[Consigli di lettura] – Stephen R. Donaldson

Tempo di lettura: 4 minuti

Dai tredici ai diciannove anni si è consumata quella che a posteriori ho definito come la mia fase fantasy (chiunque abbia giocato a Dungeons & Dragons, prima o poi, ha avuto questa fase) e c’è un romanzo che ha dato il via a questo lungo e romantico periodo. No, non è stato Il Signore degli Anelli, quello è arrivato un anno dopo, ma in qualche modo Tolkien è coinvolto con la mia scoperta del fantasy letterario. In che modo?
Il romanzo era La Guerra dei Giganti e il suo autore era un certo Stephen R. Donaldson. La Guerra dei Giganti era il secondo capitolo di una trilogia chiamata Le Prime Cronache di Thomas Covenant l’Incredulo ed era ambientato in una terra fantastica, La Landa, strettamente connessa con il nostro mondo tanto da rendere possibili viaggi attraverso le due realtà.
Thomas Covenant, l’antieroe protagonista dei romanzi, è un giovane scrittore americano malato di lebbra che si ritrova trasportato nella Landa dopo aver perso i sensi in seguito a una brutta caduta. Lì la sua lebbra viene curata con una melma magica curativa e la prima cosa che fa, convinto di trovarsi all’interno di una propria proiezione mentale, è violentare la ragazza che lo ha curato.
Da qui inizia l’avventura di Thomas Covenant, a ragione ribattezzato l’Incredulo, in quello che è un mondo dalle spiccate influenze tolkeniane (lo stesso Covenant viene accolto come un eroe perché possiede una fede nuziale in oro bianco, materiale più che raro e più che magico nella Landa, un Unico Anello sui generis … vi ricorda niente?). La Landa ha un nemico, il Sire Immondo, lo Spregiatore, il Divoratore di Zanne, Corruzione, una creatura ancestrale (Sauron?) con tre servitori incorporei che traggono forza dal suo potere (i Nazgul?). A lui si oppongono i Signori che governano la Landa nel bene e nelle giustizia dalla Rocca delle Celebrazioni, enorme città di pietra (Minas Tirith?) costruita dai giganti e che padroneggiano la magia della Landa dopo una millenaria storia di conflitti contro il Sire Immondo. Ci sono poi silfidi, coboldi, i Ramani (popolo legato ai cavalli che ricorda i Rohirrim) e nel mezzo Thomas Covenant, incapace di prendere un parte perché troppo legato alla sua necessità di concretezza: a un lebbroso non è concesso credere nei sogni, perché credere nei sogni significa distrarsi e permettere alla malattia di avere la meglio.
Al di là delle evidenti contaminazioni tolkeniane (ci sono i Forestali, simili agli Ent seppure con una storia decisamente più autonoma), le Cronache di Thomas Covenant sono state per me una vera e propria rivelazione. Ricca, con una storia antica e immaginifica, con un world bulding potente, così potente che non credo di aver mai più ritrovato niente del genere (Tolkien a parte).
Donaldson ha saldato il suo debito con tolkien nella prima trilogia delle cronache, rispettivamente nei libri:

  • La Conquista dello Scettro (1977)
  • La Guerra dei Giganti (1978)
  • L’Assedio della Rocca (1979)

Sono tre romanzi decisamente tolkeniani nonostante molte cose denotino una grande autonomia suggestiva di Donaldson proprio a partire dal riluttante protagonista. Sono romanzi ricchi, epici, con una storia passata potente (i nomi di Damelon, Berek, Loric o dei Demondim si sono impressi a fuoco nella mia memoria) e degna di alcune parti del Silmarillion. Immaginate l’effetto che hanno avuto su di me, quando ancora non avevo letto Tolkien. Si tratta di un mondo così vasto da avere una sua vera e propria WIKIPEDIA.

Donalson scrive poi una seconda trilogia nella quale si affranca dalle epiche tolkeniane tanto che la ambienta diversi secoli dopo la prima. Sempre nelle Landa, sempre con Thomas Covenant (il tempo sulla Terra scorre diversamente). Altri tre romanzi nei quali l’autore abbandona le zone conosciuto della Landa ed esplora la vastità del suo mondo arricchendolo di note esotiche. Per chi ha giocato a Magic, siamo in odore di Arabian Nights, o di Mille e Una Notte per gli altri:

  • Il Sole Ferito (1980)
  • L’Albero Magico 1982)
  • L’Oro Bianco (1983)

Per quanto riguarda l’Italia, le opere di Donaldson su Thomas Covenant si fermano qui. Vi lascio immaginare il mio stupore quando un lustro fa ho scoperto l’esistenza di una terza serie composta da quattro romanzi, mai tradotti.  In questi quattro volumi Donaldson fa secondo me qualcosa di davvero grandioso. Sono quattro volumi complessi ma con un’epica e una potenza davvero impressionanti. Lo stesso autore ha dichiarato che non sarebbe stato in grado, prima di allora, di scrivere testi come questi tanto che ha lasciato passare vent’anni prima di saldare il conto con Thomas Covenant. I romanzi sono:

  • The Runes of the Earth (2004)
  • Fatal Revenant (2007)
  • Against All Things Ending (2010)
  • The Last Dark (2013)

Donalson ha poi scritta un’altra saga fantasy, questa volta tradotta, che secondo me merita davvero molta attenzione. L’impianto di base è simile: Terisa Morgan è una donna insicura che si trova trasportata nel regno di Mordant. Qui c’è una potente magia, quella degli specchi, con regole ricche, interessanti e che spingerebbero qualunque Master ad ambientarci un gioco di ruolo. Anche qui ci sono personaggi memorabili come l’Arcimago Vagel (ha dato il nome al mio personaggio di World of Warcraft) e l’Adepto Havelock. Molto diversa dalle cronache di Covenant, questa saga è composta da due libri:

  • Lo Specchio dei Sogni (1986)
  • I Cavalieri dello Specchio (1987)

Donaldson è anche un autore di fantascienza, ed è ancora in attività, ma da molto tempo non considerato in Italia. Era stato iniziato un progetto di riedizione delle cronache di Covenant naufragato però dopo La Conquista dello Scettro. Sono andato molto veloce ma se amate il fantasy, se amate la buona lettura, Donaldson è l’autore che fa per voi.

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