Dune (David Lynch) – La vita dietro al film

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Questo articolo è stato pubblicato su Nocturno 152

Come spesso accade per le pellicole incomprese, e al tempo della sua uscita Dune è stata una di queste, gli eventi, le ricorrenze e la
numerologia alle spalle del film hanno più importanza di quanto si possa pensare. Se a questo aggiungiamo una genesi piuttosto tribolata che affonda le sue radici agli albori dei primi anni settanta, il quadro si tinge delle intrecciate tinte di un giallo alla Mulholland Drive (2002).

[LA CABALA DEGLI ANNI OTTANTA]
1984: anno in cui George Orwell ambienta il distopico futuro nel quale il ‘Grande Fratello’ controlla ogni cosa cancellando, di fatto, le più elementari libertà individuali. Lo stesso destino toccherà a David Lynch e al suo Dune (1984) quando la Universal entrerà a gamba tesa privandolo del suo ‘directors cut’, della libertà creativa che lo aveva condotto fino a lì e falcidiando senza pietà le quattro ore di riprese. Il risultato? Due ore compresse e sbilanciate nelle quali troppi eventi si mescolano al caleidoscopico mondo letterario di Frank Herbert.
1981: Star Wars. Lucas si era rivolto all’allora trentacinquenne David Lynch chiedendogli di posare il suo occhio dietro la macchina da presa per realizzare ‘Il Ritorno dello Jedi’: all’epoca il padre di Guerre Stellari ricavò solo un cortese ma secco rifiuto. Proprio in quel periodo Lynch, evocato da Dino De Laurentis, si sarebbe trovato tra le mani Dune: una saga letteraria di cui non conosceva nulla, appartenente a un genere del quale non si interessava che però aveva dato indiscutibili spunti a Lucas per la sua Sacra Trilogia. I Jedi e i pianeti sabbiosi, che lui lo volesse o no, erano scritti nel destino di Lynch. Così come lo era l’inevitabile confronto con Star Wars: in qualche modo le avventure di Luke Skywalker erano destinate a influenzare anche la sua mano spingendolo a realizzare una pellicola complessa in netta contrapposizione con il digeribilissimo e favolesco stile di Lucas. Lynch negli anni ci ha abituato alla sua attitudine provocatoria: Dune è stato, forse inconsciamente, anche questo. Una contrapposta provocazione alla magica semplicità di Guerre Stellari.

[TU QUOQUE, BRUTE …]
Il tradimento: la storia di Dune ruota tutta intorno a uno dei peccati più antichi. E’ con il tradimento che l’Imperatore Shaddam IV (José Ferrer) trascina su Arrakis il Duca Leto Atreides (Jürgen Prochnow) tessendo una letale trappola. Ed è sempre con il tradimento del dottor Wellington Yueh (Dean Stockwell) che il piano dell’Imperatore e del Barone Vladimir Harkonnen (Kenneth McMillan) riesce quasi nella sua interezza: il Duca Leto viene assassinato mentre Paul Atreides (l’attore feticcio di Lynch, Kyle MacLachlan), il suo erede, è disperso insieme alla madre Jessica (Francesca Annis) nell’inospitale deserto di Arrakis.
Con questi presupposti era inevitabile che l’ignomignosa macchia dell’inganno prima o poi colpisse anche Lynch. In che modo? Due parole: versione estesa. Dimentichiamo quelle migliorative a cui il cinema degli ultimi lustri ci ha abituato. Per Lynch l’extended edition fu una vera e propria pugnalata alla schiena.
Non contenta di aver deformato la creatura di Lynch costringendo il regista a tagli furibondi, nel 1988 la Universal confeziona una versione televisiva di tre ore ottenuta attraverso un editing malevolo e sommario nel quale logiche ed equilibri vengono massacrati da una mano degna della peggiore macelleria. Lynch si chiama fuori dal progetto e il suo nome viene sostituito dal John Doe del cinema: il regista di questa versiona estesa risulta infatti essere lo spettrale Alan Smithee, lo pseudonimo della vergogna. Il dado è tratto, il complotto ordito, la pugnalata stoccata. Lynch, in un ultimo cinico gesto assolutamente nelle sue corde, decide di sostituire il suo nome di sceneggiatore (suo era lo script di 150 pagine) con quello di Judas Booth. Una dissacra unione tra Giuda Iscariota, traditore dei traditori, e John Wilkes Booth, omicida di Lincoln e agli occhi di Lynch spietato assassino del film.
Da quel fatale 1988 niente e nessuno riuscirà mai più a far riavvicinare Lynch alla sua primigenia creatura fantascientifica costata quaranta milioni di dollari ma purtroppo incapace di un rientro degno di questo nome.

[IL POTERE DEL MELANGE]
Oltre al tradimento l’altro motore narrativo di Dune è il melange, la spezia raccolta su Arrakis che è alla base dell’intera economia galattica descritta da Herbert. E’ grazie a questa spezia se la cenobitica Gilda spaziale può viaggiare nello spazio a velocità superiori a quella delle luce ed è sempre grazie al melange se la confraternita delle Bane Gesserit è in grado di eleggere le sue Reverende Madri. In più la sostanza è in grado di catalizzare doti da preveggente a chi ne assume le giuste quantità.
Anche in questo caso la finzione narrativa si mescola alla vita reale di Lynch creando un pittoresco intreccio. Lynch al tempo del suo rifiuto a Lucas aveva dimostrato una forte preveggenza intuendo la deriva tecnocratica e autoritaria che il barbuto regista di Modesto stava intraprendendo: mal si sarebbe sposata con la spasmodica libertà che il buon David ha sempre tentato di ritagliarsi e mai e poi mai a Lynch sarebbe bastato il ruolo di ‘uomo d’azione’ targato Lucas. Rifiutare un’offerta come quella quando tutti volevano fare Star Wars però poteva solo derivare dai poteri sovrannaturali conferiti dal melange.
Ma questa dote è venuta meno quando Lynch ha accettato la proposta di De Laurentis. Sarebbe bastato poco: una superficiale conoscenza di Dune e un orecchio teso verso le parole che lo stesso Herbert aveva speso nei confronti di Star Wars. Cito lo scrittore: “Ci sono almeno 37 punti di confronto diretto tra il mio romanzo e Guerre Stellari”. E nel 1984 l’onda degli Skywalker era nel suo massimo splendore. Come si può raccogliere un testimone del genere realizzando il film di Dune dopo la trilogia di Star Wars che a sua volta deve tanto all’opera letteraria di Dune?
Fatalmente, si è rivelato impossibile. Un cortocircuito letale, almeno in parte, anche per David Lynch.

[IL PRESCELTO]
Eppure, come Luke Skywalker e come lo stesso Paul ‘Muad’Dib’ Atreides dimostrano, ci sono eventi in grado di attribuire poteri straordinari. Che questi siano la Forza o il melange poco importa.
Nonostante la avversità, nonostante il disastro al botteghino e nonostante il tradimento, David Lynch e il suo Dune dimostrano di essere, a tutti gli effetti, Prescelti.
L’impatto visivo, le atmosfere oniriche tanto care al regista, la costruzione caotica e fascinosa al tempo stesso, il cast proiettato in una performance teatrale ispirata dal melange e il vortice di eventi visionari hanno de facto trasformato Dune in un vero e proprio cult dal quale David Lynch si è affrancato con un guizzo di saggia follia.
di Maico Morellini

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