[Recensioni TV] – ‘Dead Set’ ovvero gli zombie al Grande Fratello

Tempo di lettura: 2 minuti

Questa recensione/analisi è stata pubblicata integralmente sul numero 30 del Living Force, fanzine del Fan Club Yavin 4.

Sgombriamo subito il campo da facili fraintendimenti: non sto parlando della possibile presenza di un non-morto come concorrente alla prossima edizione del grande fratello. Anche perché, e lo dico senza timore di smentita, ho come l’impressione che non sarebbe proprio una novità. Chiarito di cosa non ci vogliamo occupare, andiamo nel vivo di questa breve recensione.
Una delle tendenze che si è andata via via rafforzando negli ‘zombie movie’ proprio a partire dal 2005 (data di uscita del romeriano ‘La terra dei morti viventi’) è stato l’approccio laterale all’invasione dei morti-viventi. Non più pellicole incentrate su come il mondo reagisce alla minaccia degli zombi, ma spaccati di come ecosistemi ridotti si rapportano all’imponderabile prosperare dei mangiatori di uomini (penso a ‘L’Orda’, ‘Diary of the dead’, ‘Survival of the dead’, etc).
‘Dead-Set’, serie TV inglese datata fine 2008, fa proprio di questa tendenza il suo cavallo di battaglia e il risultato è convincente, eccome.
Il motore della mini-serie (che conta 5 episodi per un totale di 141 minuti) è semplice nella sua genialità: durante la diretta televisiva del Grande Fratello inglese il mondo al di fuori degli studi televisivi subisce lo spietato attacco degli zombi.
Così come i concorrenti all’interno della casa sono isolati dall’esterno, così la macchina commerciale del Big Brother isola tutti gli addetti ai lavori da quanto sta accadendo nel resto del paese. Gli ascolti, la frenesia della diretta, i meccanismi televisivi fanno sì che nulla abbia importanza a parte il live televisivo.
Eppure un frammento del terrore che sta consumando l’Inghilterra trova la via per intrufolarsi nell’ecosistema orwelliano: durante il viaggio che lo condurrà agli studi un’ospite è aggredito e porta l’infezione proprio sul set.
Da qui, la situazione è destinata a precipitare. Mentre fuori dalla casa si consuma un vero e proprio massacro, al riparo delle telecamere i concorrenti sono del tutto ignari di cosa sta accadendo fino a quando una dipendente della produzione non li raggiunge.
Non vi anticipo adesso il finale, ne parlerò tra poco nelle ultime righe di questo breve invito alla visione, e non voglio nemmeno svelare troppo della trama.
Le caratteristiche più interessanti di ‘Dead Set’ riguardano l’efficace connubio tra la storia reale del Grande Fratello inglese e tutti i clicè dello ‘zombie movie’. Intelligenti ed efficaci omaggi romeriani si alternano alle dinamiche del format reality riprendendo veri e proprio episodi realmente accaduti durante le stagioni inglesi del Big Brother. Tutti gli ambienti tipici (il confessionale, la piscina, etc) vengono trasformati e rivestiti di differenti significati, sempre più forti, e sempre più drammatici. In più l’artificio narrativo di localizzare un personaggio all’esterno ci dà una visione più ampia di cosa realmente sta succedendo e rende ancora più evidente il contrasto con l’isolamento della casa.
Il finale (vi allerto, sto per svelarlo) crea un finissimo cortocircuito concettuale. Tutti, nella casa, sono ovviamente destinati a morte certa e negli ultimi minuti della serie vediamo, tra le strade della città, gli zombi che si fermano davanti a una vetrina piena di televisori, ancora sintonizzati sulla diretta, ancora collegati con i concorrenti non-morti. Perciò il Grande Fratello continua, come se potesse sopravvivere agli stessi ideatori, come se in realtà non necessitasse davvero di un pubblico o di aspiranti concorrenti.
Insomma, per farla breve, con ‘Dead Set’ tutti gli obbiettivi di una mini-serie sono stati centrati, così come tutte le caratteristiche di uno zombie-movie moderno.

Ecco qui il trailer della serie:

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Comments (2):

  1. Maico Morellini

    4 Marzo 2014 at 10:36

    Ciao Michele,
    grazie del commento.
    Tra l’altro leggendo il tuo estratto la riflessione che viene spontanea (e che credo tu suggerisca) è: in modo non fisico, i concorrenti rischiano di diventare veri e propri zombi omologandosi uno all’altro e tutti alle necessità del confessionale.
    Per quanto, sotto molti aspetti, la purezza dello zombi (almeno quello del primo Romero) ha un qualcosa di nobile, in confronto.

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