George A. Romero – Il Re dei Morti Viventi

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Questa recensione/analisi è stata pubblicata integralmente sul numero 30 del Living Force, fanzine del Fan Club Yavin 4.

Quando si parla di zombi, cinematografici o meno, è impossibile non prendere come punto di riferimento Geroge A. Romero che ha trasmutato lo zombi da haitiano a quello occidentale delle ‘zombie walk’ (anche noi in Italia abbiamo avuto la nostra prima marcia dei morti viventi a Reggio Emilia, il 26 febbraio 2011) e protagonista di una vasta filmografia di mangiatori di uomini.

Romero è tra i troppo rari registi horror illuminati che sfruttano le particolarità del genere per sviscerare e tracciare il profilo di tematiche profonde e, nel suo caso, di grande impegno sociale. E’ con questo spirito che nel 1968 diede vita la primo film capostipite del genere ‘zombie movie’: ‘La Notte dei Morti Viventi’. La pellicola fu di grande effetto e, come ogni progetto artistico destinato a tracciare uno spartiacque tra il passato e il futuro, ebbe detrattori ed estimatori. Ma, da qualunque angolazione lo si guardasse, non era solo un horror che parlava di creature tornate dalla morte. Gli zombi creavano un contesto, catalizzavano azioni e reazioni e muovevano, proprio attraverso l’agire degli uomini viventi, una critica a una società troppo incline alle armi e alla violenza, alla guerra in Vietnam, al razzismo. Distillavano l’essenza di un uomo imperfetto attraverso la loro istintiva e implacabile fame di carne umana. In qualche modo, grazie a una tremenda semplicità, recitavano la parte di un contraltare nel quale si specchiava l’essere umano con tutto il bagaglio dei suoi difetti.
L’epilogo del film, con gli zombi ammucchiati in montagne di carne fumante, con l’eroe ucciso dai suoi simili e bruciato insieme ai non morti, è di un nichilismo unico per l’epoca, e per molti anni a venire.
Romero, quindi, aveva tracciato le prime importanti linee di un disegno destinato ad arricchirsi in forma e colore per i successivi quarant’anni.

La Notte dei Morti Viventi

Nel 1978, dopo alcuni tentativi non molto fortunati, il Re torno ad occuparsi di non-morti con il suo ‘Zombi’, giunto in Italia con il nome ‘L’alba dei morti viventi’. Ancora una volta il suo approccio a un horror consapevole definisce le linee guida di questo secondo capitolo. L’America in dieci anni è cambiata ma, ai suoi occhi, è ancora densa di difetti. E così i non-morti risorti dalla tomba (che adesso stanno sferrando un forte attacco all’ordine costituito, travolgendo le istituzioni e gli organi di polizia), così come i vivi, convergono proprio in un centro commerciale. La critica a una società eccessivamente consumista, secondo Romero, non può passare inosservata.
Di nuovo gli zombi fanno emergere il lato peggiore degli uomini: la banda di motociclisti che irrompe nel centro commerciale (tra loro il grande effettista Tom Savini) condanna i tre fuggiaschi che erano riusciti a resistere all’assedio dei non-morti, costringendo i due sopravvissuti, alla fuga in elicottero. Il Centro Commerciale, icona del consumismo, prima salva e poi tradisce per la sua stessa natura gli uomini.

Zombi

E’ il 1985 quando Romero aggiunge un nuovo capitolo alla saga, ora trilogia: ‘Il giorno degli zombie’. Ormai è chiaro che il Re utilizza lo zombi anche come strumento di denuncia e questa volta è la metamorfosi sociale dell’era Regan sezionata dalla sua lente di ingrandimento. Il mondo è ormai in mano ai non-morti e alcuni centri controllati dai militari sono le ultime sacche di resistenza umana. Anche in questo film per gli esseri umani lo status quo è in precario e fragile equilibrio, pronto a essere frantumato, sempre a causa degli stessi uomini.
Inizia poi in questa pellicola una metamorfosi interessante che si compirà con il quarto capitolo della saga: gli zombi non sono più solo carnefici. Gli esseri umani, portati allo stremo da questa situazione, avviano un processo di degenerazione crudele. Torturano gli zombi e si allontanano dalla loro umanità (il fatto che siano proprio dei militari a farlo è un’altra conferma degli intenti critici di Romero). Per contro i non-morti si riavvicinano di più alla perduta coscienza: ‘Bub’, lo zombi addomesticato dal Dr. Logan (anch’esso militare, in vita), causa la morte del Capitano Rhodes sparandogli con una pistola, e non divorandolo.
Come in ‘Zombi’ i due sopravvissuti sono costretti alla fuga in elicottero verso un mondo che appare sempre più dominato dai non-morti.

