[Recensioni Film] ‘X-men: giorni di un futuro passato’ di Bryan Singer

Tempo di lettura: 3 minuti

VOTO:★★★★★

Un anno e qualche mese fa, quando si diffuse la notizia che Bryan Singer si sarebbe messo dietro la macchina da presa per un nuovo film degli X-Men, mi ero lasciato andare aentusiastiche previsioni. Sono orgoglioso di annunciare che molte delle mie idee sono state smentite perchè quel demonio di Singer è riuscito a confezionare una pellicola oltre le mie aspettative. ‘X-Men: giorni di un futuro passato’ è IL film sugli uomini X per eccellenza. Non solo. E’ uno dei più riusciti film supereroici corali di tutti i tempi.
La trama, anche se con importanti rimaneggiamenti, si ispira al fumetto pubblicato nel 1981: nel futuro i mutanti non se la passano affatto bene. Le Sentinelle, robot inventati da Bolivar Trask, hanno sterminato quasi completamente il gene-x precipitando il mondo in un regno di terrore. Compito di Wolverine è viaggiare nel passato (con lo stesso stratagemma fumettistico del viaggio nel tempo che mette al sicuro da qualche rischio spazio-temporale) e impedire l’omicidio di Bolivar Trask per mano di Mistyca in modo da non fomentare l’odio verso i mutanti che culminerà, decenni dopo, con la tirannia delle Sentinelle. Per farlo dovrà riunire il Professor X e Magneto, mai così lontani dopo i fatti narrati in X-Men: First Class (2011), dimostrando di essere un Wolverine molto diverso dal suo omonimo passato.
Diverse cose mi hanno entusiasmato di questo film. La prima è la resa visiva dei poteri degli X-Men del futuro e la loro sinergia nel combattimento. Blink è pura poesia, Warpath rende fede al suo nome e Alfiere, seppure ridotto a un ruolo piuttosto marginale, è esattamente il guerriero descritto nei fumetti. Fare un film corale come quello degli X-Men dando spazio a tutti in modo equo non è semplice e anzi, è un esperimento unico nel suo genere: Singer lo fa a meraviglia.
La seconda cosa è il legame con X-Men: First Class. Singer da dimostrazione di grande umiltà. Gli X-Men cinematografici sono una sua creatura eppure rispetta il lavoro di Matthew Vaughn e lo completa creando un sequel equilibrato e per niente chiassoso.
La terza è il riassestamento credibile, funzionale e PERFETTO di una continuity stuprata dal mal riuscito X-Men:Conflitto Finale (2006). Per una volta tutto regge e il viaggio nel tempo non lascia con quella sensazione di approssimata incertezza.
La quarta è qualcosa che va ben oltre il film. C’è una nuova classe di registi a Hollywood e dintorni. Ne cito i massimi esponenti: Singer, Snyder, Nolan, Edwards. Si tratti di giovani talentuosi, quasi tutti nati nella seconda metà degli anni sessanta o nei primissimi anni settanta che stanno crescendo insieme in un modo impensabile. Che si contaminano potenziando le loro capacità con una sanissima mutazione creativa. La lunga e STUPENDA sequenza di Quicksilver (un Evan Peters che dopo American Horror Story è in perenne stato di grazia) nelle prigione di Magneto risente, in senso positivo, della mano di Zack Snyder. Musica e immagini che unite insieme sono ben più della somma delle due parti. L’intelligenza narrativa che non lascia spazio a buchi o approssimazioni, ma che fa della coerenza una colonna portante, è tipica di Nolan. Questi ragazzi si ascoltano, si vedono, si metabolizzano e riescono a migliorare il loro modo di fare cinema.
Unica nota negativa: il doppiaggio italiano. Per una volta la nostra blasonata scuola non è all’altezza del compito che gli viene affidato e questo è un vero peccato (di poco conto, recuperare il film il lingua originale oggigiorno è una bazzecola).
Concludo questo entusiastica recensione tornando per un secondo sul personaggio di Wolverine. Jackman crede molto nel mutante artigliato e lo ha dimostrato la sua cocciutaggine nel voler interpretare i due spin-off (2009 e 2013) senza dare troppo peso alle severe critiche dei fan. Be’, io credo che Singer sia riuscito a fare in un solo film quello che gli ultimi tre film X non avevano ottenuto: ridefinire un personaggio maturo e plasmato, nella sua grandezza, dall’eccezionalità di Charles Xavier.
E questo, per un amante dei fumetti Marvel quale io sono, è un regalo grandioso.
di Maico Morellini


(considerazioni sull’Apocalittica scena post-credit a breve)

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L’errore della semplificazione

Tempo di lettura: 2 minuti

Mandante morale. Buonismo. Sostituzione etnica. Populismo. Aggiungete quello che volete a questa salva di termini che sono sempre più abusati nel linguaggio comune.
Faccio un passo indietro: la scienza, il metodo scientifico, richiede una forma di semplificazione. I problemi prima di essere risolti devono essere ridotti ai minimi termini perché è dalla semplificazione che si possono trarre il maggior numero di regole generali.
Occam diceva: “A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire” ed è questa massima alla base del famoso rasoio di Occam.

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Oltre il guado – di Lorenzo Bianchini

Tempo di lettura: 2 minuti

VOTO:★★★★☆

Nonostante ne avessi sentito parlare in termini molto positivi già un paio di anni fa dai miei infiltrati al TO Horror Film Fest, recupero con colpevole ritardo questa pellicola di Lorenzo Bianchini e confermo che si tratta di un film davvero interessante. Porta una bella ventata di originalità nell’altrimenti asfittico panorama horror italiano.

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