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Robocop (2014), Carrie (2013), La casa (2013), Total Recall (2012) e la lista potrebbe continuare. Viviamo un periodo storico nel quale, per tanti motivi, l’originalità cinematografica sembra fiacca e priva di mordente. Molte delle energie creative più fresche preferiscono il piccolo schermo e il proliferare delle serie TV, che spesso si rivelano piccolo gioielli narrativi, ha senza dubbio azzoppato gli slanci creativi che prima erano propri del grande schermo.
E allora ecco che per non correre rischi al botteghino e per ‘vincere facile’ la folta schiera dei remake (o dei reboot) si arricchisce di nuovi capitoli. E di nuove delusioni. Questa riflessione nasce dal recente ‘Robocop’ di José Padilha ma si potrebbe ben adattare anche a pellicole ‘originali’ che soffrono tutte di difetti molto simili. Ho l’impressione che una bella fetta delle produzioni americane si sia ‘politicizzata’. Non nel senso di una presa di posizione rispetto a eventuali schieramenti politici. Ma piuttosto rispetto alle tematiche e al modo di affrontarle. Il cinema, o almeno un certo cinema di genere, ha la giusta ambizione di dare colore a un mondo a volte confuso o troppo indistinto. E’ ancora così? Continue reading →

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Ebbene, dopo aver pubblicato l’intervista ai due registi di Eaters proprio su questo sito, e dopo essermi procurato il blu ray del film non senza una certa fatica (la distribuzione italiana è praticamente inesistente, ma questo non per colpa dei registi, anzi), sono pronto a una recensione del primo zombi movie italiano dopo secoli che questo genere non calcava il palco nazionale.

Come gli stessi Luca e Marco hanno ammesso il film è ricco di omaggi al Maestro dei Morti Viventi, George Romero, e la stessa ambientazione ricorda molto ‘Il Giorno degli Zombi‘: il mondo è in mano ai non morti e noi facciamo la conoscenza di un manipolo di ‘eroi’ (seppure i due protagonisti Igor e Alen non hanno per niente i tratti tipici degli eroi nel senso positivo del termine, anche perché condividono il desco con personaggi ben poco raccomandabili) al servizio di uno scienziato che vivono una giornata dopo l’altra senza un vero obiettivo. Il mondo (dopo una coraggiosa panoramica iniziale vista attraverso i mezzi di informazione che ci mostra la diffusione della pestilenza, pare per mano di un Predicatore folle noto come l’Untore) è in rovina. Le nascite sono a zero a causa di una pressoché globale infertilità femminile (in questo ricorda ‘I Figli degli uomini‘ e lo scienziato pazzo Gyno, e questo è un tocco di originalità che solo gli ultimi film di Romero sembrano accennare, ha come scopo quello di creare una razza ibrida uomo-zombi in grado di ripopolare la Terra.
L’ambientazione, quindi, è piuttosto classica e le location richiamano la devastazione di romeriana memoria. L’utilizzo della computer grafica non è eccessivo e i mangia carne sono realistici e convincenti. In più, anche se a qualcuno può far storcere il naso, c’è una marcata ironia tutta italiana che avvolge l’intera pellicola. Dai neo nazisti con il ‘piccolo Fuhrer’, al pittore di nature ‘morte’ che più morte non si può. L’interazione tra i due protagonisti funziona e seppure a volte i dialoghi paiono un po’ surreali. E le caricature di situazioni e contesti sono convincenti. Tutto questo ci viene mostrato attraverso il viaggio dei due protagonisti, attraverso i canoni di un classico road movie, ma nel panorama desolato di un mondo sull’orlo della follia.
Insomma, non si tratta di un film privo di difetti, primo dei quali forse tentare di raccontare tanto di tutto (c’è anche una critica sociale al mondo dell’informazione ma poco accennata e anche una storia d’amore che però fatica a decollare) ma rispetto a pellicole che hanno avuto più risalto (penso al francese ‘The Horde‘) ha decisamente dei numeri in più. Ha un certo coraggio, non è privo di una certa originalità, non è priva di zombi e di sicuro merita molto di più di quanto gli è stato concesso, soprattutto sull’ostile suolo italiano.
Tra le altre cose, la colonna sonora è veramente azzeccata. Insomma, se amate gli zombi e i road movie io ve lo consiglio.

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Questa recensione/analisi è stata pubblicata integralmente sul numero 30 del Living Force, fanzine del Fan Club Yavin 4.

