[Recensioni Film] Star Trek: Into Darkness di J.J. Abrams

Tempo di lettura: 3 minuti

La più grande difficoltà che incontro nell’esprimere un giudizio su ‘Star Trek: Into Darkness‘ (2013) deriva proprio dalla natura stessa del film: è il sequel del più chiacchierato reboot della storia, lo ‘Star Trek’ del 2009, dove Abrams aveva gettato alle ortiche mezzo secolo di continuity caricandosi quindi di un fardello notevole. Perciò, prima di tutto, cosa mi aspettavo?
Dopo aver digerito prima e persino approvato poi la linea narrativa rivoluzionaria messa in scena da Abramas (la distruzione di Vulcano e tutto quello che ne derivava erano stati un durissimo colpo) posso ben dire di essermi rifatto una verginità trekker e per questo il mio approccio a ‘Star Trek: Into Darkness’ iniziava con i migliori intenti. Storie nuove, qualche riferimento alla vecchia serie (TOS) ma nel complesso pronto a essere stupito dalla mano di chi aveva mostrato così tanto coraggio.
Purtroppo la vena impavida di Abrams pare essersi estinta: ‘Into Darkness’ è più un remake de ‘L’Ira di Khan’ che un vero e proprio reboot di uno dei migliori film trekkiani. Senza scendere in tecnicismi che mi hanno fatto storcere il naso (uno sopra tutti l’Enterprise che atterra su un pianeta … NON può farlo, non è costruita per farlo, altrimenti non si spiega il perchè normalmente sia attraccata nello spazio) l’idea generale è che Abrams, per questo film, abbia perso completamente la bussola. Di sicuro la penna di Damon Lindelof, Mr ‘Prometheus‘ (2012), non l’ha aiutatoa costruire una trama solida e originale ma l’impressione è proprio che non ci sia un’idea chiara che faccia da collante al film. E questa mancanza si sente. I principi fondanti di Star Trek sono citati a sproposito (a partire dalla Prima Direttiva, passando per il teletrasporto, calpestando i Klingon e chiosando con un’inedita quanto stucchevole abbondanza di alieni che più si addice al mondo di Star Wars), la trama zoppica creando e affossando personaggi (l’Ammiraglio Marcus e la figlia Carol) che ammiccano alla vecchia continuity frantumata, il politically correct trasuda da e in ogni scena ma sempre rimandando a ‘L’Ira di Kahn’.
In più il tentativo di trekkizzare negli ultimi dieci minuti un film che di trekker ha quasi solo il nome appare proprio come la pacca sulla spalla e l’ennesimo stratagemma per rabbonire i fan più integralisti (io non sono uno di questi, ma a tutto c’è un limite). Per non parlare del povero Leonard Nimoy (il vecchio Spock) che viene tolto dalla criobara all’abbisogna, svilendo l’integrità sua e del personaggio.
Non c’è proprio niente di buono?
No, non ho detto questo. Il film dura più di due ore ma non annoia, scorre via fluido e questo la dice lunga sulle buone doti di Abrams dietro la macchina da presa. Cumberbatch funziona alla grande, sta diventando uno dei miei attori preferiti, e il suo Kahn è molto credibile (sono molto curioso di sentirlo in lingua originale) così come lo Spock di Zacahary Quinto e persino l’Ammiraglio Marcus di Peter Weller (bella prova dell’attore, pessimo personaggio). Le musiche sono molto azzeccate e in generale l’equipaggio dell’Enterprise funziona (a parte il povero Karl Urban e il suo Bones McCoy che è relegato a ruolo di macchietta). Adrenalina ne scorre e fiumi e se anche ci sono pochi scontri spaziali di sicuro non ci si può annoiare. Perciò come film di intrattenimento non ha nulla che non va, anzi. Mi ha diverito e ha tenuto la tensiona narrativa in modo quasi impeccabile. Ma stiamo parlando di Star Trek e da questo marchio mi aspetterei molto di più.
A tal proposito ho l’impressione che l’assenza di una testa di ponte televisiva (nessuna serie tv in corso) contribuisca a caricare i film di tante, troppe aspettative. Per la prima volta da quando è nato il franchise, infatti, gli unici riferimenti trekker nel nostro presente sono le due pellicole di Abrams e questo, evidentemente, si sta dimostrando un grosso limite.
Le ultime note sono proprio su Abrmas. Nei mesi scorsi ho pontificato sul suo compito di riportare Star Wars al cinema e se da un lato questo Star Trek mi ha deluso, dall’altro accende qualcha speranza in più per l’Episodio VII del 2015. Abrams si è dimostrato infatti poco adatto a gestire l’immenso bagaglio tecnico e teorico che undici film e cinque differenti serie televisive (sei con quella a cartoni animati) hanno creato ma pare più a suo agio ragionando di pancia.
Star Wars, da questo punto di vista, potrebbe essere un mondo a lui più affine.

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Comments (2):

  1. Florian

    14 Giugno 2013 at 23:44

    Che dire… mi trovo molto d’accordo con quanto detto nell’articolo, e in due parole riassumerei: “Bel film d’azione, pessimo film di Star Trek.”

    La scelta di scrivere “film d’azione” e non “film di fantascienza” penso la dica lunga su quanta “fantascienza” ci sia nel film.

    “Scazzottate” alla Bud Spencer; Sparatorie degne di un qualsiasi FPS; Situazioni “alla Die Hard”; Inseguimenti alla Indiana Jones; …

    Dell’essenza di Star Trek, della politica/storia ma anche della psicologia, degli ideali e del attento studio che Gene Roddenberry aveva dedicato a Star Trek non c’è traccia se non qualche vago riferimento (sbagliato)…

    Altra cosa… la “coerenza”… Tanto amata da tutti, ma poi, dimenticata quando fa comodo.

    La plancia della USS Enterprise nel film del 2009 era… troppo (per me) quasi un’albero di natale, pieno di pannelli che si erigevano nella plancia tutti belli scintillanti e “futuristici”. Ora, per quanto io abbia sempre criticato quella plancia, ormai il gioco era fatto… Perché ridisegnarla? Perché spariscono quei pannelli? Perché quello che nel primo film era uno schermo ora sembra una vetrata? Ma soprattutto: PERCHÉ’ nel bel mezzo di tutta quella tecnologia Uhura deve ancora azionare degli interruttori del 1800?

    Glisserò sul Millenium Falcon che fa il suo cameo, sui Klingon “sbagliati”, così come non mi soffermerò sulla traduzione del film… “Standby”…

    Insomma, concludo dicendo: Forse Star Wars, sarà un’argomento più affine a JJ, forse (FORSE) un po’ meno complesso psicologicamente o magari con un po’ meno di “canon” da non rispettare, ma personalmente, fossi un fan della saga di Lucas, tremerei…

  2. Maico Morellini

    15 Giugno 2013 at 14:29

    Belle considerazioni Florian, belle davvero.
    Ho cercato di valutare Into Darkness solo per quello che è, slegandolo da tutto quello che so e che amo di Star Trek, ma alla fine non credo nemmeno sia giusto. E’ Star Trek e deve il suo successo e il suo pubblico proprio a queste due parole: mi sembra il minimo che le tenga in grande considerazione.
    Tra l’altro in diversi punti strizza l’occhio a a Star Wars: il combattimento tra Khan e Spock assomiglia tantissimo al finale di Episodio III, su Mustafar.
    Un pochino tremo, anche perchè Abrams si sta rivelando un po’ troppa macchinoso e poco sincero, ma sono un inguaribile ottimista! 🙂

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