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VOTO:★★★★☆

Sembra che il vasto stuolo di cinemaniaci avverta la fortissima necessità o di demolire completamente o di esaltare all’ennesima potenza, celebrando un talebanesimo concettuale che va a braccetto con le posizioni estreme sempre più comuni nella vita di tutti i giorni. Per quanto mi riguarda l’ultima fatica di Zack Snyder non è il film dei film e non è nemmeno una cocente delusione. E’ una pellicola imperfetta capace però di cose molto buone così come colpevole di qualche scivolone. Continue reading →

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VOTO:★★★★½

Alla fine, è arrivato. Il manifesto dell’amore che Nolan nutre nei confronti dello spazio, della fantascienza e dell’uomo è sbarcato nelle nostre sale pochi giorni fa e ha lasciato il segno. Premetto che ‘Interstellar’ non è il miglior film di Nolan per un semplice motivo: questa volta il regista inglese non è riuscito a tenere lontano il suo cuore dalla regia. Accanto alla sua sublime tecnica cerebrale, questa volta si è insinuato anche il cuore di un uomo che da sempre sogna le stelle. Questo fa di ‘Interstellar’ un film riuscito a metà? Per niente. E’ e resta un capolavoro. Continue reading →

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Dobbiamo pensare non come individui ma come specie. – Interstellar

Adoro Christopher Nolan e questo è un dato di fatto. Ho sempre pensato che sarebbe stato lui a raccogliere il testimone di Steven Spielberg e questo, dal mio punto di vista, è successo. Ma se siete scettici a riguardo e avete bisogno di qualche conferma in più, ‘Interstellar’ (in uscita il 7 Novembre 2014) è il film che ufficializza questo passaggio di consegne. Progetto cinematografico la cui pre-produzione è iniziata nel 2006 aveva sponsor di tutto rispetto: la regia doveva essere di Steven Spielberg, il soggetto di quel vulcanico demonio di Jonathan Nolan e le idee alla base della storia suggerite dallo scienziato americano Kip Stephen Thorne. Metaforicamente, ‘Interstellar’ diventa proprio il fatidico testimone perché nel 2013 la Warner e la Paramount danno il progetto in mano a Christopher Nolan. Continue reading →

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VOTO:★★☆☆☆

Raccontare qualcosa di nuovo sul tema delle intelligenze artificiali che si ribellano all’uomo non è impresa da poco. Il cinema è pieno di pellicole più o meno riuscite che si contorcono intorno a questo concetto: 2001: Odissea nello spazio (1968), War Games (1983), Electric Dreams (1984), Terminator (1984), Matrix (1999) e chi più ne ha più ne metta. Eppure Wally Pfister (già direttore della fotografia di Chris ‘Re Mida’ Nolan), sfruttando la sceneggiatura dell’esordiente Jack Paglen, ci ha provato. Con che risultati?
‘Transcendence’, a mio parere, è uno dei film più bipolari che mi sia mai capitato di vedere. Ed è anche un ottimo esempio di come NON dirigere una pellicola. Ma andiamo con ordine. Continue reading →

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E’ dal dicembre dell’anno scorso che, su questo sito, si sono aperte le danze di attesa per  ‘Man of Steel’. L’apice massimo è stato raggiunto qualche settimana fa, con l’uscita del trailer e finalmente siamo arrivati al fatidico giorno: il 20 giugno 2013, ieri,  ‘L’uomo d’acciaio’ è uscito nella sale.
Piccolo antefatto: sulla versione cinematografica del più antico e potente dei supereroi pende una doppia spada di Damocle. La prima deriva dall’illustre, fumettoso, ironico e scanzonato predecessore: il ‘Superman’ del 1978 è, a detta di molti (se non tutti) troppo perfetto per temere e tentare qualsiasi confronto. La seconda minaccia è intrinseca del personaggio: nato negli anni 30, a distanza di quasi un secolo, non è più figlio dei suoi tempi. Come lo stesso Kal-El, è profugo e riadattarlo agli anni duemila non è cosa da poco. L’ex bimbo prodigio Bryan Singer ci aveva provato fallendo miseramente, e non si trattava certo di un inesperto cineasta di quart’ordine. Continue reading →

