[Recensioni Film] – ‘Behind the Mask’ di Scott Glosserman.

Tempo di lettura: 2 minuti

VOTO:★★★★☆
Il cinema horror è costellato dai serial killer, da orrori capaci di mettere in ginocchio le sfortunate comunità che li ospitano. Jason Voorhees, Frederick Charles ‘Freddy’ Krueger, Michael Mayers e Charles ‘Chucky’ Lee Ray: creature talmente malvagie da aver dato vita a leggende nere, a incubi eterni.
E se dietro questi nomi, se dietro le sovrannaturali caratteristiche suggestionate dalle gesta delle quattro icone del terrore ci fossero solo uomini in carne e ossa? Se Freddy, Jason, Mike e Chucky fossero in realtà comuni assassini seriali realmente esistiti?
Ecco il semplice ma geniale presupposto che costituisce l’ossatura narrativa di Behind the Mask: The Rise of Leslie Vernon, film falso-documentario prodotto per l’home video nel 2006 e diretto da Scott Glosserman.
Taylor Gentry (Anela Goethals) è un’ambiziosa giornalista appassionata di serial killer che, dopo aver studiato i casi di Freddy e soci, decide recarsi nella piccola cittadina di Glen Echo per documentare la nascita di una nuova leggenda del male: Leslie Vernon (Nathan Baesel). Leslie ha un solo obiettivo: diventare un maestro dell’arte del terrore proprio come gli illustri predecessori che lo ispirano.
Taylor e i suoi cameraman registreranno con grande dovizia di dettagli tutti gli elaborati trucchi da illusionista che Vernon adotterà per creare un’aura di mistico mistero intorno alla figura del serial killer mascherato che intende creare con la sua prima catena di omicidi. Lo accompagneranno in tutte le fasi del suo piano oscuro fino al primo omicidio momento in cui, logorati dal senso di colpa, decideranno di fermare Leslie.
Il cortocircuito concettuale è evidente: mostri sacri del cinema horror vengono trasformati in comuni serial killer e sono ispirazione per una nuova generazione di assassini. L’arte dell’omicidio seriale diventa vera e propria poesia, motivo di vita, esaltazione e completamento di un’esistenza trascorsa a pianificare la nascita di una nuova leggenda nera. Molto efficace la figura di Eugene (Scott Wilson), ex assassino ritiratosi a vita privata per la concorrenza troppo agguerrita di Jason e degli altri.

Leslie Vernon
Tenendo salto questo timone Glosserman riesce ad arricchire la sua visione con altri tre elementi molto interessanti, tutti mutuati da un meta-cinema spinto.
Il primo è il DNA del piano immaginato da Vernon: la sua final girl deve essere la classica vergine, la ragazza ingenua che diventerà donna catalizzata nella sua rinascita dall’orrore a cui è destinata. Un cliché ben noto agli appassionati del genere.
Il secondo è la presenza della nemesi benigna, l’Ahab, del serial killer: il Dottor Halloran (Robert ‘Freddy Krueger’ Englund, citato come personaggio e coinvolto come attore), alter ego del dottor Sam Loomis (Donald Pleasence) di Halloween.
Il terzo, più sottile ma definitivo, Glosserman ce lo mostra nei titoli di coda, farcito dalla voce dei Talking Heads che cantano Psyco Killer: in una sala autoptica viene portato il corpo carbonizzato di Leslie Vernon e questo, sulle ultime note della canzone, torna in vita come nella migliore tradizione horror.
Leslie, nato come figura inquietante da una leggenda metropolitana di Glen Echo, guidato dalle gesta dei comuni serial killer nella sua ricerca del terrore, finisce con lo sfondare il perimetro del film diventando uno dei personaggi delle pellicole a cui Behind The Mask strizza l’occhio. La finzione diventa realtà e la realtà ritorna finzione quadrando un cerchio che sembrava impossibile chiudere.

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Questo articolo è stato pubblicato su Nocturno Cinema

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The Circle – di James Ponsoldt

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★★½☆☆

I segreti sono bugie

Mae – The Circle

Il tempismo nella fantascienza è fondamentale. Arrivare in ritardo rispetto a quanto sta accadendo nel mondo reale può trasformare un buon film in uno scadente documentario di repertorio.
The Circle, purtroppo, arriva un pelo in ritardo e la sensazione che si ha è proprio quella di aver assistito a qualcosa di vecchio.
Mae (una Emma Watson male assortita) è una giovane ambiziosa che vede la sua vita cambiare quando l’amica del cuore Glenne (Bonnie Holland) riesce a farla entrare al Circle, una grande azienda che deve i ricchi natali a un social network di diffusione mondiale. Il guru di Circle, Eamon Bailey (un Tom Hanks in versione Steve Jobs) ha le idee molto chiare sul futuro: connessione totale, condivisione totale, nessun segreto e l’ambigua gestione di una mole di dati a dir poco impressionante.

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GoT: due piccole rivoluzioni?

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Quattro episodi su sette, con ancora nove puntate (tre di questa settima stagione e sei dell’ottava) prima di veder calare il (o un) sipario su uno dei fenomeni televisivi più imponenti di questo ventunesimo secolo. In molti ci eravamo chiesti come sarebbe cambiato Il Trono di Spade con il sorpasso definitivo dello show rispetto alle trame letterarie libri di George R.R. Martin e questi prima quattro episodi hanno in parte risposto alle nostre domande.
Due sono i più evidenti e principali aspetti della piccola rivoluzione che David Benioff, D.B. Weiss e compagni hanno attuato con la settimana stagione del Trono.

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