Sgombriamo subito il campo da facili fraintendimenti: non sto parlando della possibile presenza di un non-morto come concorrente alla prossima edizione del grande fratello. Anche perché, e lo dico senza timore di smentita, ho come l’impressione che non sarebbe proprio una novità. Chiarito di cosa non ci vogliamo occupare, andiamo nel vivo di questa breve recensione.
Una delle tendenze che si è andata via via rafforzando negli ‘zombie movie’ proprio a partire dal 2005 (data di uscita del romeriano ‘La terra dei morti viventi’) è stato l’approccio laterale all’invasione dei morti-viventi. Non più pellicole incentrate su come il mondo reagisce alla minaccia degli zombi, ma spaccati di come ecosistemi ridotti si rapportano all’imponderabile prosperare dei mangiatori di uomini (penso a ‘L’Orda’, ‘Diary of the dead’, ‘Survival of the dead’, etc). Continue reading →

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Questa recensione/analisi è stata pubblicata integralmente sul numero 30 del Living Force, fanzine del Fan Club Yavin 4.

Quando si parla di zombi, cinematografici o meno, è impossibile non prendere come punto di riferimento Geroge A. Romero che ha trasmutato lo zombi da haitiano a quello occidentale delle ‘zombie walk’ (anche noi in Italia abbiamo avuto la nostra prima marcia dei morti viventi a Reggio Emilia, il 26 febbraio 2011) e protagonista di una vasta filmografia di mangiatori di uomini.

Romero è tra i troppo rari registi horror illuminati che sfruttano le particolarità del genere per sviscerare e tracciare il profilo di tematiche profonde e, nel suo caso, di grande impegno sociale. E’ con questo spirito che nel 1968 diede vita la primo film capostipite del sottogenere ‘zombie movie’: ‘La Notte dei Morti Viventi’. La pellicola fu di grande effetto e, come ogni progetto artistico destinato a tracciare uno spartiacque tra il passato e il futuro, ebbe detrattori ed estimatori. Ma, da qualunque angolazione lo si guardasse, non era solo un horror che parlava di creature tornate dalla morte. Gli zombi creavano un contesto, catalizzavano azioni e reazioni e muovevano, proprio attraverso l’agire degli uomini viventi, una critica a una società troppo incline alle armi e alla violenza, alla guerra in Vietnam, al razzismo. Distillavano l’essenza di un uomo imperfetto attraverso la loro istintiva e implacabile fame di carne umana. In qualche modo, grazie a una tremenda semplicità, recitavano la parte di un contraltare nel quale si specchiava l’essere umano con tutto il bagaglio dei suoi difetti.
L’epilogo del film, con gli zombi ammucchiati in montagne di carne fumante, con l’eroe ucciso dai suoi simili e bruciato insieme ai non morti, è di un nichilismo unico per l’epoca, e per molti anni a venire.
Romero, quindi, aveva tracciato le prime importanti linee di un disegno destinato ad arricchirsi in forma e colore per i successivi quarant’anni.

Nel 1978, dopo alcuni tentativi non molto fortunati, il Re torno ad occuparsi di non-morti con il suo ‘Zombi’, giunto in Italia con il nome ‘L’alba dei morti viventi’. Ancora una volta il suo approccio a un horror consapevole definisce le linee guida di questo secondo capitolo. L’America in dieci anni è cambiata ma, ai suoi occhi, è ancora densa di difetti. E così i non-morti risorti dalla tomba (che adesso stanno sferrando un forte attacco all’ordine costituito, travolgendo le istituzioni e gli organi di polizia), così come i vivi, convergono proprio in un centro commerciale. La critica a una società eccessivamente consumista, secondo Romero, non può passare inosservata.
Di nuovo gli zombi fanno emergere il lato peggiore degli uomini: la banda di motociclisti che irrompe nel centro commerciale (tra loro il grande effettista Tom Savini) condanna i tre fuggiaschi che erano riusciti a resistere all’assedio dei non-morti, costringendo i due sopravvissuti, alla fuga in elicottero. Il Centro Commerciale, icona del consumismo, prima salva e poi tradisce per la sua stessa natura gli uomini.

E’ il 1985 quando Romero aggiunge un nuovo capitolo alla saga, ora trilogia: ‘Il giorno degli zombie’. Ormai è chiaro che il Re utilizza lo zombi anche come strumento di denuncia e questa volta è la metamorfosi sociale dell’era Regan sezionata dalla sua lente di ingrandimento. Il mondo è ormai in mano ai non-morti e alcuni centri controllati dai militari sono le ultime sacche di resistenza umana. Anche in questo film per gli esseri umani lo status quo è in precario e fragile equilibrio, pronto a essere frantumato, sempre a causa degli stessi uomini.
Inizia poi in questa pellicola una metamorfosi interessante che si compirà con il quarto capitolo della saga: gli zombi non sono più solo carnefici. Gli esseri umani, portati allo stremo da questa situazione, avviano un processo di degenerazione crudele. Torturano gli zombi e si allontanano dalla loro umanità (il fatto che siano proprio dei militari a farlo è un’altra conferma degli intenti critici di Romero). Per contro i non-morti si riavvicinano di più alla perduta coscienza: ‘Bub’, lo zombi addomesticato dal Dr. Logan (anch’esso militare, in vita), causa la morte del Capitano Rhodes sparandogli con una pistola, e non divorandolo.
Come in ‘Zombi’ i due sopravvissuti sono costretti alla fuga in elicottero verso un mondo che appare sempre più dominato dai non-morti.