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Trattenere l’entusiasmo per la prossima uscita di ‘Man of Steel’, potenziale capolavoro firmato dal trittico Snyder, Nolane e Goyer, sta iniziando a diventare molto difficile complice, ma non solo, l’ultimo trailer che da qualche giorno sta impazzando per il web (e che troverete in coda a questo pezzo).
Quasi sei mesi fa avevo tracciato leggere linee guida su come si sarebbe potuta svolgere la macro trama di ‘Man of Steel’: senza ricercare nessuno spoiler, ma solo alla luce di questo nuovo trailer, posso dire di aver indovinato? Certo che sì. Continue reading →

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Pochi giorni sono passati dalla notizia che già infiamma l’attesa estiva oltreoceano: la CBS trasmetterà a partire dal 24 giugno ‘Under The Dome‘, serie TV tratta dall’omonimo romanzo di Stephen King uscito nel 2009. Ovviamente ancora non è dato sapere se è quando la produzione firmata da Brian K. Vaughan (bimbo prodigio marvelliano e persino sceneggiatore lostiano) arriverà in Italia ma visto che ormai le frontiere delle streaming oltrepassano quelle degli stati, vale comunque la pena parlarne. Prima di tutto, da quello che ci è dato sapere, Vaughan riadatterà le quasi mille pagine del romanzo in un formato più consono ai tempi televisivi permettendosi estrema libertà nella gestione del plot (un finale differente?). Continue reading →

Superman o Man of Steel?

