[Recensioni Film] – ‘LEI’ di Spike Jonze

Tempo di lettura: 4 minuti

VOTO:★★★★★
Questa recensione è stata pubblicata su Nocturno 138

Io penso che chiunque si innamori sia un maniaco. E’ una cosa folle da fare. E’ una forma di pazzia socialmente accettata. (Amy, ‘Lei’, 2014)

Il cinema di genere ha due anime. Quella più oscura corrompe registi e sceneggiatori e li porta a confezionare prodotti sciatti, senza carattere, che hanno un unico obiettivo: sopravvivere. Quella più luminosa, invece, utilizza bene gli strumenti che il genere può offrire per interpretare il mondo, le emozioni, la vita. Per contaminare la normalità e renderla più speciale. E’ questo il caso di ‘Her’, di Spike Jonze. Un regista eclettico che già con ‘Essere John Malkovich’ (1999), aveva dimostrato grande interesse per le sfaccettature dell’animo umano.

[A PORTATA DI MANO]
Theodore Twombly (Joaquin Phoenix) è un uomo solo, con un divorzio alle spalle (come lo stesso Jonze) dal quale non riesce a riprendersi. E’ ancorato alla ex-moglie Catherine (Rooney Mara), ai ricordi di un rapporto che fino a quel momento è stato totalizzante ma che poi lo ha lasciato emotivamente nudo. Per vivere scrive lettere romantiche su commissione perchè nel futuro di ‘Her’, tecnologico e connesso a ogni ora del giorno e della notte, è difficile comunicare quello che si prova. Ed è ancora più difficile essere certi di provare qualcosa. Quando Theo decide di installare il più moderno Sistema Operativo (l’OS1) a disposizione però, tutto cambia: nasce Samantha, un’intelligenza artificiale evoluta alla quale Theodore si lega sempre di più. Ed è grazie a Theo se Samantha (che parla attraverso la voce di Scarlett Johansson) inizia a comprendere e cose di sé che la faranno cambiare fino a scoprire ‘la pazzia socialmente accettata’ di cui parla Amy (Amy Adams), amica di Theo.
Nella Los Angeles di questo futuro imprecisato non ci sono astronavi o tecnologie troppo stupefacenti. Ed è questa la grande e convincente bellezza di ‘Her’. E’ un mondo a portata di mano quello di Jonze dove tutto è legato alle nostre interazioni con internet, dove la tecnologia si è evoluta in quella direzione, come realmente sta accadendo, ma dove per contro tutto il resto sembra congelato nei sicuri e confortevoli anni ’30.

[IL MONDO COLORATO]
Ciò che nasce tra Theodore e Samantha ha proprio questa cornice. Un mondo caldo, colorato, con arredamenti, vestiti, persino la stessa città di Los Angeles che sembrano provenire da un passato remoto in cui la tecnologia era quasi assente. Tutto definito da una fotografia a tratti onirica, perfetta. Non ci sono macchine, le persone si incrociano, camminano e viaggiano su mezzi pubblici. Come se l’unico modo per contrastare l’isolamento emotivo che invece l’eccesso di ‘internet’, nel senso più esteso del termine, ha causato sia plasmare un mondo più umano, più predisposto alla socialità. Un contrasto che Jonze sfrutta alla perfezione quando ci mostra uomini e donne camminare gli uni in mezzo agli altri senza però vedersi, senza scambiare nemmeno una parola: è una città pronta ad accogliere le interazioni umane, persino costruita intorno a esse. Ma sono gli uomini a non essere più in grado di comunicare.

[IL MONDO GRIGIO]
Basta scavare appena, sollevare gli strati superficiali di questa Los Angeles per vedere realmente cosa si nasconde sotto il mondo colorato e finto che gli uomini cercano di confezionare. Jonze sa di cosa parla, conosce internet e conosce l’isolamento delle persone. La notte si popola di uomini e donne tormentati, in cerca di qualche surrogato di emozione. Chat erotiche senza nome, incontri in carne e ossa dai quali scappare terrorizzati per le pretese dell’altro o nei quali buttarsi in cerca di una salvezza che non può provenire dall’esterno. Nel mondo grigio di Theodore le interazioni umane sono pericolose e incerte: lui è divorziato, la sua amica Amy sta per subire lo stesso destino. Ascoltare è complicato e raccontarsi è ancora più difficile.
Per questo Samantha, e con lei tutti gli OS1 della sua generazione, riesce a unire il mondo colorato e quello grigio creando un inedito punto di contatto. Sa ascoltare e Theo vuole disperatamente raccontarsi: parlare con una macchina è facile perché nel futuro tutti parlano con le macchine, e quella diventa la chiave.

[UNA FORMA DI PAZZIA]
Quindi amare al di là dei confini imposti dalla fisicità? Non solo è possibile, è persino desiderabile . E’ un modello al quale tendere perché la purezza intrinseca di un amore come questo scardina, almeno in apparenza, i paletti delle complicate relazioni umane. Anche Amy fallisce e anche lei si avvicina all’OS1. Samantha tenta di avvicinarsi a Theo attraverso il corpo di una donna che, colpita da questa purezza, desidera solo esserne parte ma non è questo il senso del rapporto tra i due. Ciò che Jonze inizialmente ci mostra come una facile fuga della realtà diventa qualcosa di più. Diventa un amore tra due specie differenti, diventa una squisita metafora del rispetto e dell’accettazione: Samantha muta di secondo in secondo e Theodore deve imparare ad amarla senza condizioni. Senza pretese. Senza cercare di volerla diversa da ciò che è. Amare significa essere talmente pazzi da permettere qualsiasi cosa?
Tutto questo lo viviamo attraverso l’interpretazione di un Joaquin Phoenix straordinario. Per quasi tutta la pellicola parla con Samantha, interagisce con una voce priva di corpo e attraverso le parole dell’OS1 proietta una gamma di emozioni che fanno sorridere, spaventano, inquietano e rendono tristi. Amy Adams, perfetta, è l’ancora di Theo con la realtà, simile seppure diversa, lo precede e poi ne segue le orme come a dimostrare che il percorso di Theodore è quello del mondo intero. E Catherine è un monito a ciò che, nel mondo di Jonze, l’uomo ha dimenticato ma che deve ritrovare.
‘Her’ è una splendida e crudele storia d’amore, di coraggio ritrovato, resa ancora più eccezionale dalla fantascienza a portata di mano che Spike Jonze confeziona per tutti noi.
di Maico Morellini

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