Recensioni film – ‘Thor’ di Kenneth Branagh

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Quando un film si presenta in un certo modo, non ha mai la pretesa di essere diverso da quello che è, e porta avanti in modo diligente la sua impronta iniziale, dal mio punto di vista è sempre un successo.
Ed è proprio il caso di questo ‘Thor’, targato Kenneth Branagh. Conoscendo (e adorando) Branagh, avevo qualche paura mai del tutto confessata. Il timore che una pellicola comunque con una forte impronta marveliana, incastrata nel grande e promettente progetto de ‘I Vendicatori‘, e rimaneggiata da un espertissimo shakespeariano teatrale e cinematografico come il nord irlandese alla regia, potesse scivolare in qualche zona d’ombra non definita c’era e non era immotivato.
E invece, persino un po’ a sorpresa, ‘Thor’ ha consapevolezza di sé, sa dove deve andare e come farlo. Buona parte del film gira intorno a una ricostruzione visivamente potente di Asgard, di Jǫtunheimr e del mondo delle divinità nordiche. Qui Odino, Thor, Loki e altri eroi mitologici sono affrescati in un quadro  con una leggera deriva shakesperiana (credo che Branagh qui abbia detto un po’ la sua) per trame, intrighi e anche qualità degli attori.

I personaggi sono subito definiti in modo chiaro. Con alcuni atteggiamenti, con alcune battute e con situazioni costruite in modo forse meccanico ma assolutamente funzionale. Intendiamoci, non è un film che sorprende (tranne, forse, in un paio di situazioni) ma la trama è al servizio dei personaggi, per l’appunto (anche la trattazione un po’ superficiale dei giganti dei ghiacci ha lo scopo di concentrare l’attenzioni sulle macchinazioni di Loki). D’altra parte, trattandosi di divinità, è evidente che queste incarnino azioni e sentimenti piuttosto lineari in quanto rappresentanti sotto forma di entità superiori le emozioni umane.

‘Thor’ è poi un film di raccordo. Il progetto ‘I Vendicatori’ qui si percepisce più che in altre pellicole. Se lo scopo era quello di raccontare la storia di ‘Thor’ incastrandola però in un universo già composto da alcune pellicole (i due Iron Man, il secondo Hulk, il prossimo Capitan America), io penso che l’obiettivo sia stato pienamente raggiunto. Non è all’altezza del primo ‘Iron Man‘ (la cui grandezza deriva in buona parte da un Robert Downey Jr. in stato di grazia) eppure, lo ripeto, ha una sua coerenza, è divertente, sa cosa si può permettere e cosa no, e la rappresentazione visiva della divinità di Thor, della sua forza, è molto potente. Il personaggio meglio riuscito credo sia, in assoluto, Loki anche arricchito dalla scelta più che azzeccata di Tom Hiddleston nei panni del Dio dell’Inganno.

E questa, sbirciando dopo i titoli di coda e soprattutto con un occhio di riguardo a ‘I Vendicatori’, credo non sia proprio una casualità. Unico neo, il doppiaggio di Natalie Portman che, seppur impegnata nell’interpretazione di un ruolo non di grandissimo spessore, stride un po’.

Per me, promosso a pieni voti. E adesso l’attesa per le prossime pellicole pre-Vendicatori non può che farsi più fremente.

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L’errore della semplificazione

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Mandante morale. Buonismo. Sostituzione etnica. Populismo. Aggiungete quello che volete a questa salva di termini che sono sempre più abusati nel linguaggio comune.
Faccio un passo indietro: la scienza, il metodo scientifico, richiede una forma di semplificazione. I problemi prima di essere risolti devono essere ridotti ai minimi termini perché è dalla semplificazione che si possono trarre il maggior numero di regole generali.
Occam diceva: “A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire” ed è questa massima alla base del famoso rasoio di Occam.

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Oltre il guado – di Lorenzo Bianchini

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VOTO:★★★★☆

Nonostante ne avessi sentito parlare in termini molto positivi già un paio di anni fa dai miei infiltrati al TO Horror Film Fest, recupero con colpevole ritardo questa pellicola di Lorenzo Bianchini e confermo che si tratta di un film davvero interessante. Porta una bella ventata di originalità nell’altrimenti asfittico panorama horror italiano.

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