[Recensioni TV] – ‘IL TRONO DI SPADE’ – QUARTA STAGIONE

Tempo di lettura: 3 minuti

VOTO:★★★★½

Ci eravamo lasciati, alcuni mesi fa, con alcune tiepide riflessioni sulla calante qualità della terza stagione e con qualche dubbio legato al rischio del lavoro di rimaneggiamento a cui gli sceneggiatori sarebbero stati costretti.
Bene, al termine della quarta stagione (con qualche mese di ritardo, lo so) posso dire che questi rischi sembrano scongiurati grazie a dieci episodi che hanno ritrovato equilibrio e armonia. E soprattutto grazie a due riuscitissime intuizioni.
Il prima ha nome e cognome, e si chiama Oberyn ‘La Vipera Rossa’ Martell. Nei romanzi il personaggio aveva un ruolo piuttosto risicato e si ritagliava i suoi quindici minuti di celebrità solo nello scontro con Ser Gregor Clegane. Nella serie televisiva gli sceneggiatori hanno sfruttato il maggior tempo disponibile per creare un personaggio complesso e sagace. Sfaccettato e con a disposizione dialoghi straordinari. Visto il ruolo che avranno i Martell nel proseguo della storia, questo è stato un modo eccellente di introdurre la nobile casata delle Vipere. Cosa che invece nei romanzi dava origine a un piccolo strappo narrativo: dal nulla i Martell diventavano protagonisti. Con il lavoro fatto in questa stagione il loro ingresso sullo scacchiere dei Sette Regni non solo è atteso, ma promette scintille.
La seconda intuizione è una ponderata e attenta riscrittura della storia. Il lavoro fatto in questa stagione mi ricorda, con i debiti paragoni, quello fatto da Peter Jackson per la sua interpretazione de ‘Il Signore degli Anelli. Gli eventi salienti vengono rispettati ma il come ci si arriva è a discrezione degli sceneggiatori. Un esempio? L’incontro tra Sandor Clegane e Brienne di Tarth. Nel romanzo Sandor veniva lasciato da Arya in quelle stesse condizioni critiche ma non a causa del duello contro Brienne ed era in quel momento che la giovane Stark si imbarcava per Braavos. Questo sortisce un duplice effetto: lascia qualche sorpresa a chi comunque conosce i romanzi e traccia degli scenari che esaltano il ruolo di personaggi altrimenti trascurati per troppo tempo.
Con questa quarta stagione, in sostanza, si chiude il cerchio raggiungendo la conclusione del terzo romanzo americano con l’aggiunta di alcuni eventi che invece attingono dal quarto e dal quinto (Bran, per esempio, e l’incontro con il Corvo a tre occhi oppure la Banca di Ferro e i suoi crediti nei confronti di Approdo del Re).
E adesso? Adesso si inizia a esplorare un terreno misterioso. Imboccata la via dell’interpretazione gli sceneggiatori potrebbero prendere coraggio e tentare qualcosa di dissacro ma al tempo stesso geniale.
Se, e dico se, ci trovassimo con una serie televisiva che va in una direzione e una serie letteraria (sempre più in ritardo) che segue altre vie? Mi spiego, potremmo avere due finali differenti per la saga delle saghe. I tempi televisivi non possono permettersi troppe pause mentre Martin già parla di un ottavo libro non previsto nel suo disegno iniziale. La fuga di Varys insieme a Tyrion sul finale di stagione apre prospettive in questo senso: chi ha letto i romanzi sa il ruolo che l’eunuco ha nelle ultime pagine che Martin ci ha concesso di leggere. Come è compatibile questo con quanto accaduto?
Non lo so. Ma se così fosse saremmo al cospetto di un tentativo, coraggioso oltre ogni limite, di meta-letteratura televisiva. Qualcosa del genere lo stanno tentando anche con ‘The Dome’, sfruttando l’ambientazione per creare qualcosa di parallelo, o alternativo, al romanzo di origine.
Ma con ‘Il Trono di Spade’, vista la risonanza del fenomeno, il rischio è mille volte più grande.

di Maico Morellini

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