[Recensioni Film] – ‘Guardiani della Galassia’ di James Gunn

Tempo di lettura: 2 minuti

VOTO:★★★★☆

Se non avete mai dato molto credito al detto: “La fortuna aiuta gli audaci” (troppo abusato da chi è capace di tirare tripli sei in sequenza giocando a Risiko) forse è venuto il momento di rivedere le vostre convinzioni. Perché? Perché con ‘Guardiani della Galassia’ la Marvel non ha solo sparigliato il tavolo delle pellicole fumettistiche seriali, ma si è anche dimostrata molto, molto coraggiosa. E la fortuna si è schierata dalla sua parte.
Audace, dicevamo. Sì. Perché con il progetto ‘Avengers‘ a fare da solido collante per tutti gli altri titoli Marvel, iniziare una nuova serie di film supereroici slegati da Captain America e soci poteva essere un pericoloso azzardo, per non dire un clamoroso buco nell’acqua.
E invece la realtà dei fatti è che con i ‘Guardiani della Galassia’ la casa della meraviglie è riuscita a confezionare un film fresco, divertente e ricco di quella sana leggerezza che contraddistingue le pellicole targate Marvel Studios.
Peter Quill (un bravo e volenteroso Chris Pratt) viene rapito, dopo la morte della madre terrestre, da una banda di pirati spaziali chiamati Ravagers. Qualche decennio dopo lo ritroveremo, novello Indiana Jones, impegnato a recuperare cimeli in giro per la galassia. Questo fino a quando non incapperà quasi per caso nell’Orb, un manufatto alieno che si rivelerà essere il contenitore di una delle gemme dell’infinito. Inizia per Quill una pericolosa latitanza nella quale sarà braccato dagli scagnozzi di Ronan l’Accusatore (al soldo di Thanos, che è stato causa diretta dell’invasione dei chitauri vista nei ‘Vendicatori’) e dagli stessi Ravagers. Durante la fuga incontrerà improbabili alleati: Rocket, un roditore geneticamente modificato, Groot, un uomo albero delle devastanti capacità, Gamora, figlia adottiva di Thanos (Zoë Saldaña) ma desiderosa di liberà e Drax il Distruttore (il wrestler David Bautista) che diventeranno suoi fedeli compari formando in quintetto noto come ‘Guardiani della Galassia’.
Che legami ci sono tra questa pellicola e quelle del progetto Avengers? Pochi o nulli. Tolto Thanos, che vedevamo nella scena post credit dei Vendicatori, e tolto Il Collezionista, che vedevamo nella scena post credit di Thor 2: The Dark World, non c’è nulla che colleghi i Guardiani a ciò che è accaduto e sta accadendo sulla Terra. Eppure questo ‘Guardiani della Galassia’ ha tutti gli ingredienti giusti: è divertente, è leggero, è curato e visionario. Non è necessario cercare la ben che minima coerenza scientifica in quello che vediamo semplicemente perché non serve: seguire le avventure di Quill e compari riempie occhi e cuori (il cervello va in pausa, ma per una volta non è un problema). Si fanno sane risate e si resta a bocca aperta godendosi scenografie da urlo e ambientazioni meravigliose a dimostrazione che è possibile trasportare gli spensierati anni sessanta in un presente ben più cupo e macchinoso.
Questo basta a rendere i ‘Guardiani della Galassia’ il nuovo Star Wars, come si legge qua e là nel mondo internet? A prescindere dalla faziosità della domanda, le due pellicole hanno contesti storici talmente diversi che fare un paragone è un esercizio poco utile, la risposta è no. Ma solo perché il film di James Gunn non ha questa ambizione. Ai Guardiani mancano i presupposti e un substrato epico ed emozionale che Star Wars trasudava in ogni fotogramma. Manca la vera crescita dell’eroe e tutto è comunque più impegnato nello strabiliare visivamente e nel divertire: ma non è un difetto, attenzione. Gunn voleva andare in una direzione e lo ha fatto nel migliore dei modi riuscendo a creare una nuova serie supereroica della quale io personalmente aspetto il prossimo capitolo con divertita ansia.
di Maico Morellini

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Hill House, il passato e l’inferno

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Mi sono avvicinato alla serie Netflix di Hill House con un certo timore, lo stesso timore che chiunque abbia letto il libro ha provato al pensiero di vedere il complesso capolavoro di Shirley Jackson deformato (e forzato) in una serie televisiva con tempi e ritmi diversi di quelli di una solidissima narrazione. Fortunatamente Mike Flanagan, regista che apprezzo molto (suoi sono, tra gli altri, Oculus e Somnia), ha deciso di percorrere una strada diversa. Hill House, una casa che definire infestata è decisamente riduttivo, è ‘solo’ ambiente e suggestione. Nessun personaggio (a parte qualche doveroso omaggio), nessuna situazione riadattata, di fatto una storia nuova che sceglie come ambientazione la tremenda casa fatta di corridoi, angoli scuri e presenze sinistre.

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Rapporto di fine anno – 2018

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Il primo post di questo sito è datato 30 Novembre 2010 perciò sono passati otto anni dalla sua messa on-line, otto anni nei quali, come si dice, ne é passata di acqua sotto i ponti. Quest’anno per la prima volta però voglio prendermi il lusso di riepilogare con un post tutte quelle che sono state le mie attività letterarie, o para letterarie, dell’anno appena trascorso.
Perché?
Perché chi come me si occupa di letteratura con serietà e professionalità, ma nel risicato monte ore del dopo lavoro (quello che fa pagare le bollette, per intenderci), sa cosa si prova nel sentirsi sempre in ritardo. Sa come può essere logorante quel vago (ma persistente) senso di colpa del “non fare mai abbastanza”, di essere un passo indietro rispetto a non si sa bene cosa. Una spiacevole sensazione che spinge verso una sorta di bulimia creativa per la quale si scrive, si finisce un progetto, ma non si ha mai il tempo (o la forza) di goderne appieno perché “c’è sempre qualcosa di nuovo da fare”.
Insomma, un po’ per ringraziare chi mi segue, chi mi legge, chi mi ascolta, un po’ per tirare una linea oltre le quale osservare con quieta soddisfazione cosa si è fatto, ecco qui il mio rapporto di fine anno: tutto quello che ho pubblicato (e dove) nel corso dei dodici mesi appena trascorsi. Si vi siete persi qualcosa, se volete condividerlo o commentarlo qui o altrove, sapete di essere i bene accetti. Sempre e comunque!

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