Siamo tutti Jar Jar Binks?

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Piccola lezione di storia sulla realpolitik della “galassia lontana lontana” più amata della storia. Su Naboo (monarchia eletta, cioè democraticamente si vota per eleggere una regina, forma di governo piuttosto curiosa) un senatore rampante riesce a manipolare una crisi politica per mettere in cattiva luce la carica equivalente al nostro Presidente del Consiglio, una sorta di Primo Cancelliere Galattico. Costui viene sfiduciato perché incapace di gestire la crisi (che di fatto non viene poi risolta dalla politica ma dell’equivalente ONG dei Jedi) e al suo posto, indovinate? Viene eletto come Cancelliere il sedicente senatore rappresentante del pianeta Naboo il quale, tra l’altro, non deve più occuparsi dell’esaurita crisi ma può impegnarsi nella gestione degli affari nella capitale galattica.

Qualche tempo dopo, in seguito a sotterfugi, ad altre manipolazioni e in risposta a una ribellione armata in seno alla Repubblica, il nostro senatore (ora Cancelliere), spinge il nuovo rappresentante di Naboo a presentare una mozione che gli conferisca pieni poteri: un pacchetto militar-socio-economico che permetta al Cancelliere di amministrare una crisi sempre più profonda, tanto grave da minacciare l’esistenza stessa delle Repubblica. La storia ci racconta come finì la corsa (citando Guccini): il Cancelliere soffocherà con le armi la ribellione da lui stesso organizzata e diventerà, poi, massimo vertice del primo Impero Galattico.

Ma chi era quello spericolato rappresentante di Naboo? Chi era il politico che ha dato la fatidica spintarella alla prima tessera di un monolitico domino di potere? Un fine stratega? Un navigato squalo della capitale galattica capace di raccogliere chissà quali benefici da una mossa tanto ardita quanto astuta. No. Niente di tutto questo. Il politico in questione era Jar Jar Binks. Un gungan. Creatura semplice, pura di cuore, interessata alle questioni più essenziali della vita come mangiare, vivere e condurre un’esistenza tutto meno che avventurosa. Un pacioccoso credulone che, in un momento di difficoltà, si rifugia tra le braccia di una figura autorevole e autoritaria. Un qualcuno che SA come affrontare le crisi, che ha le risposte a tutte le domande.

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Vi ricordo che sto parlando di Star Wars seconda maniera, lo Star Wars più debole (prima che Episodio VI e VIII lo rinverdissero), NON di una situazione politica contemporanea. O forse no? Forse Jar Jar in realtà non è un pacioccoso credulone ma piuttosto qualcuno che non vuole decidere, che non riesce a decidere, che non vuole mettersi in condizione di avere mezzi e responsabilità per manovrare l’etica e la politica della galassia in cui vive. Forse Jar Jar non vuole occuparsi di problemi troppo complessi e soprattutto vuole avere la confortevole possibilità di appaltare ad altri le proprie disgrazie. D’altra parte, quale assoluzione migliore di un “L’ho fatto perché pensavo fosse la cosa giusta, ma non è colpa mia. Non sono io che poi ho preso le decisioni sbagliate“. La via per l’inferno è lastricata di buone intenzioni e, di certo, Jar Jar era pieno di buone intenzioni.

Ma Jar Jar non si occupava di politica, in realtà. A Jar Jar non interessava la politica anche se era chiamato a farne parte. Non gli importava capirne i delicati meccanismi e, in ultima analisi, a Jar Jar non interessava nemmeno la verità con la V maiuscola. Si accontentava di sfiorare lo strato superficiale delle cose, lasciava che la sottile caligine di un mondo meno complesso di quanto appare lo confondesse. Jar Jar era, a suo modo, un troppo sofisticato apparato ricettivo in balia di un selvaggio rumore di fondo: inadatto a cogliere le sfumature quando il chiasso è troppo assordante. Jar Jar, in sintesi, avevo smesso di occuparsi di ciò che è davvero, stordito e sovrastato da ciò che viene detto.

Arrivati a questo punto la domanda sorge spontanea: se fossimo stati noi al suo posto, tra le poltrone del Senato Galattico? Se ci fossimo stati noi con i nostri problemi, i nostri impegni, con le paure e le (in)certezze che il presente ogni giorno ci offre, cosa avremmo fatto? Cosa avreste fatto? Salvo poi giudicare Jar Jar Binks dalla comodità dei divani di casa o dalle poltrone del cinema come un ottuso, semplice, credulone e pacioccoso anfibio di una galassia lontana lontana.

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