Assassin’s Creed di Justin Kurzel

Tempo di lettura: 2 minuti

VOTO:★½☆☆☆
I film ispirati ai videogiochi hanno molto spessp generato pellicole discontinue, indigeste e soprattutto indecise tra l’essere un videogame evoluto o un lungometraggio a mezzo servizio.
Assassin’s Creed, purtroppo, non fa eccezione.
Callum Lynch (Michael Fassbender) è il discendente di Aguillar de Nerha, membro della Confraternita degli Assassini che nel 1492 nascose ai Templari la Mela dell’Eden. È grazie a questa discendenza genetica che Alan Rikkin (Jeremy Irons) e la figlia Sophia (Marion Cotillard) riescono ad utilizzare l’Animus, macchinario in grado di proiettare la coscienza di Callum all’interno del corpo del suo avo. È tramite questo legame che i Rikkin sperano di scoprire dove è stata nascosta la Mela.
Inizia perciò una danza balbuziente tra il passato di Aguillar e il presente di Callum, tenuti insieme da un collante discontinuo come l’Animus e il cui obiettivo ultimo è la caccia alla Mela dell’Eden. In questo balletto ben poco passionale scopriamo che Rikkin è affiliato al moderno ordine dei Templari e che il manufatto possiede al suo interno il codice genetico del libero arbitrio: possedere la Mela significa soggiogare una volta per tutte l’intera razza umana.
Tralasciando l’ambizione di fondo spropositata e priva di ogni ancora con l’incredulità sospesa dello spettatore, Assassin’s Creed non fa nessuno sforzo per essere un buon film.
Ha tanti, tantissimi problemi. Non c’è un legame narrativo tra quello che vediamo nel 1492 e il 2016 in cui Callum è imprigionato, non ci sono motivazioni interessanti e nel complesso sembra di assistere a un Codice da Vinci in salsa video ludica, menomato di tutti i suoi riferimenti storici.

Tutta la parte ambientata nel passato è un fan service a uso e consumo dei gamers più appassionati con l’onnipresente aquila del videogame impegnata a traghettarci tra uno scenario e l’altro. Il presente di Callum è un asfissiante tentativo di dare spessore a una manciata di personaggi che nella migliore delle ipotesi risultano insipidi, nella peggiore muoiono senza nemmeno essere riusciti a presentarsi.
La vera (e unica) sorpresa di Assassin’s Creed è il cast: sorprendente è che un trio di attori così blasonati si sia impegnato in un progetto tanto insipido (vero che Jeremy Irons ha girato anche il film di Dungeons & Dragons, però …), e ancor più sorprendente è che siano riusciti a recitare in modo serio con una sceneggiatura del genere tra le mani.
Insomma. No, no e no.
Il mondo dei videogame offre storie degne delle più appassionanti saghe letterarie o cinematografiche ma credo per che per vedere una trasposizione di alto livello dovremo aspettare ancora un po’. Qualche illustre tentativo c’è stato: il primo Resident Evil (2002), il primo Silent Hill (2006) e una manciata di pochi altri. Questo Assassin’s Creed è nato pronto per essere dimenticato. Il prima possibile.

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Questo articolo è stato pubblicato su Nocturno Cinema

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[Racconto] – L’Adepto

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L’Adepto è una brevissimo racconto inedito ispirato al mondo del mio romanzo La terza memoria ed è nato con un duplice scopo. Il primo è quello di divertirmi tornando nell’Italia post apocalittica che ho inventato come ambientazione del romanzo. Il secondo è (sarebbe) quello di stuzzicare chi ancora non ha letto La terza memoria e magari accompagnarlo verso il romanzo. Il primo scopo l’ho raggiunto. Vediamo se qualcuno mi aiuterà a raggiungere anche il secondo.
L’immagine qui sopra è la bellissima illustrazione che Franco Brambilla ha fatto per la copertina di Urania.

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Westworld 2 – la creazione di un nuovo Olimpo

Tempo di lettura: 2 minuti

Insomma, per concludere, il world-building narrativo di Westworld (così come quello di True Detective in parte come quello del Trono di Spade) è una sapientissima fusione di suggestioni iniettate a poco a poco nella coscienza dello spettatore. Un nobilissimo frankenstein meta-concettuale nel quale il tutto è ben superiore alla somma delle parti perché riesce a rivolgersi alla nostra parte filosofica senza però trascurare quella più moderna.

So che non è elegante, citarsi non lo è mai, ma riprendo la conclusione del mio pezzo su Westworld pubblicato qui a fine 2016 e rilancio: Nolan e la Joy hanno tenuto il timone ben saldo in quella direzione.

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