Category: Recensioni film

Hill House, il passato e l’inferno

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Mi sono avvicinato alla serie Netflix di Hill House con un certo timore, lo stesso timore che chiunque abbia letto il libro ha provato al pensiero di vedere il complesso capolavoro di Shirley Jackson deformato (e forzato) in una serie televisiva con tempi e ritmi diversi di quelli di una solidissima narrazione. Fortunatamente Mike Flanagan, regista che apprezzo molto (suoi sono, tra gli altri, Oculus e Somnia), ha deciso di percorrere una strada diversa. Hill House, una casa che definire infestata è decisamente riduttivo, è ‘solo’ ambiente e suggestione. Nessun personaggio (a parte qualche doveroso omaggio), nessuna situazione riadattata, di fatto una storia nuova che sceglie come ambientazione la tremenda casa fatta di corridoi, angoli scuri e presenze sinistre.

Ghostland – di Pascal Laugier

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Adoro Pascal Laugier, anche se non ci andrei nemmeno a bere un caffè tanto mi preoccupa il funzionamento della sua mente. Lo adoro a tal punto da aver messo il suo Martyrs in cima alla mia classifica dei 20 film horror. L’ho adorato anche nel meno convincente The Tall Man (2012) perciò aspettavo con una certa trepidazione Ghostland (in Italia, La Casa delle Bambole). Laugier non mi ha deluso, anzi.

I crimini di Grindelwald?

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Rifacendomi al genio di Leo Ortolani e riprendendo il suo George Miller scappato dalla casa di riposo per realizzare Mad Max: Fury Road, ho trovato la nuova versione (con i debiti distinguo) di David Yates per i due animali fantastici insolitamente frizzante. Lo scempio da lui perpetrato (non so quanto liberamente) ai danni de Il Principe Mezzosangue e de I Doni della Morte, violenza tutta incentrata sul depotenziamento di due romanzi stupendi in favore di una leggerezza tardo adolescenziale insopportabile, vieni qui compensato da guizzi oscuri che proprio da Yates non mi aspettavo. La cosa è sospetta, tanto da far venire il legittimo dubbio che Yates sia, in sostanza, un mestierante prezzolato in balia della produzione.

First Man – di Damien Chazelle

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Fa sempre uno strano effetto intuire di trovarsi davanti a qualcosa di particolare ma non riuscire ad afferrarne contorni e specifiche, non essere in grado di capire il perché quella cosa ha una sua unicità: scatena un vago senso di colpa e di inadeguatezza. A ben pensarci questo disagio concettuale dovrebbe essere smezzato tra chi fruisce e chi offre il prodotto artistico, una divisione più o meno equa di responsabilità, ma siccome non conosco Damien Chazelle me ne sono fatto carico io e ci ho riflettuto a lungo.

Halloween – di David Gordon Green

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Le grandi icone horror degli anni ’80 vanno maneggiate con cura (Michael Myers in realtà deve i suoi natali cinematografici al 1978) e i tentativi di riportarle al presente hanno spesso dato frutti amari, qualche volta un pelo più agrodolci (penso all’Halloween di Rob Zombie), ma nel complesso nemmeno vicini agli originali. I motivi sono disparati, alcuni dei quali legati anche al momento storico, alla magia degli anni ’80 che non è facile replicare, alla voglia di crederci che c’era in quel periodo unita al desiderio di sperimentare con sincerità.
Ciò detto, Halloween 2018 è il miglior omaggio che si potesse fare, quarant’anni dopo, a Michael Myers, a Laurie Strode (Jamie Lee Curtis) e alla memoria ferita Haddonfield.

The Nun – di Corin Hardy

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Ci sono due modi principali attraverso i quali ampliare l’universo narrativo di un franchise. Il primo è prendere un elemento (personaggio, ambientazione, situazione) e svilupparlo in maniera poco pretenziosa lavorando più sull’estetica che sulla sostanza e limitandosi a cavalcare la potenza concettuale dei pilastri fondanti il franchise. Il secondo è raccontare una storia diversa utilizzando uno degli elementi di cui sopra, sfruttare una suggestione scegliendo però un percorso narrativo autonomo che si appoggia al capostipite invece di caricarselo sulle spalle col rischio concreto di restare schiacciato dal suo peso.