[Recensioni libri] – ‘Muri di carta’ di John Ajvide Lindqvist

Tempo di lettura: 2 minuti

VOTO: ★★★★☆

La mia conoscenza con Lindqvist, lo ammetto, non è avvenuta tra gli scaffali di una libreria ma in un cinema e sotto il migliore del auspici: incrociai la trasposizione in celluloide (2008) del suo ‘Lasciami entrare’ letterario (2004). Era un periodo oscuro per l’horror cinematografico e rimasi del tutto deliziato dall’equilibrio, il coraggio e l’intelligenza della pellicola. Incuriosito, rincorsi allora il romanzo e non fui affatto deluso, anzi: Lidnqvist si confermava un autore illuminato. Da allora lo seguo con una certa devozione e questo ‘Muri di carta’ (scritto tra il 2002 e il 2005) è la sua quarta pubblicazione, questa volta sotto forma di raccolta di racconti.

Ha avuto una resa altalenante, come ho già scritto su anobii, ma questo ‘Muri di Carta’ lo affranca completamente dal suo secondo romanzo che al tempo non mi aveva affatto convinto (consideriamo, poi, che questi racconti sono stati scritti dopo il secondo romanzo e prima dell’ultimo, ‘Il Porto degli Spiriti‘,2008).
‘Muri di carta’ raccoglie undici racconti e nel complesso sono tutti di alta, altissima qualità. Come sempre Lindqvist parla della sua Svezia, della sua Stoccolma e del quartiere nel quale è cresciuto, Blackeberg, con quella sincerità crudele di chi ama un luogo, ma ne conosce fin troppo bene i difetti. Al di là dell’impronta horror dei racconti (‘Confine’ e ‘Villaggio in altezza’ sono forse i più marcatamente horrorifici mentre altri esplorano le oscurità dell’animo umano senza indugiare troppo sul sovrannaturale) è coinvolgente l’affresco che l’autore fa del suo paese. Pensiamo, per abitudine, che Svezia, Norvegia o comunque tutti i paesi nordici siano un porto felice dal quale trarre ispirazione mentre la penna di Lindqvist, spietata e sincera, tratteggia una società fatta di ombre e di luci, triste e disincantata, che appare molto lontano dalla bolla di perfezione che noi per primi gli abbiamo costruito attorno. I suoi personaggi si muovono proprio in quelle zone oscure che prosperano ai margini della società scandinava e i sentimenti che li animano sanno però anche essere forti e positivi in un modo incredibile. La vita, prima di tutto, come testimonia il suo ‘La soluzione finale’, seguito narrativo de ‘L’estate dei morti viventi’ (2005), la vita anche a costo della morte. La vita come antidoto alla malvagità e a forze sovrannaturali che vorrebbero sovvertire l’ordine della cose.
C’è grande tristezza nelle opere di Lindqvist (proprio lui che nasce come cabarettista), ma anche un profondo coraggio e un grande amore per la vita e per la Svezia.
Quando un autore scrive di cose che ama e che odia, che conosce e che ammira, attraverso la penna scorrono emozioni che arrivano dirette al cuore di chi legge. E’ anche molto interessante notare come alcuni suoi racconti inizino a prendere in considerazione molte delle tematiche che tratterà ne ‘Il Porto degli spiriti’: troll, spiriti, morte e amore oltre i normali confini della vita. E’ raro poter percorrere a ritroso il cammino narrativo di un autore, ma è decisamente molto interessante.
L’unica nota negativa sono un paio di racconti, comunque piuttosto brevi, che non hanno l’eleganza e l’equilibrio degli altri.

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