Recensioni TV – AMERICAN HORROR STORY – ASYLUM – Parte 2

Tempo di lettura: 3 minuti

VOTO:★★★★★

Dove eravamo rimasti?
Qualche mese fa, precisamente l’11 di marzo, mi ero fermato al terzo episodio della serie e avevo scritto qui le mie impressioni su American Horror Story – Asylum.
Ebbene, ho finalmente recuperato gli episodi mancanti concludendo la serie e devo dire che le ottime impressioni iniziali sono state del tutto attese: Asylum è semplicemente, nel genere horror, un capolavoro.
Composta da 13 episodi dalla durata variabile (dai 42 ai 60 minuti) la serie riesce a mantenere un profilo altissimo portando a conclusione tutte le trame e anzi, spiazzando lo spettatore con un coraggio e una determinazione rari. Se le prime tre puntate mi avevano preoccupato per la troppa carne al fuoco (alieni, diavolo, manicomio e serial killer sembravano troppo per una stagione sola) una puntata dopo l’altra  mi sono dovuto ricredere.
L’equilibrio narrativo infatti si assesta molto rapidamente ritagliandosi tutto il tempo necessario per tirare le fila e arrivare a punti fermi, solidi e convincenti. Tra l’altro il formato scelto da Ryan Murphy e Brad Falchuk, cioè tredici episodi di una serie autoconclusiva che nulla avrà a che fare con la prossima stagione e che nulla aveva a che fare con la precedente (se non per qualche sottile citazione), gli ha permesso di evitare i trabocchetti endemici dei prodotti televisivi: nessuna forzatura di trama per questioni commerciali. L’idea di base andava in una direzione, e quella direzione è stata mantenuta senza mai perdere la bussola.
I personaggi subiscono evoluzioni interessanti. Cadono e si rialzano, assumono tonalità grigie e persino il dottor Arthur Arden (James Cromwell), icona negativa che a più riprese stupisce per la sua malvagità senza redenzione, viene comunque riscritto e rivalutato. Ma sempre sulle basi di quello che gli sceneggiatori ci hanno mostrato. Piccoli indizi sparsi con tanta e tale sapienza da giustificare quello che viene mostrato senza però farlo apparire come una forzatura. Certo, i buoni ci sono, ma pochi. Kit Walker (Evan Peters, che rivedremo nel prossimo X-Men: Giorni di un futuro passato) è l’unico personaggio che mantiene la sua purezza invariata ma il legame che ha con gli alieni fa sospettare che si tratti di una caratteristica quasi extraterrestre: nessuno degli altri protagonisti riesce a restare immacolato. Nessuno.
Briarcliff, il manicomio, viene via via corrotto dalle ignominie che ospita a tal punto da assumere quasi una volontà propria: il tempo perde significato per Briarcliff e resta la sua capacità quasi sovrannaturale di catalizzare il male, anche attraverso i decenni (ecco il legame tra il passato e il presente: è l’Asylum vero e proprio a essere il filo conduttore).
Lo stesso cast (scuderia di prim’ordine che conta anche Jessica Lange, Ian McShane, Joseph Fiennes) lavora in modo perfetto, segno che la struttura della serie funziona dando una validissima sponda gli attori: sono tutti in stato di grazia e questo dà un valore aggiunto non da poco.
La cosa che più sorprende di Asylum è la capacità di procedere senza freni o inibizioni. La durezza dei temi trattati e anche la crudeltà di situazioni e dinamiche è senza precedenti. Asylum ha creato, a mio avviso, uno spartiacque in quello che si può e si deve fare approcciando all’horror televisivo.
Da qui in avanti chi deciderà di muoversi su terreni sicuri e poco coraggiosi, abbracciando il politically correct che tanti danni fa all’horror, non potrà far altro che confezionare un prodotto scialbo e incolore. Perchè la pietra di paragone sarà proprio American Horror Story – Asylum che, tra le altre cose, in America viene proiettato su TV non a pagamento dimostrando un’ulteriore prova di forza.
Ci sarebbe ancora molto da dire, soprattutto sull’episodio finale, sul personaggio di Lana Winters (Sarah Paulson) che assume una complessità tale da raccogliere tutta l’essenza della serie, condensata nella parole di Suor Jude (Jessica Lange):”Se guardi il male negli occhi, il male guarda te”. Ma niente potrebbe essere esplicativo come una bella immersione in Asylum, che vi consiglio di recuperare.
Con questi presupposti la terza stagione: American Horror Story – Coven promette fuoco e fiamme. Al cast si aggiungeranno Kathy Bates e Angela Basset confermando l’interesse per un prodotto così innovativo e pionieristico, sotto molti aspetti.
E’ presto per parlarne ora ma restiamo sintonizzati: si promettono scintille.

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Ghostland – di Pascal Laugier

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Adoro Pascal Laugier, anche se non ci andrei nemmeno a bere un caffè tanto mi preoccupa il funzionamento della sua mente. Lo adoro a tal punto da aver messo il suo Martyrs in cima alla mia classifica dei 20 film horror. L’ho adorato anche nel meno convincente The Tall Man (2012) perciò aspettavo con una certa trepidazione Ghostland (in Italia, La Casa delle Bambole). Laugier non mi ha deluso, anzi.

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Il fallimento del futuro?

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Quando il futuro ha smesso di essere un faccenda di cui occuparci? Quando è diventato esclusivo demanio di multinazionali e governi? Mi guardo intorno e dal mio limitato osservatorio vedo che da una parte si ragiona di connettività, infrastrutture, intelligenze artificiali, gestione dei dati, ripristino e trasformazione in un grande corridoio informatico della vecchia Via della Seta (per fare un esempio). Dall’altra si è concentrati su un presente abbastanza misero (dal punto di vista concettuale), fatto di sussistenze, di paure, di contrazioni sociali, di ritorno ad alchemiche ricette ottocentesche, di esclusioni e di frammentazione del tessuto connettivo che dovrebbe tenere insieme tutto. Uno Jedi direbbe che abbiamo smesso di essere in comunione con la Forza.

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