[Recensioni Libri] ‘I Tre Demoni’ di John Connolly

Tempo di lettura: 2 minuti

Cosa succede se, senza saperlo, leggete un libro che poi si rivela essere il nono capitolo (autoconclusivo come i precedenti) di una saga iniziata nel 1999 e che deve ancora finire? Nella peggiore delle ipotesi faticate a reggere il passo con la narrazione, sbuffate, imprecate contro l’autore fino a quando non vi rendete conto del fatale equivoco e decidete di interrompere la lettura.
Nel migliore dei casi apprezzate uno stile insolito (per esempio la scelta di rivelare dettagli del protagonista così, quasi in modo casuale, facendolo conoscere a poco poco) e l’alone di mistero che si addensa intorno a diversi punti chiave della narrazione, senza mai scoprirsi troppo.
Posso definire quello che ho trovato leggendo ‘I Tre Demoni’ dell’irlandese John Connolly il ‘migliore dei casi’ di cui sopra. Non sono un lettore ingenuo e nemmeno un divoratore di storie sprovveduto ma quello che ho trovato incappando per caso nel nono volume (e senza leggere nulla dei predecessori) che ha per protagonista l’investigatore  molto ‘hard boiled’ Charlie Parker mi ha a dir poco entusiasmato.
La storia ruota intorno all’indagine del misterioso Charlie Parker (misterioso per chi come me non lo conosceva, letterariamente) che, ingaggiato dal padre di un ex reduce dell’Iraq morto suicida, incappa nella sovrannaturale eredità che il saccheggio di musei sumeri ha trasportato in America. Tutto ruota intorno allo DSPT (Disturbo da Stress Post-Traumatico) a cui sono soggetti i soldati reduci, e al traffico illegale (pare di qualunque cosa) che si addensa sul confine americano-canadese.
Per evitare ogni equivoco, se non vi piace l’hard boiled alla Raymond Chandler (un personaggio sopra tutti a rappresentarlo: Philip Marlowe), troverete di sicuro la penna di Connolly stopposa e ridondante. Ma se invece l’investigatore duro e puro che muove i suoi passi tra battute al vetriolo e circondato da personaggi come minimo sagaci quanto lui vi convince, non potete non amare Connolly e il suo Charlie Parker.
Io appartengo a questa seconda categoria e ho trovato la scrittura graffiante di Connolly assolutamente ipnotica. Non solo. La competenza con la quale ci racconta della DSPT così come la precisione con cui tratteggia il Canada, il confine americano, Seattle e Portland riescono a far sentire l’odore salmastro dell’ex perla portuale e a far respirare la sua decadenza.
Certo, alcuni personaggi escono di scena troppo in fretta e questo è il prezzo da pagare per essere approdati sui libri di Connolly a danze già avviate, perdendo molti dei passi precedenti, ma tutto funziona così bene che girata l’ultima pagina si ha la voglia di recuperare ogni cosa sia stata scritta su Charlie Parker.
La componente sovrannaturale, che fa da collante onnipresente alla storia, è così astuta e delicata da far dimenticare per buona parte del romanzo che si tratta, comunque, di un thriller paranormale. Quando è il momento, però, Connolly sa come destreggiarsi tra demoni e spiriti, complice un antagonista, il signor Herod, degno dei racconti gotici più riusciti.
Insomma, un approdo casuale che però mi ha letteralmente stregato.

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Comments (4):

  1. LadyJack

    19 luglio 2013 at 09:04

    E’ interessante trovare qualcuno che ha incontrato John Connolly a metà strada: ci si rende conto di quanto la sua opera sia davvero valida, se anche un lettore “tardivo” e casuale la giudica affascinante!
    Personalmente, lo leggo da anni, e quindi per me è difficile separare il passato dal presente, ma condivido in pieno il tuo entusiasmo.
    In Italia purtroppo John è stato un po’ trascurato e maltrattato (benché le traduzioni di Stefano Bortolussi – quelle esistenti almeno – siano fantastiche), però l’autore vale davvero la pena. Non potendo aspettare anni, io ho preso l’abitudine di leggere i suoi romanzi in versione originale, ma sono felice di verificare che finalmente si è mosso qualcosa.
    Se posso permettermi un consiglio, cerca di recuperare gli altri romanzi e leggili in ordine cronologico: ti regaleranno molte ore di intelligente e crudele godimento.
    Il mio preferito è forse il primo volume del ciclo, “Tutto ciò che muore”, ma anche “Palude” (il quarto) è bellissimo.

  2. Maico Morellini

    22 luglio 2013 at 08:25

    Sai che ho cercato di recuperare i primi volumi ma non li ho trovati da nessuna parte? E sei la seconda persona che mi conferma quanto l’Italia tenda a bistrattare Connolly, almeno per quello che riguarda la distribuzione.
    Cercherò di fare qualche ricerca più approfondità per seguire il tuo consiglio!

  3. Apeless

    12 settembre 2017 at 16:32

    Calcola che questo è il meno tosto della saga…

  4. Maico Morellini

    12 settembre 2017 at 16:37

    Mi sono ripromesso di recuperarne altri ma non ho ancora avuto tempo di farlo!

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Hill House, il passato e l’inferno

Tempo di lettura: 3 minuti

Mi sono avvicinato alla serie Netflix di Hill House con un certo timore, lo stesso timore che chiunque abbia letto il libro ha provato al pensiero di vedere il complesso capolavoro di Shirley Jackson deformato (e forzato) in una serie televisiva con tempi e ritmi diversi di quelli di una solidissima narrazione. Fortunatamente Mike Flanagan, regista che apprezzo molto (suoi sono, tra gli altri, Oculus e Somnia), ha deciso di percorrere una strada diversa. Hill House, una casa che definire infestata è decisamente riduttivo, è ‘solo’ ambiente e suggestione. Nessun personaggio (a parte qualche doveroso omaggio), nessuna situazione riadattata, di fatto una storia nuova che sceglie come ambientazione la tremenda casa fatta di corridoi, angoli scuri e presenze sinistre.

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Rapporto di fine anno – 2018

Tempo di lettura: 3 minuti

Il primo post di questo sito è datato 30 Novembre 2010 perciò sono passati otto anni dalla sua messa on-line, otto anni nei quali, come si dice, ne é passata di acqua sotto i ponti. Quest’anno per la prima volta però voglio prendermi il lusso di riepilogare con un post tutte quelle che sono state le mie attività letterarie, o para letterarie, dell’anno appena trascorso.
Perché?
Perché chi come me si occupa di letteratura con serietà e professionalità, ma nel risicato monte ore del dopo lavoro (quello che fa pagare le bollette, per intenderci), sa cosa si prova nel sentirsi sempre in ritardo. Sa come può essere logorante quel vago (ma persistente) senso di colpa del “non fare mai abbastanza”, di essere un passo indietro rispetto a non si sa bene cosa. Una spiacevole sensazione che spinge verso una sorta di bulimia creativa per la quale si scrive, si finisce un progetto, ma non si ha mai il tempo (o la forza) di goderne appieno perché “c’è sempre qualcosa di nuovo da fare”.
Insomma, un po’ per ringraziare chi mi segue, chi mi legge, chi mi ascolta, un po’ per tirare una linea oltre le quale osservare con quieta soddisfazione cosa si è fatto, ecco qui il mio rapporto di fine anno: tutto quello che ho pubblicato (e dove) nel corso dei dodici mesi appena trascorsi. Si vi siete persi qualcosa, se volete condividerlo o commentarlo qui o altrove, sapete di essere i bene accetti. Sempre e comunque!

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