[RACCONTI] – La variabile del dolore – Propulsioni d’Improbabilità

Tempo di lettura: 3 minuti

Quando l’anno scorso Zona42 mi propose di partecipare a un’antologia tutta italiana di fantascienza, accettai la proposta con grande entusiasmo per tre motivi principali. Il primo era la serietà e la qualità della casa editrice: Zona42 pubblica solo volumi in cui crede fino in fondo e questa non è mai una cosa da poco. Il secondo era la bella possibilità di condividere un progetto insieme ad altri colleghi: scrivere è una passione che si cura nel buio del proprio studio perciò quando ho la possibilità di renderla meno solitaria prendo la palla al balzo. Il terzo era l’incipit dell’invito che riassumo per sommi capi citando a memoria: “Vogliamo spingere gli autori fuori dalla loro zona di comfort, portarli a scrivere qualcosa di diverso ma senza costringerli a rinnegare il loro DNA”.
Una sfida, insomma. Per come la vedo io, quando si parla di scrittura le sfide vanno sempre accettate.
A distanza di qualche mese il progetto ha visto la luce e da oggi è disponibile per tutti (qui trovate il link per l’acquisto online).

Il mio contributo è il racconto ‘La variabile del dolore‘ (poco più giù troverete l’incipit) e sono molto contento del risultato anche perché è frutto di un bel confronto con il curatore dell’antologia, Giorgio Majer Gatti. Non avevo mai lavorato con Giorgio Majer ma i suoi suggerimenti, le sue indicazioni e valutazioni sono state davvero molto preziose e, alla fine, posso dire senza ombra di dubbio che mi hanno aiutato a rendere il mio racconto migliore.

Insomma, sono molto contento. Sono contento del progetto, sono ovviamente contento di esserci anche io e sono contento di potervi invitare a comprarlo, a leggerlo e a scoprire che, contrariamente a quanto ogni tanto si legge in giro, la fantascienza italiana non soffre. Anzi. Contro ogni (im)probabilità, è vitale, frizzante e capace di piccole, grandi meraviglie. Provare per credere.

La variabile del dolore

– Che cosa vuoi?
Una domanda semplice, tre parole innocue che innescate dal quel punto di domanda possono davvero mettermi nei guai. Già, cosa voglio? Mi guardo intorno a caccia di indizi mentre frugo tra le tasche del g.a.m.o. fingendo concentrazione.
La stanza è spoglia e una tiepida luce priva di colore appiattisce le ombre. Sono seduto su una poltrona scricchiolante, e la donna che mi ha fatto la domanda piazzata davanti a me, in piedi. Mi guarda con lo stesso disprezzo che riserverebbe a una cimice rovesciata sulla schiena, le zampe che annaspano in cerca di un appiglio. Piego la testa e quando incontro la porta che conduce al corridoio ho la vaga sensazione di essere arrivato proprio da lì. Nella stanza, oltre a me e a lei, non c’è nessun altro.
– Allora? Mi prendi per il culo? – altri due punti di domanda che mi vengono sputati addosso.
Non dovrebbe essere lei a chiedere, quello è il mio compito. O almeno credo. L’unica cosa che so per certo è che quando non sono io a fare domande le cose prendono una brutta piega.
Le sorrido proprio mentre le dita della mano incontrano una superficie curva piena di graffi sottili. È fredda, metallica. Quel contatto fa esplodere una salva di bolle azzurre e rosse sulla parete alle spalle della donna. Poi, dopo i colori, un intenso profumo di erba tagliata mi inebria.

Propulsioni d’improbabilità.
Zona 42 Editore
368 pagine.
14,90 € – (4,99 € versione ebook)
Acquistalo cliccando qui!
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Ghostland – di Pascal Laugier

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Adoro Pascal Laugier, anche se non ci andrei nemmeno a bere un caffè tanto mi preoccupa il funzionamento della sua mente. Lo adoro a tal punto da aver messo il suo Martyrs in cima alla mia classifica dei 20 film horror. L’ho adorato anche nel meno convincente The Tall Man (2012) perciò aspettavo con una certa trepidazione Ghostland (in Italia, La Casa delle Bambole). Laugier non mi ha deluso, anzi.

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Il fallimento del futuro?

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Quando il futuro ha smesso di essere un faccenda di cui occuparci? Quando è diventato esclusivo demanio di multinazionali e governi? Mi guardo intorno e dal mio limitato osservatorio vedo che da una parte si ragiona di connettività, infrastrutture, intelligenze artificiali, gestione dei dati, ripristino e trasformazione in un grande corridoio informatico della vecchia Via della Seta (per fare un esempio). Dall’altra si è concentrati su un presente abbastanza misero (dal punto di vista concettuale), fatto di sussistenze, di paure, di contrazioni sociali, di ritorno ad alchemiche ricette ottocentesche, di esclusioni e di frammentazione del tessuto connettivo che dovrebbe tenere insieme tutto. Uno Jedi direbbe che abbiamo smesso di essere in comunione con la Forza.

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