HENRY JAMES

Tempo di lettura: 3 minuti
Il giro di vite – Henry Jame

Mi capitava spesso di immaginare, anche se in una maniera vaga e approssimativa, come sarebbero stati trattati dall’impietoso futuro (dal momento che il futuro non hai mai pietà) e, forse, quali ferite avrebbe loro inferto

Il giro di vite – Henry JAmes

Sono queste la parole con cui la protagonista de “Il giro di vite”, una giovane istitutrice a cui vengono affidate le cure dei fratelli Flora e Miles, confida i suoi timori al lettore già nelle prime pagine della sua confessione. Ed è intorno a queste parole che si sviluppa la cifra narrativa del lungo racconto firmato da Henry James.
Al netto di uno stile che è specchio dell’epoca (siamo verso la fine dell’800), “Il giro di vite” non è solo una semplice storia di fantasmi. Come capita alla narrativa di genere più riuscita, in gioco c’è ben più che una “comune” casa infestata. Ci sono ossessioni e paure. C’è il percorso oscuro che la protagonista intraprende suo malgrado e ben presto diventa difficile per il lettore capire se la minaccia sia davvero incarnata dagli spettri malevoli della signorina Jessel (la tutrice precedente) e di Peter Quint oppure se non si tratti invece di qualcosa di molto più profondo, inaccessibile e per questo minaccioso.
L’ossessione della protagonista per Flora e Miles cresce, una pagina dopo l’altra. I due bambini diventano contenitori di una purezza angelica, di una bontà e di un candore che sembrano persino inadatti al mondo minaccioso che inizia a stringersi intorno alle mura di Bly Manor. Minaccia, ossessione, paura. Una disarmante sensazione di solitudine e il timore di essere l’unica persona in grado di salvare i due bambini da un fato terribile.
Nessuno vede mai i fantasmi forse con l’esclusione di Flora e Miles che però negano, negano sempre. Negano pur venendo contagiati dai (giusti?) timori della loro protettrice. Negano pur essendo ambigui nelle loro precedenti frequentazioni con Quint a la Jessel.
E se gli spettri fossero in realtà il futuro? Quel futuro così crudele, quell’età adulta che agli occhi della giovane tutrice può essere solo portatrice di sofferenza. E Miles e Flora sono troppo buoni, puri, perfetti e angelici, agli occhi della donna.
Flora viene allontanata: è ancora piccola. Dal futuro, a quell’età, si può scappare. Ma Miles? Un Miles a volte ambiguo, ammiccante, che vuole fare il male “solo per dimostrare che è possibile”, non è già troppo vicino al futuro, talmente vicino dall’esserne irrimediabilmente attratto, talmente vicino dal non potersi opporre all’irresistibile gravità del tempo?
Henry James non ci offre risposte. Ma solo dubbi. Dubbi e un epilogo che trasforma i fantasmi in qualcosa di accessorio rispetto alle ossessioni di una giovane donna.

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