Ghostland – di Pascal Laugier

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Adoro Pascal Laugier, anche se non ci andrei nemmeno a bere un caffè tanto mi preoccupa il funzionamento della sua mente. Lo adoro a tal punto da aver messo il suo Martyrs in cima alla mia classifica dei 20 film horror. L’ho adorato anche nel meno convincente The Tall Man (2012) perciò aspettavo con una certa trepidazione Ghostland (in Italia, La Casa delle Bambole). Laugier non mi ha deluso, anzi.

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Il fallimento del futuro?

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Quando il futuro ha smesso di essere un faccenda di cui occuparci? Quando è diventato esclusivo demanio di multinazionali e governi? Mi guardo intorno e dal mio limitato osservatorio vedo che da una parte si ragiona di connettività, infrastrutture, intelligenze artificiali, gestione dei dati, ripristino e trasformazione in un grande corridoio informatico della vecchia Via della Seta (per fare un esempio). Dall’altra si è concentrati su un presente abbastanza misero (dal punto di vista concettuale), fatto di sussistenze, di paure, di contrazioni sociali, di ritorno ad alchemiche ricette ottocentesche, di esclusioni e di frammentazione del tessuto connettivo che dovrebbe tenere insieme tutto. Uno Jedi direbbe che abbiamo smesso di essere in comunione con la Forza.

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[Eventi] – Estinguiamoci a Più Libri – Più Liberi

Tempo di lettura: 1

Annuncio urbi et orbi che venerdì 07 dicembre sarò per l’intera giornata ospite dello stand Watson (B64) a Più Libri e Più Liberi (Roma) e, insieme a me, ci sarà anche Il diario dell’estinzione (oltre che un nutrito gruppo di colleghi autori).
Perciò chiunque volesse scambiare due (o multipli di due) chiacchiere o sapere cosa si nasconde dietro il mistero che anima Il diario dell’estinzione mi troverà allo stand B64, Watson Edizioni: vi aspetto!

Ricapitolando:
Venerdì 7 dicembre 2018
Più libri – Più liberi
Roma Convention Center – La Nuvola – Viale Asia 40
Watson Edizioni – Stand B64

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[Racconto] – Maya di Maico Morellini

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Ho scritto questo brevissimo racconto per il bel progetto della fanzine cartacea SP15 e a distanza di quasi un anno lo pubblico qui. In Maya riprendo una leggenda locale che riguarda il Lago Calamone declinata un po’ alla mia maniera. Buona lettura!

L’uomo rimase nascosto tra gli alberi. Rimase lì anche quando il sole scivolò oltre le montagne che accoglievano il lago Calamone. Anche quando le luci del rifugio si spensero trascinando nel buio echi che sapevano di vino, di birra e di allegria.
Rimase nascosto perché aveva bisogno di restare solo, perché doveva vedere le ombre prima allungarsi e poi accorciarsi, stiracchiate dalla luce lunare. Era questione di tempo, come ogni cosa, era solo questione di tempo. Ma doveva restare lì ancora per un po’.
Quando aveva visto per la prima volta il lago? Quando aveva capito?
Setacciò la memoria in cerca di qualche ricordo ma trovò solo manciate di limacciosa ossessione. Si strinse ancor di più le ginocchia al petto mentre una lieve brezza strofinava i rami.
– Non importa – mormorò. Le parole si mescolarono al brusio che animava le fronde. – Non importa – ripeté.

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[Eventi] – Il Diario dell’Estinzione a Ligonchio (RE)

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Inghilterra, 1831: Charles Darwin si imbarca per un viaggio lungo cinque anni al termine del quale formulerà le sue celebri teorie evoluzionistiche.
Londra 1860: una strana lettera di un fanatico e misterioso seguace di Darwin e da lì in poi misteriosi incidenti e un’indagine nell’occulto.
Diario dell’Estinzione, un viaggio tra i misteri della Londra vittoriana.

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I crimini di Grindelwald?

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Rifacendomi al genio di Leo Ortolani e riprendendo il suo George Miller scappato dalla casa di riposo per realizzare Mad Max: Fury Road, ho trovato la nuova versione (con i debiti distinguo) di David Yates per i due animali fantastici insolitamente frizzante. Lo scempio da lui perpetrato (non so quanto liberamente) ai danni de Il Principe Mezzosangue e de I Doni della Morte, violenza tutta incentrata sul depotenziamento di due romanzi stupendi in favore di una leggerezza tardo adolescenziale insopportabile, vieni qui compensato da guizzi oscuri che proprio da Yates non mi aspettavo. La cosa è sospetta, tanto da far venire il legittimo dubbio che Yates sia, in sostanza, un mestierante prezzolato in balia della produzione.

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Il tradimento degli anni ’80

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Da quando ho guardato Stranger Things ha iniziato a muoversi ai margini della mia coscienza una sensazione tra il vago, l’inquieto e lo spiacevole. Sensazione, questa, che è entrata in risonanza con un pezzo scritto tempo fa sui film horror e con la rottura dei dotti lacrimali per ogni singolo fotogramma dei Perdenti dell’IT cinematografico di Andy Muschietti. Non ci sono volute le capacità analitiche di Hannibal Lecter per capire che il denominatore comune di Stranger Things, l’horror di cui ho scritto e i Perdenti di IT era uno soltanto: gli anni ’80.

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First Man – di Damien Chazelle

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Fa sempre uno strano effetto intuire di trovarsi davanti a qualcosa di particolare ma non riuscire ad afferrarne contorni e specifiche, non essere in grado di capire il perché quella cosa ha una sua unicità: scatena un vago senso di colpa e di inadeguatezza. A ben pensarci questo disagio concettuale dovrebbe essere smezzato tra chi fruisce e chi offre il prodotto artistico, una divisione più o meno equa di responsabilità, ma siccome non conosco Damien Chazelle me ne sono fatto carico io e ci ho riflettuto a lungo.

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Il mondo dei Podcast

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Da sempre sono un ascoltatore radiofonico seriale, di quella radio parlata prima ancora che musicale: radiodrammi (ricordo su Radio2 le trasposizioni di Eymerich Dylan Dog), programmi divulgativi (ascolto metà del palinsesto di Radio24) e similari. Fino a qualche mese fa conoscevo il podcast in quanto contenitore di ciò che quotidianamente passa in radio, una sorta di grande archivio, un riflesso digitale del mondo radiofonico. Niente di più sbagliato.
Il progetto ‘La Casa nella Notte‘, sviluppato sotto l’ala di FORTUNE e in queste settimane online per il pubblico, mi ha fatto scoprire un mondo completo, complesso e straordinario.

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Halloween – di David Gordon Green

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Le grandi icone horror degli anni ’80 vanno maneggiate con cura (Michael Myers in realtà deve i suoi natali cinematografici al 1978) e i tentativi di riportarle al presente hanno spesso dato frutti amari, qualche volta un pelo più agrodolci (penso all’Halloween di Rob Zombie), ma nel complesso nemmeno vicini agli originali. I motivi sono disparati, alcuni dei quali legati anche al momento storico, alla magia degli anni ’80 che non è facile replicare, alla voglia di crederci che c’era in quel periodo unita al desiderio di sperimentare con sincerità.
Ciò detto, Halloween 2018 è il miglior omaggio che si potesse fare, quarant’anni dopo, a Michael Myers, a Laurie Strode (Jamie Lee Curtis) e alla memoria ferita Haddonfield.

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