I figli del male – di Antonio Lanzetta

Tempo di lettura: 3 minuti

VOTO:★★★★★
Nel 2016 mi aveva folgorato l’esordio thriller di Antonio Lanzetta, Il buio dentro, e ve ne avevo parlato qui. Meno di due anni dopo Lanzetta ci riporta tra le ferite antiche di una terra tanto stupenda quando maledetta, di luoghi capaci di meraviglie e orrori. Ci riporta a Castellaccio.
Damiano Valente, lo Sciacallo, sta ancora facendo i conti con gli orrori commessi dall’Uomo del Salice quando uno strano omicidio irrompe nella sua routine fatta di dolore e rimpianti. Coinvolto dalla polizia locale di cui è da sempre consulente, Damiano incappa in un misterioso biglietto cacciato in gola alla vittima: Lui vede. Perché quelle due semplici parole scatenano in Damiano un inquieto terrore? In che modo è coinvolto Flavio, coraggioso ma oscuro, mai del tutto riuscito a liberarsi dalle ombre del suo passato e dell’Uomo del Salice? I figli del male riprende alcuni temi de Il buio dentro ma può essere anche letto come romanzo indipendente, come storia a sé, anche se io vi consiglio con forza di recuperare anche il titolo precedente.
Lanzetta, riprendendo quello che è ormai un suo talento consolidato, intreccia il passato e il presente. Si spinge fino al secondo dopoguerra dove in un’Italia più semplice ma non per questo meno malvagia il giovane Tommaso lotta contro le tante sfaccettature dell’oscurità che si agita tra le pietre, i boschi e i fiumi di Castellaccio. Lo fa con il suo stile intenso, sofferto e carico di emozioni.
I figli del male è una consapevole e decisa conferma per Lanzetta. Ne Il buio dentro ci aveva mostrato il tocco del buio, ci aveva messo a parte di un segreto angosciante: il male deforma, e corrompe. Anche quattro ragazzi puri, forti della loro amicizia, se vengono toccati dalle tenebre non posso fare a meno di esserne modificati da un contatto così terribile.
Ne I figli del male i ragazzi sono cresciuti e Lanzetta non si occupa più della loro infanzia ma va a scavare più a fondo, dissotterra leggende nere e le espone in tutta la loro malvagità. Il Castellaccio degli anni cinquanta è come un mostro che si sta risvegliando piano piano. Ha qualcosa di sbagliato, di profondamente corrotto e la Guerra ho solo camuffato le storture del paese e dei abitanti. Ritroviamo un giovane Mimì, già alle prese con la malavita che è cancro inestirpabile di quelle terre. Conosciamo Tommaso, figlio di un lattaio violento, troppo sensibile e intelligente e per questo esposto al male di Castellaccio in tutte le sue forme.
Lanzetta è coraggioso e cinico nella sua narrazione. Chi sono I figli del male? Siamo noi. C’è un pizzico della nostra ombra in tutti i personaggi che l’autore dispone sulla scacchiera nera che è il suo romanzo. C’è la battaglia eterna di Damiano tra l’essere ciò che è ciò che poteva diventare. C’è la battaglia di Flavio tra ciò che poteva diventare e ciò che è. C’è, alla base, il desiderio asfissiante di fare del bene, di essere migliori. Una lotta costante tra i nostri peggiori istinti e le nostre più grandi aspirazioni. Il bene e il male? Il bianco e il nero? No. A Castellaccio non esiste il bianco, e non esiste il nero. E’ un mondo grigio quello di Lanzetta, complesso e completo. Un mondo nel quale le debolezze di un ragazzino possono catalizzare orrori così tremendi da non poter nemmeno essere immaginati.
La sentenza dell’autore è chiara: quando la vita si interseca con le ombre niente è più come prima. Il male sceglie i propri campioni ma allo stesso modo, per la sua natura, genera anche i propri avversari. Non può farne a meno. Crea mostruosità ma al tempo stesso forgia anche le armi per combatterle. Damiano e Flavio sono questo. Travolti dal male di Castellaccio portano dentro di loro il buio ma è attraverso questo buio che sanno come raggiungere la luce.
Dal mio punto di vista I figli del male racchiude al suo interno un’altra grande metafora: Flavio, la sua ossessiva ricerca della giustizia, l’amore e l’odio che prova per ciò che è e ciò che fa è un pezzo di noi. Di chiunque abbia una passione forte, un amore irresistibile per qualcosa, un desiderio doloroso e appagante. I figli del male è anche questo: uno specchio nero nel quale riflettersi e riflettere.

I FIGLI DEL MALE
LA CORTE EDITORE
In tutte le librerie.

Se volete avere informazioni sulle mie recensioni, sulle mie uscite letterarie e sulle mie partecipazioni a Convention e /o fiere, iscrivetevi alla newsletter inserendo il vostro indirizzo email in fondo alla pagina.

Ti è piaciuto? Metti like o condividi!
  •   
  • 55
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Hill House, il passato e l’inferno

Tempo di lettura: 3 minuti

Mi sono avvicinato alla serie Netflix di Hill House con un certo timore, lo stesso timore che chiunque abbia letto il libro ha provato al pensiero di vedere il complesso capolavoro di Shirley Jackson deformato (e forzato) in una serie televisiva con tempi e ritmi diversi di quelli di una solidissima narrazione. Fortunatamente Mike Flanagan, regista che apprezzo molto (suoi sono, tra gli altri, Oculus e Somnia), ha deciso di percorrere una strada diversa. Hill House, una casa che definire infestata è decisamente riduttivo, è ‘solo’ ambiente e suggestione. Nessun personaggio (a parte qualche doveroso omaggio), nessuna situazione riadattata, di fatto una storia nuova che sceglie come ambientazione la tremenda casa fatta di corridoi, angoli scuri e presenze sinistre.

Ti è piaciuto? Metti like o condividi!
  •   
  • 20
  •  
  •  
  •  
  •  

Rapporto di fine anno – 2018

Tempo di lettura: 3 minuti

Il primo post di questo sito è datato 30 Novembre 2010 perciò sono passati otto anni dalla sua messa on-line, otto anni nei quali, come si dice, ne é passata di acqua sotto i ponti. Quest’anno per la prima volta però voglio prendermi il lusso di riepilogare con un post tutte quelle che sono state le mie attività letterarie, o para letterarie, dell’anno appena trascorso.
Perché?
Perché chi come me si occupa di letteratura con serietà e professionalità, ma nel risicato monte ore del dopo lavoro (quello che fa pagare le bollette, per intenderci), sa cosa si prova nel sentirsi sempre in ritardo. Sa come può essere logorante quel vago (ma persistente) senso di colpa del “non fare mai abbastanza”, di essere un passo indietro rispetto a non si sa bene cosa. Una spiacevole sensazione che spinge verso una sorta di bulimia creativa per la quale si scrive, si finisce un progetto, ma non si ha mai il tempo (o la forza) di goderne appieno perché “c’è sempre qualcosa di nuovo da fare”.
Insomma, un po’ per ringraziare chi mi segue, chi mi legge, chi mi ascolta, un po’ per tirare una linea oltre le quale osservare con quieta soddisfazione cosa si è fatto, ecco qui il mio rapporto di fine anno: tutto quello che ho pubblicato (e dove) nel corso dei dodici mesi appena trascorsi. Si vi siete persi qualcosa, se volete condividerlo o commentarlo qui o altrove, sapete di essere i bene accetti. Sempre e comunque!

Ti è piaciuto? Metti like o condividi!
  •   
  • 63
  •  
  •  
  •  
  •