... poichè non tutte le lacrime sono un male. Diceva Gandalf. Ed è più o meno quello che dico anche io perché dopo più di dieci anni il sito va in pensione.
O meglio, cambia. Resterà aperto come archivio ma tutti i miei nuovi post saranno (e in parte sono già) su Substack. Ho testato…
Sono passati due anni e mezzo, Dune è tornato al cinema e finalmente ho capito cosa non avevo capito di Denis Villeneuve.
Un meraviglioso gioco di specchi che riflette ciò che già conosciamo ma che ci porta a imparare cose nuove.
Un film sulla sofferenza, sull’amore, sulla rabbia, il dolore. E su una speranza troppo difficile da sopportare.
Una bella contaminazione di generi, una critica social e una regia di tutto rispetto: Nope non è perfetto, ma merita di essere visto.
Abbiamo un problema, anzi, ho un problema: qualcosa ha messo in stand-by il mio immaginario.
Cosa puoi fare se non hai grandi idee e se ti ritrovi a metà del guado, quando entrambe le sponde sono alla stessa distanza?
Una squisita favola americana, un caleidoscopio, uno specchio che riflette anche un profondo dolore artistico.
Il mantra “è già stato detto tutto” rischia di indirizzarci su un sentiero arido di sostanza ma ricco di forma.
C’era davvero bisogno di un nuovo capitolo sull’uomo pipistrello? Dipende dall’orecchio di chi ascolta e da quale lato della medaglia preferiamo.
Disclaimer: questa non è una recensione. Non è un pro o un contro al vetriolo (ne ho già visti troppi in giro) nei confronti di un buon film.
Un immaginario collettivo è più pericoloso che utile?