Day of The Dead

E’ il 2005 quando Romero chiude il climax narrativo iniziato trentasette anni prima, e lo fa con ‘La terra dei morti viventi’. Il mondo, come avevamo intuito nel precedente capitolo, è del tutto in mano ai non-morti e gli uomini si sono rinchiusi all’interno di una città dove le disuguaglianze sociali dell’intero pianeta si sono condensate tra le mura fortificate di un centro ristretto. I ricchi vivono in lussuosi grattacieli, i poveri ai margini di una periferia povera e sporca.
In tutto questo gli zombi hanno iniziato a sviluppare qualcosa di più di una coscienza. Appaiono come una nuova razza, sanguinaria e istintiva, che però pare alla ricerca di un proprio posto nel mondo. Le crudeltà degli uomini nei confronti dei ‘diversi’ si accentuano, così come l’umanità degli zombi. Tutto questo fino al paradosso: gli esseri umani finiscono con il distruggersi gli uni con gli altri persi in una spirale di violenza e discriminazione del tutto estranea agli zombi, uniti e capaci di agire in armonia tra loro.
Con ‘La terra dei morti viventi’ viene di fatto chiuso il percorso narrativo iniziato nel 1968. Dalla prima e limitata comparsa degli zombi, alla loro conquista del mondo. In questo contesto gli esseri umani non fanno altro che perdere tutti gli appuntamenti con la loro umanità (“Quando i morti camminano signori, bisogna smettere di uccidere” dice il prete portoricano ai due SWAT di ‘Zombi’, profezia che resterà inascoltata) venendo soppiantanti dagli stessi non-morti che invece la vedono aumentare.

Land of the Dead

Ci sono altri due capitoli, datati 2007 (‘Diary of the dead-Le cronache dei morti viventi’) e 2009 (‘Survival of the dead – L’isola dei sopravvissuti’) che potremmo definire ‘Spin Off’. Qui vengono mostrati punti di vista differenti rispetto al primo assalto massiccio che i non-morti sferrano all’uomo (perciò tra il secondo e il terzo capitolo della tetralogia ‘originale’): quello di un gruppo di studenti in ‘Diary of the dead’ e quello di un gruppo di militari, e di una comunità asserragliata su un’isola in ‘Survival of the dead’.
Il tema della critica sociale resta, soprattutto in ‘Diary’ dove l’ossessione di uno degli studenti per la televisione e per la possibilità di documentare con filmati tutto quello che sta succedendo lo allontana dalla realtà e dai veri rischi che il gruppo sta correndo, fino a farlo divenire causa della morte dei compagni.
Allo stesso modo, in ‘Survival’, l’astio e il rancore tra i membri di una piccola comunità finisce per essere la causa della sua distruzione. In questi ultimi due capitoli non ci sono sostanziali innovazioni rispetto all’affresco completo e articolato della prima tetralogia.
Solo nell’ultimissimo capitolo vediamo uno spunto interessante nel quale l’uomo tenta di educare lo zombi a nutrirsi di carne animale. L’idea è interessante ma riveste un ruolo un po’ troppo marginale e poco esteso, quasi relegato a un guizzo creativo non sviluppato.


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Filmografia:
– 1968, ‘La notte dei morti viventi’
– 1971, ‘There’s always Vanilla’
– 1973, ‘La città verrà distrutta all’alba’
– 1973, ‘La stagione della strega’
– 1977, ‘Wampyr’
– 1978, ‘Zombi’
– 1985, ‘Il giorno degli zombi’
– 1988, ‘Monkey Shines – Esperimento nel terrore’
– 1990, ‘Due occhi diabolici’
– 1993, ‘La metà oscura’
– 2000, ‘Brusier – La vendetta non ha volto’
– 2005, ‘La terra dei morti viventi’
– 2007, ‘Diary of the dead – Le cronache dei morti viventi’
– 2009, ‘Survival of the dead – L’isola dei sopravissuti’

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