E’ il 2005 quando Romero chiude il climax narrativo iniziato trentasette anni prima, e lo fa con ‘La terra dei morti viventi’. Il mondo, come avevamo intuito nel precedente capitolo, è del tutto in mano ai non-morti e gli uomini si sono rinchiusi all’interno di una città dove le disuguaglianze sociali dell’intero pianeta si sono condensate tra le mura fortificate di un centro ristretto. I ricchi vivono in lussuosi grattacieli, i poveri ai margini di una periferia povera e sporca.
In tutto questo gli zombi hanno iniziato a sviluppare qualcosa di più di una coscienza. Appaiono come una nuova razza, sanguinaria e istintiva, che però pare alla ricerca di un proprio posto nel mondo. Le crudeltà degli uomini nei confronti dei ‘diversi’ si accentuano, così come l’umanità degli zombi. Tutto questo fino al paradosso: gli esseri umani finiscono con il distruggersi gli uni con gli altri persi in una spirale di violenza e discriminazione del tutto estranea agli zombi, uniti e capaci di agire in armonia tra loro.
Con ‘La terra dei morti viventi’ viene di fatto chiuso il percorso narrativo iniziato nel 1968. Dalla prima e limitata comparsa degli zombi, alla loro conquista del mondo. In questo contesto gli esseri umani non fanno altro che perdere tutti gli appuntamenti con la loro umanità (“Quando i morti camminano signori, bisogna smettere di uccidere” dice il prete portoricano ai due SWAT di ‘Zombi’, profezia che resterà inascoltata) venendo soppiantanti dagli stessi non-morti che invece la vedono aumentare.

Ci sono altri due capitoli, datati 2007 (‘Diary of the dead-Le cronache dei morti viventi’) e 2009 (‘Survival of the dead – L’isola dei sopravvissuti’) che, per usare un gergo da serie TV, potremmo definire ‘Spin Off’. Qui vengono mostrati punti di vista differenti rispetto al primo assalto massiccio che i non-morti sferrano all’uomo (perciò tra il secondo e il terzo capitolo della tetralogia ‘originale’): quello di un gruppo di studenti in ‘Diary of the dead’ e quello di un gruppo di militari, e di una comunità asserragliata su un’isola in ‘Survival of the dead’.
Il tema della critica sociale resta, soprattutto in ‘Diary’ dove l’ossessione di uno degli studenti per la televisione e per la possibilità di documentare con filmati tutto quello che sta succedendo lo allontana dalla realtà e dai veri rischi che il gruppo sta correndo, fino a farlo divenire causa della morte dei compagni.
Allo stesso modo, in ‘Survival’, l’astio e il rancore tra i membri di una piccola comunità finisce per essere la causa della sua distruzione. In questi ultimi due capitoli non ci sono sostanziali innovazioni rispetto all’affresco completo e articolato della prima tetralogia.
Solo nell’ultimissimo capitolo vediamo uno spunto interessante nel quale l’uomo tenta di educare lo zombi a nutrirsi di carne animale. L’idea è interessante ma riveste un ruolo un po’ troppo marginale e poco esteso, quasi relegato a un guizzo creativo non sviluppato.
L’impressione è che Romero abbia a tutti gli effetti già raccontato tutto quello che doveva e che nella lucida e concreta parabola narrativa da lui impostata non ci sia più tanto spazio per arricchire il grande bagaglio di analisi sociale da lui messa in campo.

Filmografia:
– 1968, ‘La notte dei morti viventi’
– 1971, ‘There’s always Vanilla’
– 1973, ‘La città verrà distrutta all’alba’
– 1973, ‘La stagione della strega’
– 1977, ‘Wampyr’
– 1978, ‘Zombi’
– 1985, ‘Il giorno degli zombi’
– 1988, ‘Monkey Shines – Esperimento nel terrore’
– 1990, ‘Due occhi diabolici’
– 1993, ‘La metà oscura’
– 2000, ‘Brusier – La vendetta non ha volto’
– 2005, ‘La terra dei morti viventi’
– 2007, ‘Diary of the dead – Le cronache dei morti viventi’
– 2009, ‘Survival of the dead – L’isola dei sopravissuti’