Recensioni Film – ‘Transformers 3’ di Micheal Bay

Tempo di lettura: 2 minuti

Detto senza facili intenti polemici, credo che fare una recensione dettagliata di questo film sia piuttosto inutile. Mi limiterò a dire che si tratta, a mio sindacabilissimo avviso, della peggiore pellicola di Micheal Bay (e a scanso di equivoci, ho adorato ‘The Rock‘, perciò non ce l’ho con l’action movie estremo a priori). A parte qualche nota conclusiva a margine di questo breve pezzo, c’è però un’interessante deriva che mi pare degna di nota. Qualche giorno fa ho recensito ‘Battleship‘ e devo dire che vedere ‘Transformer 3’, uscito invece nel 2011, mi ha aperto gli occhi a quella che forse è un’ovvietà: la Hasbro, legata alla produzione di entrambe le pellicole, ha in pratica brevettato uno svolgimento fisso nello sceneggiare ‘action alien movie’. Lo schema è più o meno questo: una ventina di minuti iniziali nei quali si cerca (in modo solitamente poco efficace) di tratteggiare una trama di massima che dia un senso più alto a quello che vedremo in seguito. La preparazione più o meno articolata dei fuochi di artificio, e poi blocco di almeno un’ora e mezza nel quale veniamo piacevolissimamente rimpinzati di botti, azione e fuochi. Tipicamente nei primi venti minuti, e a sprazzi più o meno discontinui, fa capolino la bellona inespressiva di turno impegnata in attività tra l’eroico e il visagistico (con tanto di love story improbabile).
Pare che questo schema sia funzionale e brevettato, e soprattutto trasversale al regista. Ma, purtroppo, in alcuni casi funziona peggio che in altri.
E a tal proposito, torniamo a ‘Transformers 3’. Dopo un inizio persino promettente (con una rivisitazione ucronica dell’allunaggio datato 1969) il film degenera di brutto trascinandosi lungo e faticoso e agganciando l’uno all’altro blocchi narrativi che sembrano assolutamente slegati. Certo, gli effetti speciali sono di livello, ma dopo Jurassic Park ho smesso di stupirmi per la loro qualità. La storia poi, quando non scoppiano palazzi e non esplodono veicoli, non sa bene da che parte andare. Collaborazionismo umani alieni, transformers ridicoli, dialoghi zoppicanti (solo John Turturro mantiene il suo carisma) e soprattutto uno sceneggiatore che si accorge di non aver fatto fare assolutamente nulla alla bella senz’anima Rosie Huntington-Whiteley e quindi decide di renderla protagonista di una geniale tranello verbale con Megatron degno del migliore Jago.
Insomma, due ore e quaranta faticose di fronte alla quali dico: viva Battleship. Viva, viva e viva.

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