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14 dicembre 2012 // Blog
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Era il 1978 quando Richard Donner portò sul grande schermo il primo e il più grande di tutti i supereroi: Superman. Lo fece reclutando il perfetto e compianto Christopher Reeve per il ruolo di Kal-el e quel geniaccio di Gene Hackman per l’arcinemico Lex Luthor.
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‘Skyfall’ è, senza dubbio, il film su James Bond con meno James Bond mai realizzato. E non è affatto casuale ( anche se per qualcuno è sicuramente fastidioso fastidioso) che sia stato realizzato proprio nel cinquantesimo anniversario dell’agente segreto più famoso del mondo. Con questa premessa è facile intuire che, se siete appassionati del Bond vintage (e ‘Casino Royale‘ (2006) per quanto mi riguarda appartiene a questa categoria), Skyfall vi possa far storcere il naso.
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Non è facile recensire in poco spazio un film come ‘The Dark Knight Rises’ (TDKR) anche perchè il precedente lavoro di Christopher Nolan su Batman mi aveva leggermente preso la mano, come potete leggere qui.
Perciò andiamo con ordine. Come sempre accade nei film di questo genio inglese, anche TDKR non è solo un film su Batman anche se lo è decisamente più del precedente TDK. Se infatti l’uomo pipistrello nell’incrociare i guantoni con il Joker era stato parte di un intelligentissimo esperimento sociale di caos e disordine, qui le cose cambiano, e non poco.
Sono passati otto anni da quando Batman si è preso tutta la responsabilità per la morte di Harvey Dent e da quando il patto segreto stretto tra lui e Jim Gordon, con l’obiettivo di creare un eroe in carne e ossa per Gotham incarnato da Dent, ha a tutti gli effetti ripulito la città. Otto anni nei quali Bruce Wayne è invecchiato, nei quali i criminali non sono più gli stessi ma hanno messo piede nelle stanze del potere insediandosi proprio laddove i criminali andrebbero combattuti (vi ricorda niente?). Otto lunghi anni nei quali la criminalità non è più la stessa ma ha, appunto, obiettivi diversi e più oscuri. Da questo crogiolo di potere e finanza emerge, recuperato da paesi lontani flagellati da uno stato di guerra permanente, Bane. La storia poi si sviluppa, articolata e precisa come solo Nolan riesce a essere, e ci regala un film lungo, complesso, ricco, anzi ricchissimo, ma assolutamente corale ed equilibrato.
La prima cosa che salta all’occhio è proprio questa: TDKR è un film equilibrato e senza personaggi che rischiano di sbilanciarlo come invece era successo in TDK per la performance irripetibile del Joker. C’è una storia da raccontare, ci sono forze da mettere in campo e anche concetti importanti (la corruzione, l’odio, la neutralità, il male, il l’amore). Nolan lo fa questa volta senza privilegiare niente e nessuno ma assegnando parti precise e limitate (nel senso buono del termine) a ciascuno dei suoi personaggi.
E in tutto questo riesce anche a inserire tre nuovi interessanti elementi come Selina Kyle, John Blake e ovviamente Bane. Se il terzo gode una presenza scenica imponente ed essendo il villain per eccellenza può vivere di rendita (cosa che in parte fa), per quanto riguarda Selina Kyle e John ‘Robin’ Blake invece viene fatto un lavoro straordinario. Sono personaggi nuovi, dicevo, ma che vengono caratterizzati alla perfezione già in poche, pochissime scene. E questa è la vera maestria di un regista e dei suoi sceneggiatori. L’entrata in scena di Selina, così come quella di Bane (anche per il Joker era stato così), sono da manuale. Senza spendere inutili energie, si capisce in poche scene con chi abbiamo a che fare.
John Blake cresce più lentamente ma il suo primo incontro con Bruce Wayne è perfetto. Scambiano alcune battute tremendamente dense, umane e premonitrici in un modo che comprenderemo solo alla fine del film.
Gli altri personaggi, quelli che già conoscevamo, sono semplicemente all’altezza delle aspettative, e vi assicuro che non è poco. Uno sopra tutti, Alfred, è monolitico. Umano, denso, straziante nella sua fedeltà è totale nell’essere il cuore e la coscienza di Bruce Wayne. Le sue parole colpiscono l’uomo pipistrello in un modo che si riesce a capire solo bevendo fino in fondo il calice che la penna cinematografica dei Nolan ci offre.
E poi, ascendendo dai personaggi alla storia vera e propria, c’è come sempre un gioco di matrioske di grande intelligenza. Tutto viene estremizzato ma questa volta scoprendo subito le carte: se il Joker si era camuffato da araldo dell’entropia sociale , Bane non fa niente di tutto questo (la scena con la quale toglie il comando, e non solo, a Dagget è simbolica oltre che splendida). Bane incarna il terrorismo che l’America teme e si presenta come tale, ma in realtà persegue un compito molto più semplice e tremendo al tempo stesso. Non c’è politica in questa Batman, c’è solo il mondo con le sue crudeltà e c’è la rinascita di un supereroe intelligente e astuto come l’uomo pipistrello dimostra di essere.
TDKR chiude un arco narrativo complesso e denso. Riprende ciò che era stato Batman Begins, lo trasmuta attraverso la scarica entropica rappresentata dal Joker e attraverso l’eroe umano e normale che era Harvey Dent prima di divenire Due Facce, e a tutti gli effetti lo conclude in un modo che non mi aspettavo ma che ho trovato assolutamente perfetto.
Le ultime scene sono epiche in un modo, per certi versi, inedito. Semplici da un punto di vista strutturale ma così dense da un punto di vista narrativa vogliono dire una cosa sola: Nolan ha fatto un lavoro magistrale.
‘The Dark Knight Rises’ è, di primo acchito, un film forse meno appariscente di ‘The Dark Knight’ ma la sua perfezione scivola dentro ed è straordinario come, a fine pellicola, tutto sia esattamente dove deve essere.