisto in L’avventura di Arthur Curtis.
    Poi in realtà scampoli di fantascienza ‘moderna’ si trovano anche in altri episodi. 🙂

  3. Flavia Ostani

    20 Marzo 2018 at 11:19

    Sono Flavia Ostani – Italia.
    Sto vedendo/rivedendo tutta la splendida, unica, geniale e mitica serie “Ai confini della realta’ “.
    La sua fantastica sigla mi fa venire i brividi ancora oggi.
    Quanti attori famosi ho avuto il piacere di trovarvi in giovane eta’ !
    Grazie, mister Serling. Ti sei conquistato l’immortalita’, anche con le tue care sigarette.
    Flavia

  4. Maico Morellini

    20 Marzo 2018 at 11:25

    Ciao Flavia,
    grazie del commento!
    Sì, come ho provato a riassumere qui sopra c’è tanta di quella voglia di sperimentare e di quella genialità nella serie da lasciare stupiti.
    Forse complici i tempi, forse complice la penna di Sterling, ma si è trattato di un’alchimia irripetibile!
    Maico

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