Recensioni Film – ‘John Carter’ di Andrew Stanton

Tempo di lettura: 2 minuti

VOTO: ★★½☆☆

L’approdo sul grande schermo delle geniali visioni di Edgar Rice Burroughs, e in particolare del suo John Carter di Marte, comincia nel migliore dei modi con un meraviglioso cortocircuito tra il personaggio che dà il nome al film e lo stesso Burroughs. E già questo, da solo, potrebbe valere il prezzo del biglietto anche perchè in mani abili (come quelle che Andrew Stanton dimostra di avere) si possono aprire scenari molto molto interessanti per tutti i personaggi creati da Burroughs.
Si può approcciare a questo ‘John Carter’ in due modi: di pancia o di cervello e il giudizio finale è molto legato a quale dei due si decide di adottare.
Se lasciamo scorrere i sentimenti e spegniamo un pochino il cervello molti dei difetti della pellicola passano in secondo piano. Veniamo rapidi dall’ingenua ma ispiratissima geografia marziana, così come dalla sua grande varietà di razze e creature. Le dinamiche, semplici e da grande racconto di avventura, funzionano senza incepparsi e più volte rimaniamo stupiti dalla immaginificità degli scenari. Una romanticheria ruvida e semplice poi, da principessa in pericolo e da cavaliere che corre in suo aiuto, mira a sospendere la nostra incredulità. Ammicca a Star Wars, ammicca a Indiana Jones e non si tira mai indietro, anche quando c’è da esagerare.
Se però accendiamo il cervello più di quello che dovremmo un pochino le trame iniziano a non essere così scintillanti. Il film indugia troppo su spiegazioni politiche della situazione marziana e così facendo scopre il fianco a critiche inevitabili sulla poca consistenza delle motivazioni, delle strategie e delle logiche stesse di alcuni personaggi fondamentali. Sopra tutti gli altri, i Tern. Lo stesso John Carter, a conti fatti, saltella tra un ‘non è affar mio’ a un ‘interverrò per rovesciare l’equilibrio geopolitico di tutto Marte’. Così come nel finale, ancora, i Tern si dimostrano sprovveduti per essere immortali che tessono trame dall’inizio dei tempi.
Trasversalmente ai due metri di giudizio di cui sopra abbiamo personaggi che sono tutti al loro posto e nel complesso hanno una loro coerenza. E dialoghi asciutti e didascalici, figli legittimi di uno stile senza troppi fronzoli.

Il giudizio finale, quindi, media tra le due vie. Senza accanirsi in cerca di un realismo che non ha forse nemmeno tanto senso pretendere, e senza lasciarsi andare del tutto a un approccio fiabesco, John Carter riesce bene nel suo intento soprattutto mostrando una regia capace e un interessante e nuovo potenziale filone dei figli della Pixar.

di Maico Morellini

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