[Recensioni Film] – ‘Thor 2: The Dark World’ di Alan Taylor e James Gunn

Tempo di lettura: 3 minuti

VOTO: ★★★½☆

Con il secondo capitolo di Thor procede l’inarrestabile serializzazione dei film supereroici targati Marvel: più il tempo passa più il blocco tematico degli ‘Avengers’ si avvicina alle logiche di una lunga e articolata serie TV.
E in questa ottica la qualità degli spin-off (Capitan America, Iron Man, Thor) continua a mantenere un profilo piuttosto basso per poi brillare nelle pellicole corali. ‘Avengers‘ è stato decisamente migliore di tutti i suoi predecessori, tolto forse il primo Iron Man. Perciò, cosa aspettarsi da Thor: The Dark World?
Abbandonate le velleità shakespeariane che la regia di Kenneth Branagh avrebbe potuto promettere con il primo Thor (e che riusciva a non essere troppo fumetto solo ad Asgard) ci siamo tutti concentrati sul nome di Alan Taylor (che non a caso ha molta esperienza per quanto riguarda le serie tv), fresco fresco dalla regia di sei episodi del ‘Trono di spade‘. Forse che, complice un titolo cupo e la mano di Taylor, i Marvel Studios erano pronti a confezionare qualcosa di inedito nell’ambito dei supereroi?
No, direi proprio di no. Perché a dispetto del titolo Thor: The Dark World è forse la pellicola più fumettosa e di intrattenimento che la Marvel abbia mai realizzato. E’ necessariamente un male? Direi proprio di no, visto che per quanto riguarda super eroi complessi e complessati (nel senso buono) la DC ha decisamente una marcia in più.
Andiamo con ordine: millenni fa il padre di Odino aveva ingaggiato una cruenta battaglia con gli Elfi Scuri di Malekith (nome, tra l’altro, del comandante degli elfi scuri di Warhammer) per impedire al loro sovrano di precipitare il mondo nella tenebra grazie all’utilizzo di una potentissima sostanza nota come Aether (o Ither). Dopo lo scontro gli Elfi Scuri sembravano del tutto distrutti ma Malekith e un manipolo di fedeli era riuscito a fuggire in attesa di una nuova occasione. Cinquemila anni dopo, con l’allineamento dei nove mondi e con il ritrovamento fortuito di un frammento di Aether da parte di Jane Foster (Natalie Portman) ecco che Malekith ha una nuova occasione. Toccherà a Thor e al fratello Loki, spinti da motivazioni molto diverse, il compito di fermare Malekith.
Dopo un’introduzione che cerca di imitare i minuti iniziali de ‘La Compagnia dell’Anello’ riuscendovi solo in minima parte, il film procede su binari molto leggeri. Ci sono battute, ci sono tante citazioni (la prigionia di Loki imita quella di Magneto del secondo X-Men che a sua volta imitava quella di Hannibal Lecter) e c’è una spensieratezza di fondo che rende il film la prima e vera trasposizione cinematografica di un fumetto (senza se e senza ma). Nessuna complicazione concettuale e nessuna motivazione che non ti aspetti: tutti fanno esattamente quello che devono nei modi che ci si aspetta. Solo Asgard, e forse qui la mano di Branagh si vedeva, perde parte della sua poesia ma è un difetto da poco nella complessiva onestà del film. Thor: The Dark World non pretende nulla se non divertire, senza implicazioni, chi lo guarda. Così la scena della metro, comunque, strappa una risata come il martello di Thor appeso all’attaccapanni e il cameo (meraviglioso) di Stan Lee. Gli Elfi Scuri hanno una gadgettistica degna dei migliori Predator e l’idea che siano così potenti perché provenienti da un mondo antico solletica il lato fantasy di ciascuno di noi.
Taylor, dal canto suo, riesce anche a infilare qualche virtuosismo. La fuga di Loki, con una regia non canonica, ha qualche guizzo di originalità e comunque si fa apprezzare. Senza spoilerare, poi, la lunga permanenza sul set del ‘Trono di Spade’ deve aver preso la mano di Taylor: c’è una morte illustre che è l’unico colpo di scena del film.
Il cast lavora bene, tolto Anthony Hopkins che con l’occhio deve aver perso anche parte del suo carisma, ma anche qui parliamo di qualcosa che non mina l’economia complessiva del film.
L’unica cosa che proprio mi ha fatto storcere il naso è il cameo, dopo i primi titoli di coda, di Benicio del Toro nei panni del Collezionista. Sarà perché le atmosfere molto fantasy di questo Thor mi avevano proiettato in un limbo warcraftiano, ma l’eccentricità stile Batman di Tim Burton l’ho trovata fuori luogo.
Detto questo, Thor: The Dark World assolve il suo compito. Intrattiene senza dare troppo su cui pensare e aggiunge aspettativa ai prossimi ‘Vendicatori’. Non siamo tutti maniaci di Serie TV, adesso? La Marvel, in anticipo su tutti, sta serializzando il grande schermo. Che ci piaccia oppure no.

di Maico Morellini

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Halloween 2018 – La Casa nella Notte

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Domani è Halloween e quale momento migliore per prendere lo smartphone, infilarsi le cuffie e lasciare che una voce ci racconti una storia fatta di sorprese, inquietudini e brividi?
Io voglio fare la mia parte parlandovi de La Casa nella Notte. Di cosa si tratta?
La Casa nella Notte è una serie da ascoltare a puntate, come quelle che tempo fa spopolavano in radio, ma che oggi trovano una nuova via di diffusione attraverso il podcast. Originale, scritta appositamente per la diffusione in podcast sarà disponibile da domani, mercoledì 31 ottobre e sarà gratuita: l’unica cosa che dovrete fare voi è cliccare nel link qui sotto, spegnere le luci, indossare le cuffie e lasciare che Enrico Salimbeni (la voce narrante) vi racconti la storia che io ho scritto. Perché la penna dietro La casa nella notte, è la mia (e questo dovrebbe essere un motivo in più per ascoltarla). Qui sotto il link: scaldate i motori ascoltando già da ora il trailer!
Ascolta La Casa nella Notte

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Il fallimento del futuro?

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Quando il futuro ha smesso di essere un faccenda di cui occuparci? Quando è diventato esclusivo demanio di multinazionali e governi? Mi guardo intorno e dal mio limitato osservatorio vedo che da una parte si ragiona di connettività, infrastrutture, intelligenze artificiali, gestione dei dati, ripristino e trasformazione in un grande corridoio informatico della vecchia Via della Seta (per fare un esempio). Dall’altra si è concentrati su un presente abbastanza misero (dal punto di vista concettuale), fatto di sussistenze, di paure, di contrazioni sociali, di ritorno ad alchemiche ricette ottocentesche, di esclusioni e di frammentazione del tessuto connettivo che dovrebbe tenere insieme tutto. Uno Jedi direbbe che abbiamo smesso di essere in comunione con la Forza.

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