Recensioni Libri – ‘Guida galattica per autostoppisti’ di Douglas Adams

Tempo di lettura: 2 minuti

Premetto che non sono un amante della fantascienza umoristica letteraria, anzi, sono uno di quei musoni che mal digeriscono le inclinazioni troppo facete del genere. Perciò nell’esprimere un giudizio sulla  ‘Guida galattica per autostoppisti’ (1979) non riesco a prescindere da questo aspetto: in due parole, non mi è piaciuto un granchè. In effetti ha al suo interno tutte le cose che riescono a infastidirmi con una certa efficacia: tecnologia burlesca, stile scanzonato e ammiccante nei confronti del lettore, situazioni improbabili che si risolvono in modo altrettanto improbabile grazie a una struttura fluida, persino eterea, in cui ‘tutto è concesso’.
Per chi, come me, ama riferimenti tecnici e narrativi solidi (anche da lettore, non solo come scrittore), è molto faticoso compiere l’atto di fede necessario per accettare una scrittura così slegata da ogni regola. Ho apprezzato molto di più, per esempio, Sheckley in ‘Scambio mentale’ (1966) che farciva il romanzo di massicce dosi ironiche e paradossi scientifici, ma in maniera meno asfissiante di quanto abbia fatto Adams nella ‘Guida’.
Sforzandomi di togliere la pesantissima cappa di assurdità che riveste come un’armatura quasi impenetrabile il romanzo non nego che ‘Guida galattica per autostoppisti’ abbia guizzi geniali. Lo stesso incipit, il motore narrativo che vede la casa di Arthur Dent demolita per lasciare spazio a un’autostrada così come toccherà alla Terra intera essere distrutta in favore di una via di comunicazione Galattica, è azzeccato e fa persino riflettere. Così come la “propulsione di improbabilità infinita” dell’astronave ‘Cuore d’Oro’ e come questo riesca a rendere probabili eventi quasi impossibili. Ma, purtroppo, si tratta per me di piccole parti scoperte che non bastano a salvare il romanzo: l’eccessiva goliardia, in ultima analisi, mi ha persino annoiato
Detto questo, se non avete la mia avversione per un umorismo così aggressivo e per situazioni irreali in un romanzo di fantascienza, ‘Guida galattica per autostoppisti’ fa al caso vostro. I viaggi di Arthur Dent in un cosmo fantasioso e paradossale, in tutto e per tutto, nel quale vivono creature improbabili (per esempio il traduttore simultaneo ‘pesce di babele’ che messo nell’orecchio permette di comprendere ogni lingua) possono avere un fascino irresistibile (come in effetti hanno avuto).
Restando con la curiosità di ascoltare la serie radiofonica ideata da Adams da cui, poi, è originato il romanzo, per quanto mi riguarda, torno più che volentieri alla concretezza di Asimov.

 

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Comments (2):

  1. Leonardo V

    28 Agosto 2013 at 10:33

    De gustibus non disputandum est. La vivace genialità che affiora lungo tutta la superficie del romanzo dovrebbe tuttavia far propendere positivamente verso quella che è una fantascienza di idee (che ha il suo epigone in Philip Dick a mio parere) meno strutturata ma sicuramente più profonda di tanti tecnicismi e pseudo-scientificismi. Non amo la descrizione didascalica di nomi e tecnologie che ad esempio fa Bruce Sterling (sia negli articoli che nei romanzi) sebbene apprezzi le sue derive steampunk.

  2. Maico Morellini

    28 Agosto 2013 at 10:37

    Ciao Leonardo,
    e grazie per il commento!
    In quando a idee, Adamas ne ha da vendere e alcune sono molto interessanti come appunto la “propulsione di improbabilità infinita” e sono state le parti del romanzo che ho apprezzato. Su questo concordo a pieno.

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