JOHN CONNOLLY

Tempo di lettura: 3 minuti
I tre demoni – John Connolly

Cosa succede se, senza saperlo, leggete un libro che poi si rivela essere il nono capitolo (autoconclusivo come i precedenti) di una saga iniziata nel 1999 e che deve ancora finire? Nella peggiore delle ipotesi faticate a reggere il passo con la narrazione, sbuffate, imprecate contro l’autore fino a quando non vi rendete conto del fatale equivoco e decidete di interrompere la lettura.
Nel migliore dei casi apprezzate uno stile insolito (per esempio la scelta di rivelare dettagli del protagonista così, quasi in modo casuale, facendolo conoscere a poco poco) e l’alone di mistero che si addensa intorno a diversi punti chiave della narrazione, senza mai scoprirsi troppo.
Posso definire quello che ho trovato leggendo ‘I Tre Demoni’ dell’irlandese John Connolly il ‘migliore dei casi’ di cui sopra. Non sono un lettore ingenuo e nemmeno un divoratore di storie sprovveduto ma quello che ho trovato incappando per caso nel nono volume (e senza leggere nulla dei predecessori) che ha per protagonista l’investigatore  molto ‘hard boiled’ Charlie Parker mi ha a dir poco entusiasmato.
La storia ruota intorno all’indagine del misterioso Charlie Parker (misterioso per chi come me non lo conosceva, letterariamente) che, ingaggiato dal padre di un ex reduce dell’Iraq morto suicida, incappa nella sovrannaturale eredità che il saccheggio di musei sumeri ha trasportato in America. Tutto ruota intorno allo DSPT (Disturbo da Stress Post-Traumatico) a cui sono soggetti i soldati reduci, e al traffico illegale (pare di qualunque cosa) che si addensa sul confine americano-canadese.
Per evitare ogni equivoco, se non vi piace l’hard boiled alla Raymond Chandler (un personaggio sopra tutti a rappresentarlo: Philip Marlowe), troverete di sicuro la penna di Connolly stopposa e ridondante. Ma se invece l’investigatore duro e puro che muove i suoi passi tra battute al vetriolo e circondato da personaggi come minimo sagaci quanto lui vi convince, non potete non amare Connolly e il suo Charlie Parker.
Io appartengo a questa seconda categoria e ho trovato la scrittura graffiante di Connolly assolutamente ipnotica. Non solo. La competenza con la quale ci racconta della DSPT così come la precisione con cui tratteggia il Canada, il confine americano, Seattle e Portland riescono a far sentire l’odore salmastro dell’ex perla portuale e a far respirare la sua decadenza.
Certo, alcuni personaggi escono di scena troppo in fretta e questo è il prezzo da pagare per essere approdati sui libri di Connolly a danze già avviate, perdendo molti dei passi precedenti, ma tutto funziona così bene che girata l’ultima pagina si ha la voglia di recuperare ogni cosa sia stata scritta su Charlie Parker.
La componente sovrannaturale, che fa da collante onnipresente alla storia, è così astuta e delicata da far dimenticare per buona parte del romanzo che si tratta, comunque, di un thriller paranormale. Quando è il momento, però, Connolly sa come destreggiarsi tra demoni e spiriti, complice un antagonista, il signor Herod, degno dei racconti gotici più riusciti.
Insomma, un approdo casuale che però mi ha letteralmente stregato.

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